Hacktivismo: un difficile bilanciamento fra diritto di informazione e illegalità

La presente tesi di laurea si propone di esaminare la nascita, lo sviluppo e gli esiti del contrasto che si verifica, nel campo delle nuove tecnologie e di Internet, fra il diritto di informazione nella sua nuova veste “digitale” e i diversi ordinamenti giuridici nazionali.
Si illustreranno quindi le nuove forme di attivismo politico che sono nate in questo ultimo decennio e come queste siano state affrontate sul terreno normativo, giudiziario e tecnologico dai governi. L’argomento offrirà molti spunti di riflessione, rivelando gli aspetti controversi di una questione più che mai attuale, che vede coinvolta anche la giurisprudenza, impegnata a colmare con decisioni interpretative le lacune di un sistema normativo inadeguato , che sembra non essere mai stato in grado di comprendere pienamente il fenomeno digitale. Concluderemo quindi constatando come la maggior parte degli ordinamenti giuridici nazionali falliscano nell’arduo compito di bilanciare la tutela della libertà di informazione con quella degli interessi privati e pubblici presenti, in misura via via crescente, nel web.

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  5 PREFAZIONE La presente tesi di laurea si propone di esaminare la nascita, lo sviluppo e gli esiti del contrasto che si verifica, nel campo delle nuove tecnologie e di Internet, fra il diritto di informazione nella sua nuova veste “digitale” e i diversi ordinamenti giuridici nazionali. Si illustreranno quindi le nuove forme di attivismo politico che sono nate in questo ultimo decennio e come queste siano state affrontate sul terreno normativo, giudiziario e tecnologico dai governi. Nel far ciò non si potrà che far partire l’analisi dai principi dell’etica hacker, che costituiscono il patrimonio genetico delle moderne forme di hacktivismo. Questo è infatti il momento in cui nasce la diffidenza verso l’autorità concepita in senso lato e si genera quell’idea di informazione che deve essere necessariamente libera per poter svolgere la sua funzione benefica in tutti gli ambiti della società. L’argomento offrirà molti spunti di riflessione, rivelando gli aspetti controversi di una questione più che mai attuale, che vede coinvolta anche la giurisprudenza, impegnata a colmare con decisioni interpretative 1 le lacune di un sistema normativo inadeguato 2 , che sembra non essere mai stato in grado di comprendere pienamente il fenomeno digitale. Concluderemo quindi constatando come la maggior parte degli ordinamenti giuridici nazionali falliscano nell’arduo compito di bilanciare la tutela della libertà di informazione con quella degli interessi privati e pubblici presenti, in misura via via crescente, nel web. La delicatezza della questione risulterà alla fine molto chiara. La nostra stessa Costituzione garantisce il diritto all’informazione quale strumento attuativo di quelle finalità cui essa stessa dichiaratamente tende, elevandolo al rango di principio fondamentale costituzionalmente garantito che, anche senza essere espressamente previsto 3 , trova il suo riconoscimento nell’intero sistema costituzionale. In poche parole, l’informazione libera si conferma come strumento essenziale per dar voce a tutti gli altri diritti, ecco perché una sua eccessiva compressione non può e non deve essere accettata. 1 Che si pongono in contrasto col principio di legalità penale sancito dall’art.1 c.p. e art.25 Cost. 2 Vedremo come questa inadeguatezza si palesi nei tentativi dei legislatori di assimilare le nuove condotte “tecnologiche” a fattispecie preesistenti, ovvero nella previsione di nuove norme (o circostanze aggravanti) sproporzionate in termini di pena. 3 Si veda la sentenza della Corte Costituzionale n.420 del 7 dicembre 1994.

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Luca Piscaglia Contatta »

Composta da 192 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.