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La disciplina dell'insolvenza civile: profili di diritto interno e comparato.

Informazioni tesi

  Autore: Carolina Spezzano
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi di Salerno
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Giovanni Capo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 204

Il dibattito sulla necessità di introdurre nel nostro ordinamento una procedura di regolazione dell’insolvenza civile, da affiancare alle procedure concorsuali esistenti destinate agli imprenditori commerciali, si è intensificato negli ultimi anni in ragione del progressivo indebitamento di soggetti privati e famiglie, derivante dal ricorso crescente e sistematico al credito al consumo, caratterizzato, a sua volta, dalla destinazione di flussi reddituali futuri al rimborso del debito. In particolare, si è recentemente affermata l’esigenza di offrire ai soggetti privati una forma di esdebitazione in tutti i casi di sovraindebitamento, ossia nei casi in cui le obbligazioni contratte eccedano le oggettive capacità di rimborso. Nella prima parte di questo studio, si affronta, dunque, il problema del sovraindebitamento, che in Italia è stato disciplinato dalla legge n.3 del 27 gennaio 2012. Vengono indicate le ragioni che hanno portato il legislatore italiano all’adozione di una legge che regolamentasse specificamente l’insolvenza civile. Tale questione è stata affrontata da tempo da altri Paesi occidentali a cui l’Italia ha dovuto necessariamente allinearsi. Il fenomeno del sovraindebitamento richiama il tema annoso, trattato in questa prima parte,del differente trattamento riservato, nel nostro ordinamento, al debitore civile e al debitore commerciale nei casi di insolvenza. Sull’argomento viene fatto un confronto con altri sistemi giuridici. Viene analizzato il significato che è stato attribuito al termine "insolvenza" nel corso del tempo, fino a giungere al senso che si dà attualmente a tale espressione. Si parla della manifestazione dell’insolvenza e dei suoi effetti. Si analizzano insieme, poi, i concetti di insolvenza, crisi e sovraindebitamento, per comprendere quali siano le differenze e la affinità tra questi fenomeni. Infine, ci si concentra sulle cause del sovraindebitamento, inteso come fenomeno multifattoriale e disomogeneo, e sulle diverse forme che esso può assumere (sovraindebitamento attivo, passivo e differito).
Nella seconda parte, si ripercorre il travagliato iter di formazione della legge 3/2012. Si parte da un’analisi della riforma del 2005, della legge fallimentare, per coglierne meriti e limiti. Ci si concentra sul disegno di legge S.307, presentato dal Senatore Centaro, avente ad oggetto "Disposizioni in materia di usura e di estorsione, nonché di composizione della crisi da sovraindebitamento". Quest’ultimo provvedimento, giunto all’esame del Parlamento , è stato approvato, dopo aver subito modificazioni che resero necessario un ulteriore intervento del Senato (AS.307-B). Il lungo iter si è concluso con l’emanazione della l.3/2012 sulla composizione della crisi da sovraindebitamento, la quale rappresenta un novum assoluto per l’ordinamento italiano. La l.3/2012 è intervenuta per porre rimedio alle sempre più diffuse situazioni di indebitamento dei soggetti privati ed enti collettivi, i quali non possono accedere alle procedure concorsuali, e ai quali viene data la possibilità di stipulare un accordo con i creditori per la ristrutturazione dei debiti. La giusta attenzione riceve il d.l. 179/2012 che ha profondamente riformato la disciplina; in particolare, si parla di alcune modifiche, apportate dall’art. 18 del decreto sopracitato, che meritano apprezzamento, poiché incidono su fattori che rischiano di compromettere l’efficienza dell’intera disciplina. Si individua la vera novità della riforma : la previsione di una procedura denominata "piano del consumatore". Vengono indicati i presupposti per l’accesso della procedura in esame e vengono analizzate le fasi della stessa.
Nell’ultima parte del lavoro, si svolge un’opportuna analisi comparativa con altri ordinamenti, per comprendere il trattamento riservato al debitore persona fisica nelle differenti esperienze giuridiche di altri Paesi. In materia di sovraindebitamento, la Commissione delle Comunità Europee ha, da tempo, sollecitato gli Stati membri a predisporre strumenti giuridici che siano in grado di risolvere il problema del debito, in una realtà economica e in un contesto sociale in cui l’utilizzo del credito ha assunto un ruolo essenziale. Il nostro legislatore, volgendo l’attenzione al contesto internazionale e europeo, ha raccolto le varie istanze e si è uniformato agli altri ordinamenti, i quali già da tempo si preoccupano di disciplinare la composizione della crisi da sovraindebitamento. In Europa non esiste un approccio uniforme al problema del sovraindebitamento, e questo lo dimostra la varietà di fonti in cui è stata inserita la disciplina. Tuttavia, una costante è ravvisabile nella considerazione del sovraindebitamento come problema sociale piuttosto che come fallimento del mercato. Il debitore non è visto, dunque, solo come attore del mercato, ma come persona inserita in una rete di relazioni.

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1 PREMESSA La disciplina del sovraindebitamento del c.d. debitore civile, prevista dalla Legge n.3 del 27 gennaio 2012, rappresenta un novum assoluto per l’ordinamento italiano. Questa disposizione ha colmato quel vuoto normativo lasciato dalla riforma delle procedure concorsuali del 2005, rimediando al ritardo dell’Italia, in questo campo, rispetto ad altri Paesi. Con la riforma del 2005 è stato eliminato uno degli aspetti sanzionatori previsti dalla l.fall. del 1942 e aggiunto, in favore del fallito persona fisica, la possibilità di esdebitazione (art.142 e ss. l.fall.). Tale procedura si sostanzia nel riconoscimento, alla persona fisica, del diritto alla cancellazione di tutti i debiti non soddisfatti dalla liquidazione dell’attivo, e della possibilità di un nuovo “fresh start”, all’esito di un giudizio di meritevolezza e fattibilità. Sebbene la riforma del 2005 abbia previsto, almeno concettualmente, per questi soggetti la possibilità di un “nuovo inizio”, ha messo in evidenza alcuni limiti oggettivi di applicabilità, dovuti, soprattutto, ai requisiti dimensionali previsti dall’art. 1 della l.fall. Non vi è dubbio che le intenzioni del legislatore fossero ottime, ma appare difficile credere che strumenti nati per tutelare le ragioni del creditore, possano rendersi utili a difendere il debitore. Secondo la riforma del 2005, una buona parte dei debitori, dunque, non può beneficiare dell’esdebitazione, pur avendo interesse a mettere a disposizione dei creditori l’intero patrimonio per la liberarsi dai debiti contratti e dall’esecuzione individuale.

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