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Sperimentazione di modelli previsionali nella lotta contro la peronospora del pomodoro

Nonostante la letteratura mondiale nei riguardi della Phytophthora infestans riporti numerose ricerche sull’influenza dei fattori climatici nell’evoluzione epidemiologica della malattia e proponga per i vari ambienti dei sistemi di previsione, risulta difficile consigliare nei nostri ambienti un modello ben definito, in grado di prevedere sempre e con adeguata precisione la comparsa dei primi attacchi della malattia. Ciò dipende dal fatto che in massima parte i modelli sono stati ricavati e sperimentati in ambienti particolari solo ai quali risultano adeguati.
L’obiettivo di questa ricerca è stato quello di verificare nell’ambiente “Veneto”, i modelli epidemiologici realizzati da ricercatori stranieri ed italiani che negli ambienti di origine si erano dimostrati affidabili.
Le indagini sono state effettuate dal 1998 al 1993 ed hanno voluto verificare l’evoluzione delle infezioni peronosporiche nell’ambiente sopra citato e la rispondenza di alcuni modelli previsionali: Bouchet, 1962; Casarini, 1969; Messiaen e Prout, 1964; Post e Nichel, 1951; Smith, 1956; Bourke, 1953; Ponti et al., 1990; Maschio e Sampaio, 1982. Sono stati inoltre sperimentati tre modelli concepiti dagli autori sulla base di interpolazioni di parametri considerati in altri modelli.
La sperimentazione ha dimostrato che non è ancora possibile trarre delle considerazioni conclusive nell’indicare un preciso modello di previsione della malattia, nonché un criterio che individui in maniera generalizzabile il momento ottimale per i trattamenti successivi alla prima comparsa della malattia in quanto tutti i modelli hanno attualmente una validità essenzialmente locale. Alla luce dei risultati conseguiti è stato tuttavia possibile suggerire alcune correzioni da apportare ai modelli.

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1PREMESSA In questi ultimi anni, l’esigenza di ottenere una razionalizzazione degli interventi di difesa fitosanitaria in modo da ridurre gli effetti negativi che un cattivo utilizzo dei prodotti comporterebbe, ha portato ad un diverso approccio alle problematiche inerenti la difesa delle piante. Il problema si pone particolarmente, per una coltura importante quale è quella del pomodoro. La sua importanza deriva sia dall’elevato consumo di bacche allo stato fresco che dai diversi derivati dell’industria conserviera. La produzione italiana di pomodoro si può valutare, in migliaia di tonnellate (dati ISTAT), come di seguito specificato: 1991 1992 1993 - serra 390 385 410 - pien’aria 5.794 5.548 5.071 - totale 6.184 5.933 5.481 Le produzioni italiane hanno interessato nel 1993, 6.020 ettari in serra con rese di 68,1 t./ha. e 107.150 ettari in pien’aria con rese di 47,3 t./ha.. Le principali aree di produzione sono ubicate in Puglia, Emilia-Romagna e Campania dove si concentra oltre il 65% della produzione. Nel Veneto la produzione (in migliaia di tonnellate) ha raggiunto i seguenti risultati: 1992 1993 1994 - serra 26 29 31 - pien’aria 129 115 112 - Totale 155 144 143 Se consideriamo invece la produzione italiana di pomodoro da consumo fresco, questa ha superato negli ultimi anni le 900.000 tonnellate come coltura in pien’aria, mentre la produzione in serra si può valutare in circa 400.000 tonnellate.

Tesi di Laurea

Facoltà: Agraria

Autore: Roberto Salvo Contatta »

Composta da 53 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2105 click dal 20/03/2004.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.