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Il rischio Clinico nella preanalitica di laboratorio; progetto di studio riguardante potenziali criticità durante il trasporto dei campioni dai distretti alla sede centrale

Informazioni tesi

  Autore: Luigi Colitto
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Medicina e Chirurgia
  Corso: Scienze delle professioni sanitarie tecniche diagnostiche
  Relatore: Stefania Morrone
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 60

La tesi ha in oggetto le strategie più opportune di risk management nel nuovo scenario della sanità di riduzione dei costi e della particolare attenzione alle esigenze di bilancio, in un'ottica quindi non solo clinica, ma anche in una prospettiva economico - aziendale, evidenziando l'importanza di contrastare il possibile verificarsi di errori nella sanità e la non procrastinabilità di interventi senza i quali si avrebbero situazioni di rischio in grado di minare la salute del paziente, nonché danni economici all'azienda.

Il presupposto fondamentale della gestione del rischio clinico è che la maggior parte dei rischi sono prevedibili e prevenibili, per cui in questo lavoro sono descritti i vari tipi di errori possibili, gli eventi sentinella, eventi avversi e la classificazione della gravità e rilevabilità degli errori stessi.

Si parte dai primi studi internazionali e nazionali sul rischio clinico per arrivare allo stato dell'arte attuale italiano, approfondendo anche gli aspetti normativi che lo riguardano e le principali criticità e limiti di un sistema in continua evoluzione. Per poter comprendere questa trasformazione si fa chiarezza sui concetti e modelli teorici che stanno alla base della moderna gestione del rischio clinico (FMEA e RCA in particolare), i quali vengono applicati nella seconda parte dell'elaborato ad uno studio in corso presso il laboratorio analisi di Mestre (ULSS 12 veneziana),dimostrando come un adeguato aggiornamento sulla complessa materia del risk management da parte degli operatori e una buona politica aziendale possano favorire una diminuzione del rischio clinico parallelamente ad una riduzione dei costi ospedalieri.

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III Introduzione Il sistema sanitario è un apparato complesso in cui interagiscono molteplici fattori, eteroge- nei e dinamici, tra cui si cita la pluralità delle prestazioni sanitarie, delle competenze specialisti- che, dei ruoli professionali, tecnico-sanitari ed economico-amministrativi e l’eterogeneità dei processi e dei risultati da conseguire. Il risultato di queste dinamiche porta tutto il sistema a do- ver sostenere il peso di un elevatissimo rischio di errore che si sviluppa fin dai più routinari processi aziendali. Tra le maggiori cause di errore si possono annoverare: -Crescente complessità delle scienze e della tecnologia; -Crescente numero di “atti medici” per unità di tempo; -Aumento delle patologie croniche; -Incapacità di utilizzare pienamente la tecnologia informatica; -Scarsa progettazione organizzativa dei sistemi deputati ad erogare l’assistenza; Dal momento che in ogni organizzazione complessa l’errore e la possibilità di un incidente non sono eliminabili, devono essere utilizzati tutti gli strumenti possibili perché siano per lo meno controllabili, inoltre poiché questi processi elencati non sono uniformi e le criticità che emergono sono spesso connesse a pratiche e contingenze locali, l’individuazione delle azioni di miglioramento non può prescindere dalla specificità dei casi, delle singole ASL, delle singole Unità operative. Per molti anni si è tentato di trasferire in sanità le procedure di sicurezza progettate per gli altri settori, ma al contrario di essi, caratterizzati da una impronta prevalentemente “meccanici- stica”, in quello sanitario prevale il “fattore umano”, nel contempo risorsa e criticità. Infatti è impossibile trovare attività umana caratterizzata dall’assenza di incertezza o rischio; soltanto le scienze pure sono esenti da questa precarietà. Vanno pertanto progettati specifici modelli di controllo del rischio clinico, con l’obiettivo di prevenire il verificarsi di un errore e, qualora questo accada, contenerne le conseguenze. Ne di- scende, però, che l‘implementazione di metodiche proprie di altre realtà industriali contribuisce a diffondere tra gli operatori sanitari la cultura del blame game 1 ; la diffidenza, l‘omertà, la paura di biasimo e di punizione per chi segnala un evento avverso. La strategia vincente invece è quel- la di promuovere la cultura dell’apprendimento, imparare dagli errori commessi e cercare di non ripetere le circostanze che hanno portato a sbagliare, superando finalmente la cultura della colpevolizzazione. Il medico, senza questo approccio, infatti rischierebbe di allontanarsi da ciò che è nell‘esclusivo interesse del paziente, per indirizzare le sue decisioni diagnostico- terapeutiche verso situazioni al riparo dal rischio di eventuali danni personali e\o professionali (medicina difensiva) . Tutto questo ha un impatto devastante non solo sui costi complessivi a carico dei sistemi sanitari nazionali e della collettività ma soprattutto su una ulteriore riduzione 1 Amalberti R., Wioland L., 1 997. Human error in aviation Proc. Int. Aviation Safety Conf., VSP, Utrecht

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Parole chiave

fmea
rischio clinico
risk managment

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