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Le imprese multinazionali: i soggetti che dominano l'economia mondiale

Informazioni tesi

  Autore: Fabio Caligiore
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi di Siena
  Facoltà: Economia
  Corso: Management e Governance (Direzione e Controllo Aziendale)
  Relatore: Ernesto Screpanti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 158


L'obiettivo del presente lavoro di tesi è quello di osservare i soggetti dominanti dell'economia mondiale, ovvero le imprese multinazionali.
Tali soggetti sono spesso al centro di discussioni tra chi sostiene che siano un bene per lo sviluppo dell'economia globale e chi sostiene che invece siano entità economiche solamente interessate a massimizzare il profitto, anche a costo di svolgere azioni che possono rivelarsi dannose per l'interesse sociale. Di certo le multinazionali sono oggi gli attori principali dei processi decisionali globali, a discapito di chi storicamente ha indirizzato le principali scelte economiche mondiali, ovvero gli stati e le potenti organizzazioni mondiali (principalmente Fondo Monetario Internazionale, Banca Mondiale e WTO) .
La nascita del WTO (World Trade Organization) nel 1995, avente come principale obiettivo la piena realizzazione della globalizzazione commerciale (attraverso l'abbattimento delle barriere protezionistiche e del conseguente aumento graduale del volume del commercio internazionale) ha permesso alle grandi imprese di estendere con più facilità il proprio ambito operativo creando un network commerciale senza precedenti.
Nel primo capitolo ho proposto una ricostruzione dello scenario in cui le multinazionali si sono affermate, cercando di cogliere i tratti salienti del contesto mondiale in cui si sono evolute.
Per i capitoli successivi ho utilizzato i dati messi a disposizione da Fortune Global 500, un'importante rivista americana che dal 1955 classifica annualmente le prime 500 multinazionali al mondo in ordine di fatturato e i relativi dati economici d'impresa; ho deciso di concentrare la mia attenzione sul periodo che intercorre dalla creazione del WTO ad oggi e di analizzare le prime 200 multinazionali, poiché tale numero di imprese contribuisce alla realizzazione del 27% circa del fatturato totale prodotto da tutte le multinazionali al mondo.
Dunque,nel capitolo 2 ho messo in evidenza i dati complessivi (profitti, fatturato, assets, dipendenti, media dipendenti per azienda, rapporto profitti/fatturato) delle prime 200 multinazionali al mondo in ordine di fatturato, attraverso i dati delle edizioni Fortune Global del 1996, 2000, 2004, 2009, 2013. Nei successivi sotto-capitoli (2.1, 2.2, 2.3, 2.4, 2.5) ho classificato le prime 10 multinazionali al mondo in ordine di fatturato, profitti, dipendenti, assets, rapporto profitti/fatturato in base ai dati delle edizioni Fortune Global del 1996, 2004, 2009 e 2013.
Nel capitolo 3 ho analizzato la ripartizione dei paesi di appartenenza delle prime 200 multinazionali, attraverso i dati di Fortune Global edizioni 1996, 2000, 2004, 2009 e 2013, riscontrando nelle prime 3 rilevazioni la presenza totale di imprese americane; nelle rilevazioni del 2009 e del 2013 l'elenco dei paesi in cui risiedono le top 200 è piuttosto variegato, con interessanti variazioni anche tra questi due anni.
Nel quarto capitolo ho raggruppato le prime 200 multinazionali all'interno di 15 settori di appartenenza, ponendo l'attenzione sia sulle variazioni all'interno di ogni settore che sui cambiamenti tra un settore e l'altro, nei diversi anni di riferimento (edizioni Fortune Global del: 1996, 2004, 2009, 2013).
Nel capitolo 5 ho voluto mettere in risalto l'interessante scoperta, ad opera di alcuni studiosi dell'ETH di Zurigo, riguardante articolati collegamenti tra le proprietà azionarie delle più importanti multinazionali al mondo.
Infine, nel capitolo 6 ho rielaborato le prime due sezioni di uno studio presentato dalla divisione Ricerche & Studi di Mediobanca sui conti aggregati delle multinazionali più importanti tra il 2002 e il 2012.
Concludendo, il processo di globalizzazione moderna è stato accompagnato da una crescita davvero importante delle imprese multinazionali e nonostante il perdurare della crisi economico-finanziaria scoppiata negli ultimi anni, tali giganti dell'economia non sembrano arrestare la loro espansione.

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    8     1  –  Le  imprese  multinazionali:  definizioni,  origini  storiche  e  profili  di   crescita       La  globalizzazione  e  la  liberalizzazione  del  commercio  che  si  stanno  compiendo  da  circa   20  anni   hanno  fatto  emergere  dei  soggetti   nello  scenario   economico  mondiale   che   sembrano  in  grado,  attraverso  il  loro  potere  economico  e  non  solo,  di  sovrastare  sia  g li   Stati,  sia  le  organizzazioni  più  importanti  come  Banca  Mondiale  e  Fondo  Monetario   Internazionale:  queste  sono  le  imprese  multinazionali.   Non   è   semplice   fornire   una   definizione   univoca   di   impresa   multinazionale;  come   riportato  da  Muchlinski 1 ,  il  primo  a  fornire  una  definizione  di  multinazionale  fu  David  E   Lilienthal  che,  nell’aprile  del  1960,   consegnò  una  relazione  al  “  Carnegie  Institute  of   Technology”    pubblicata  sotto  il  titolo  “The  Multinational  Corporation”  (MNC)  ,  nella   quale  Lilienthal  definì   queste  ultime  come  imprese  le  quali  avevano  la  loro  casa  madre   in  un  paese,  ma  che  operavano  e  vivevano  subordinate  alle  leggi,  usi  e  cost umi  di  un   altro  paese.                       Comunemente  infatti,  in  ambito  economico,  per  impresa  multinazionale  si  intende   un’entità  economica  che  organizza  la  propria  produzione  in  almeno  2  paesi  attraverso   Investimenti   Diretti   Esteri   (IDE),   i   quali   possono   essere   realizzati   o   per   mezzo   di   acquisizioni  di  attività  economiche  già  esistenti,  trasformandole  dunque  in  proprie   affiliate   (Brownfield),   o   tramite   la   creazione   di   nuove   attività   d’impresa,   cioè   l’acquisizione   da   parte   della   casa   madre   di   un’azienda   ex   novo   al l’estero   e   il   conseguente  avvio  della  produzione  (Greenfield);  inoltre,  relativamente  ai  legami  che   possono  esistere,  viene  comunemente  definita   controllata  l’impresa  operante  in  un   paese  estero  di  cui  la  multinazionale  controlla  tra  il  10  e  il  50  %  del  capitale  azionario,   mentre  è  detta  filiale  quella  di  cui  la  multinazionale  controlla  più  del  50  %  delle  azioni.   Più   precisamente ,   volendo   richiamare   definizioni   più   tecniche   sulle   multinazionali,   secondo  il  paragrafo  1.3  delle   Linee  Guida  Ocse  “trattasi  solitamente  di  imprese  o  altre                                                                                                                             1   Muchlinski  P.  T.,  1999.   2   Bain  J.S. ,  1956.     3   Hymer  S.H. ,  1974  e  1976.   4   Chandler  A.D. ,   1962.     5   Barba-­‐Navaretti,Venables,  2006,  pag.  11 -­‐12.  

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