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Il patrimonio figurativo delle valli di Lanzo. Primi studi

Informazioni tesi

  Autore: Carlotta Pulcher
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Beni culturali
  Corso: Scienze dei beni culturali
  Relatore: Chiara Gauna
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 66

Volendo trattare del territorio lanzese, la mancanza di studi specifici sull'arte delle valli di Lanzo spinge a cercare altre fonti che possano servire ad orientarsi nella quantità di testimonianze artistiche che caratterizza il nostro paese. A svolgere questo ruolo guida sono state le visite pastorali soprattutto grazie alla loro estensione territoriale e temporale, ma tra esse ne è emersa una per la sua attenzione alla qualità artistica del visitato. La visita del 1769 dell'arcivescovo Rorengo di Rorà presenta un'inusuale abbondanza di giudizi sulle pale d'altare delle chiese visitate, soprattutto rispetto alla quasi totale assenza di tali osservazioni nelle altre visite. Nella mancanza di ulteriori punti di riferimento e notata la peculiarità della visita Rorengo, esse è emersa come traccia principale per la conoscenza dei fenomeni artistici del territorio.
Sono stati scelti quindi quattro casi tra quelli che emergevano come i più significativi dalla lettura di tale visita per quantità e qualità del visitato. Le chiese di San Nicolao a Coassolo e Ala di Stura sono casi eccellenti in tal senso, la chiesa dei Santi Filippo e Giacomo di Chialamberto conserva opere su cui Rorengo non esprime solo un giudizio qualitativo ma anche temporale, infine quella di San Martino a Viù pare forse la più prestigiosa delle valli, ma al contrario delle tre precedenti non conserva più nulla di quanto potè vedere l'arcivescovo Rorà. Il tentativo di contestualizzare con ulteriori prove documentarie le opere toccate da tale visita e l'indagine negli archivi locai è risultata poco significativa, sia per lo stato in cui giacciono tali archivi che per la scarsa documentazione trovata.
Il confronto con le opere ancora conservate in loco permette di rilevare come i guidizi positivi del Rorà non si riferiscano a opere di particolare pregio ma solo a quelle di buona esecuzione, la rilevanza artistica di quanto prodotto nelle valli fu dunque modesta.

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1. Introduzione Volendo trattare del territorio lanzese, si riscontra la scarsità degli studi dedicati a questo territorio, tale mancanza, che riguarda anche ricerche specifiche sull'arte delle valli, spinge quindi a cercare altre fonti che possano servire ad orientarsi nella quantità di testimonianze artistiche che caratterizza il nostro paese. A svolgere questo ruolo guida sono state le visite pastorali particolarmente utili soprattutto grazie alla loro estensione territoriale e cronologica: tra il XVI e il XVIII secolo per ben otto volte infatti le valli di Lanzo furono oggetto delle visite pastorali che registrarono in maniera più o meno dettagliata lo stato delle chiese del territorio. Tra queste la visita del 1769 dell'arcivescovo Rorengo di Rorà presenta un'inusuale abbondanza di giudizi sulle pale d'altare da lui viste, soprattutto in confronto alla quasi totale assenza di queste osservazioni nelle altre visite. Nella mancanza di ulteriori punti di riferimento e notata la peculiarità della visita Rorengo, essa è emersa come traccia principale per la conoscenza della storia delle chiese locali. Dato l'alto numero delle chiese viste e descritte in questi documenti (che furono quattordici nel Cinquecento, nel Seicento venti e nel Settecento furono viste ben ventitré), sono stati selezionati quattro casi di studio tra quelli emersi come i più significativi dalla lettura della visita dell'arcivescovo Rorengo. Le chiese scelte sono quelle di San Nicolao a Coassolo, dei Santi Nicolao e Grato ad Ala di Stura, dei Santi Filippo e Giacomo a Chialamberto e San Martino a Viù. Queste chiese sono casi interessanti in tal senso, in quanto la visita segnala una serie di pale d’altare considerate di particolare qualità. Su ventisette altari presenti all'epoca della visita in queste chiese ne vengono commentati positivamente ben undici, di questi otto erano conservati nelle chiese di Coassolo e Viù. La maggior parte delle pale di questi altari è descritta come “elegante”, termine che si incontra tutte le volte che viene espresso un commento positivo sulle pale, oltre ai giudizi di qualità in tre casi Rorengo esprime una valutazione cronologica. Per quanto riguarda la documentazione, quello di Coassolo risulta essere, data la generale scarsità di documenti, il caso forse più fortunato; oltre ad avere 3

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