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La Resistenza Etiope. Dalla caduta alla riconquista di Addis Abeba (1935-41)

Informazioni tesi

  Autore: Francesco Angelucci
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Alessandro Volterra
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 73

In appena sette mesi, dall’ottobre ’35 al maggio ’36, l’esercito dell’Italia fascista ebbe ragione del poco addestrato esercito dell’imperatore d’Etiopia. Con legge organica del 1 Giugno 1936 venne creata l’Africa Orientale Italiana che comprendeva oltre all’Etiopia anche Eritrea e Somalia. Al governo dell’A.O.I. fu posto un vicerè, con poteri civili e militari, alle cui dipendenze lavoravano i governatori delle regioni, sebbene la gerarchia dei poteri sia notevolmente intricata per la volontà del Ministero delle Colonie di controllare direttamente da Roma la gestione delle colonie, intervenendo sulle più minute questioni ed entrando in contrasto con l’allora vicerè Graziani. Tale ambiguità nella struttura del potere porterà ad i primi contrasti in materia della sottomissione dei capi indigeni, ai quali da Roma non si vorrebbe lasciare spazio ma sui quali invece il generale vorrebbe appoggiarsi per il controllo del territorio. In particolare si evidenziarono ras Immiru, nominato reggente dal negus, i fratelli Kassa, figli dell’importante ras Kassa amico fedele del negus, ed infine ras Desta, ognuno dei quali conduceva una parte dell’esercito imperiale.
Al termine della battaglia furono catturati e fucilati l’abuna Petros e molti giovani cadetti.
Quasi contemporaneamente a questi eventi, nella regione del Goggiam situata in un’ansa del Nilo azzurro, aveva sede il governo provvisorio lasciato da Hailè Selassiè in attesa di una definizione dei destini del suo paese. Non solo, da Roma venne l’ordine di radere al suolo tutti i villaggi che erano stati teatro delle operazioni. Durante questo primo periodo del suo mandato, il vicerè, generale Graziani, tentò di attuare una politica meno oppressiva nei confronti della popolazione, anche per smentire le voci del suo feroce comportamento in Libia. Si procedette quindi alla distruzione del luogo sacro e alla fucilazione dei giovanissimi diaconi che lì venivano educati. Per cui anche geograficamente la rivolta interessò le regioni del Goggiam, Beghemder, Scioa, Tigrè e Gondar, prevalentemente amhara, dove si rifugiarono coloro che si erano salvati dall’eccidio seguito al attentato a Graziani. I racconti del massacro di Adds Abeba fecero da detonatore per l’esplosione delle ribellioni che terranno occupate le truppe italiane fino al finire della guerra. La prima rivolta significativa si ebbe con il dejacc Hailù Chebbedè nel Lasta, che riuscì a tenere impegnate le truppe italiane dall’agosto al settembre del ’37 fino al decisivo intervento del vicerè che, prendendo il comando delle operazioni, vi inviò un massiccio contingente che catturò e giustiziò il capo ribelle i cui resti furono esposti come monito ai ribelli. Nell’agosto 1939 il generale Wavell, che aveva il controllo delle forze in tutto il Medioriente affidò l’incarico di questi contatti al colonnello Sandford, già console inglese ad Addis Abeba ed amico e consigliere del negus. Inoltre il generale Nasi ottenne di poter riportare ras Hailù nel Goggiam, suo antico governatorato dove la sua famiglia godeva della stima della popolazione, raffreddando gli animi di molti capi ribelli meno legati al negus di quanto non lo fossero al proprio ras. Scortando il negus nel Goggiam la missione avanzò lentamente contro la strenua resistenza delle armate italiane e l’incerto appoggio dei capi ribelli, divisi anche dalle loro diatribe personali. Il ruolo secondario affidato alla Gideon Force fece sì che fosse l’esercito del generale Cunnigham ad entrare per primo in Addis Abeba, il 6 aprile 1941. Nello stesso giorno il negus dovette accontentarsi di entrare a Debra Markos, capitale del Goggiam.

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5 Introduzione “... Even in the 20th century with faith, courage and a just cause David will still beat Goliath”-Haile Selassie I La tesi propone un breve excursus cronologico sugli eventi che hanno l’evolvere dei rapporti fra la popolazione etiope e l’invasore italiano negli anni che vanno dal 1935, anno dell’invasione italiana, al rientro del negus Haile Selassie I in Addis Abeba il 5 maggio 1941 con il sostegno dell’esercito inglese. In particolare la mia ricerca si occupa del fenomeno della resistenza etiope e della sua repressione da parte italiana, concentrandosi sui principali autori che hanno trattato questi temi nella storiografia italiana ed inglese, mancando traduzioni dei testi accademici scritti da etiopi sull’argomento. I rapporti fra gli italiani e le loro colonie hanno potuto essere affrontati con la necessaria serenità e serietà solo recentemente e solo dopo aver superato il muro innalzato dalle renitenze di coloro che avevano vissuto in quegli anni, inoltre quanti si sono confrontati con questi argomenti in Europa, hanno potuto confrontarsi principalmente con la versione europea degli eventi e solo negli ultimissimi anni hanno incominciato ad uscire testi che riportassero il punto di vista etiopico rispetto a quello stesso periodo. Queste difficoltà hanno fatto sì che gli eventi della resistenza etiope appaiano per lo più in posizione marginale rispetto alla più grande storia dell’A.O.I., finendo del tutto oscurati dallo scoppiare della Seconda Guerra Mondiale, tanto che per seguirne gli sviluppi è stato necessario seguire le operazioni militari inglesi contro l’A.O.I. Per questi motivi, partendo dai principali autori che si sono occupati di storia delle colonie italiane in Italia e Inghilterra, la tesi prova a rimettere insieme una breve storia della resistenza e della repressione. Questa ha inizio con la dichiarazione della conquista dell’Etiopia del maggio 1936 che vedrà un primo insorgere della resistenza etiope, soffocata nel febbraio 1937, che però è più che altro un proseguire della guerra fra lo stato etiope e l’Italia. Infatti in questa prima fase i rivoltosi non sono altri che i ras etiopi nel loro ruolo di generali dell’esercito negussita. A questa fase di resistenza “governativa”, cioè legata al vecchio governo del negus, segue una ribellione “popolare” innescata dalle repressioni attuate dal vicerè Graziani che occuperà le forze italiane fino allo scoppiare della guerra e che metterà in seria difficoltà il dominio italiano sulla regione.

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1945
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1935
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