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Senza lavoro e senza studio: i giovani Neet

Questo lavoro intende analizzare il fenomeno dei giovani non occupati, né inseriti in un percorso di studio o formazione (secondo l’ormai noto acronimo, i Neet, Not in Education, Employment or Training), che ormai coinvolge due milioni e 250 mila giovani (il 23,9%). L’articolazione dei capitoli è quella che segue.
Il primo capitolo verte sull’analisi del processo di transizione demografica e sociale (noto come Seconda Transizione Demografica) che ha determinato rilevanti cambiamenti nelle modalità di formazione della famiglia (il prolungamento della permanenza dei giovani nella famiglia d’origine, la riduzione del numero dei matrimoni, la diminuzione della natalità e l’aumento dei divorzi).
Il secondo capitolo sposta invece l’attenzione sulla formazione scolastica e l’accesso al mercato del lavoro dei giovani durante la crisi economica. Per quanto riguarda la dimensione formativa, verranno esaminati i tassi di partecipazione scolastica dei giovani, i livelli di istruzione raggiunti nel nostro paese, le percentuali di diplomati e laureati, i livelli di competenza degli studenti e i tassi di abbandono scolastico. Per quanto riguarda l’accesso al mercato del lavoro, invece, verranno analizzate le difficoltà derivanti dalla concentrazione dei giovani nell’area dei lavori atipici (un’elevata insicurezza occupazionale, associata nella gran parte dei casi a bassi livelli retributivi, limitate prospettive di carriera, poca formazione sul lavoro, scarse tutele e una debole protezione sociale). Verranno inoltre analizzati i tassi di disoccupazione e di inattività della popolazione giovanile e le percentuali di quanti, di fronte all’emergere di tali condizioni, decidono di lasciare il nostro paese ed emigrare all’estero, dove le chance occupazionali offerte sono più vantaggiose, sia in termini di tipologie contrattuali che di retribuzioni percepite.
Il terzo capitolo analizza, invece, gli effetti della crisi economica sulle pratiche quotidiane, in particolare sui consumi, e il sostanziale aumento della quota di Neet, i giovani che non studiano e non lavorano. Per quanto riguarda gli effetti della crisi sui consumi, verranno riportati i dati Istat e Coldiretti che hanno rilevato il cambiamento nei comportamenti d’acquisto che, a partire dal 2007-2008, hanno interessato molte famiglie.
Per quanto riguarda, invece, l’aumento dei giovani che non studiano e non lavorano, verranno approfondite le diverse definizione dei Neet date da ciascun paese e dalle istituzioni statistiche internazionali. Verranno inoltre esaminati i diversi fattori che possono incidere sulla probabilità di diventare Neet in Italia (quali ad esempio le difficoltà di inserimento nel mercato del lavoro soprattutto per i giovani con bassi livelli d’istruzione, lo skill mismatch per le persone con titoli di studio elevati, e l’inattività che coinvolge molti giovani in particolare nelle fasi iniziali di ingresso nel mercato del lavoro). Infine, verranno riportate le principali politiche adottate dal Regno Unito per ridurre il numero dei Neet, e le strategie di riduzione suggerite invece dalla Commissione europea.
L’ultimo capitolo presenta invece un’incursione empirica nella vita dei Neet, che ha consentito di dare risposta a una serie di interrogativi. In particolare, si è cercato di rilevare quanto la scuola, il mercato del lavoro e il contesto socio-economico di provenienza incidano sulla probabilità di entrare a far parte del gruppo dei giovani che non studiano e non lavorano.

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3 INTRODUZIONE Questo lavoro intende analizzare il fenomeno dei giovani non occupati, né inseriti in un percorso di studio o formazione (secondo l’ormai noto acronimo, i Neet, Not in Education, Employment or Training), che ormai coinvolge due milioni e 250 mila giovani (il 23,9%). L’articolazione dei capitoli è quella che segue. Il primo capitolo verte sull’analisi del processo di transizione demografica e sociale (noto come Seconda Transizione Demografica) che ha determinato rilevanti cambiamenti nelle modalità di formazione della famiglia (il prolungamento della permanenza dei giovani nella famiglia d’origine, la riduzione del numero dei matrimoni, la diminuzione della natalità e l’aumento dei divorzi). Per quanto riguarda la permanenza dei giovani in famiglia, viene riportato il dibattito tra gli autori che sostengono con forza le ragioni di ordine culturale legate alla presenza del familismo nella società italiana (Reher, 1998; Dalla Zuanna, 2001; Micheli, 2003) e chi, invece, pone l’accento su ragioni di ordine materiale, legate non solo al problema del reperimento di un impiego, ma anche agli elevati costi delle abitazioni e all’assenza di forme di sostegno al reddito per chi è senza lavoro (De Luigi, Rizza, 2011). Accanto alla prolungata permanenza dei giovani presso la famiglia d’origine, verranno analizzati i cambiamenti, connessi al secondo processo transizionale, che hanno invece riguardato l’istituzione matrimoniale (la diminuzione del numero dei matrimoni, la posposizione dell’età alle prime nozze e la riduzione della durata media delle unioni). Successivamente verranno affrontati la tematica relativa al calo delle nascite, quindi lo spostamento della maternità verso età più avanzate, ma anche l’aumento dell’instabilità coniugale, che hanno contributo a definire i caratteri della Seconda Transizione Demografica. Tuttavia, come si vedrà, la tendenza all’“allungamento della giovinezza” tende ad assumere tratti diversi all’interno dei diversi paesi dell’Europa occidentale poiché l’intervento dello Stato, insieme ai sistemi educativi e alle culture familiari, strutturano le diverse modalità di ingresso nella vita adulta. Il secondo capitolo sposta invece l’attenzione sulla formazione scolastica e l’accesso al mercato del lavoro dei giovani durante la crisi economica. Per quanto

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Sociologia

Autore: Alessia Penna Contatta »

Composta da 159 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.