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Il ruolo della protezione civile europea ed il sistema dell'aiuto umanitario: meccanismo di coordinamento e Prospettive di sviluppo

Informazioni tesi

  Autore: Valeria Chiara Coraini
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Libera Univ. degli Studi Maria SS.Assunta-(LUMSA) di Roma
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Relazioni internazionali
  Relatore: Matteo Pizzigallo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 154

Da un’analisi del sistema di protezione civile europeo e dai tratti distintivi di tipologie di servizi nei diversi Paesi Membri, ho approfondito nel primo capitolo il Meccanismo comunitario, gli strumenti a sua disposizione e i principali interventi in cui ha agito dalla sua costituzione.
Ugual peso e rilevanza ricopre il tema dell’aiuto umanitario, sviluppato pertanto nel secondo capitolo, guardandone i suoi principi guida, il contesto giuridico di riferimento e la peculiarità dei diversi attori che lo compongono, compresa la protezione civile stessa.
Di conseguenza, il terzo capitolo affronta direttamente il nucleo della tesi, nell’analisi delle differenze di azione della protezione civile e della sfera propriamente detta dell’aiuto umanitario, nello studio degli attuali e auspicati, attraverso proposte quali il rapporto Barnier, meccanismi di coordinamento tra i due domini nella definizione di possibili azioni, interrogativi e limiti, per lo sviluppo del Meccanismo comunitario.
Nella ricerca di risposte alle domande che sorgono spontanee nel terzo capitolo, ho ritrovato un certo riscontro di quanto accade in Italia ed analizzato, nella parte finale del lavoro (capitolo quarto), la relazione e le azioni congiunte portate avanti dal DPC e dal Ministero degli Affari Esteri italiano in diverse occasioni, prima fra tutte la gestione dell’emergenza Tsunami.
Spiragli di “convergenza e complementarità” si aprono sul panorama nazionale nella ricerca di meccanismi di coordinamento tra questi due attori istituzionali sulla scena dell’aiuto umanitario, dalla gestione di emergenza alla ricostruzione di lungo periodo (Caso Sudan). La definizione di un preciso quadro normativo di riferimento, la delimitazione delle sfere di azione e delle competenze specifiche a ciascuno soggetto, per la valorizzazione dei saperi e dei mezzi a disposizione in supporto a terzi, sembrano essere, sia nel contesto italiano, che sul panorama europeo ed internazionale, la chiave di volta per un reale potenziamento del sistema di protezione civile ed un suo “corretto” e valido inserimento nel settore dell’aiuto umanitario.

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5 INTRODUZIONE Alla radice, potremmo dire, è una questione di “sguardi” Marco Revelli L’interesse nell’affrontare l’argomento scelto per questo lavoro, nasce dalla possibilità che ho avuto di cimentarmi in un anno di servizio civile, svolto presso il Dipartimento di Protezione Civile nazionale, e di collaborare con l’Università Sapienza di Roma e il DPC, nell’organizzazione del IV ciclo di formazione base per gli esperti europei di protezione civile, promosso dalla Commissione/DG Ambiente (CMIC - Community Mechanism Induction Course) nell’ambito delle diverse azioni previste per l’implementazione del Meccanismo comunitario di Protezione Civile. In particolare, con l’esperienza del CMIC ho avuto modo, in soli 6 mesi, di entrare in contatto, conoscere e confrontarmi con più di 150 esperti afferenti non solo al DPC italiano, ma anche ai servizi di Protezione Civile dei Paesi membri dell’Unione Europea. In numerose occasioni, anche solo seguendo le lezioni e i dibattiti in aula, i lavori di gruppo o le fasi di esercitazione, ho potuto ascoltare, e farmi direttamente raccontare, i vissuti dei partecipanti ai corsi che avevano avuto esperienza di partecipazione ad importanti missioni internazionali del Meccanismo europeo o durante le loro personali carriere all’interno di altre Agenzie di aiuto umanitario. E’ stato interessante e stimolante, ai fini della scelta precisa del tema per la mia tesi, venire a conoscenza dei molti “retroscena” del sistema di aiuto umanitario e delle difficoltà incontrate sul campo dagli esperti in missione, difficoltà dovute, a loro stesso parere, principalmente ad una mancanza di definizione completa del ruolo del MIC e dall’assenza

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