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Miglioramento genetico partecipativo: ''studio di una popolazione evolutiva di zucchino in ambiente di coltivazione biologico''.

Molto spesso ci si trova a discutere dei problemi globali che affliggono il pianeta. In televisione, sulle riviste, nei giornali si parla sempre più dei cambiamenti climatici, della fame nel mondo e dell’erosione dell’agro- biodiversità. La sostenibilità delle produzioni, siano esse industriali, alimentari o agricole è diventata un problema cogente del mondo occidentale.
Il clima sta mutando. È una certezza. Non è più un ipotesi che i cambiamenti stiano avvenendo, ora l’attenzione è focalizzata sul da farsi per limitare i possibili danni. In agricoltura questo si sta traducendo in una ricerca per migliorare il modo in cui le colture si adattino alle evoluzioni e ai dinamismi di un clima sempre più dinamico e variabile.
L’agricoltura moderna si è largamente basata sulla monocoltura e sull’uniformità delle coltivazioni e dei loro prodotti (Ceccarelli, 2013). Con il miglioramento genetico vegetale classico si è erosa la biodiversità esistente e si sono prodotte piante tutte uguali, per standardizzare e uniformare le produzioni. Campi diversi , con caratteristiche diverse su cui coltivare piante tutte uguali, col medesimo genotipo, frutto del miglioramento genetico classico. Oggi per esempio, il 75% della superficie mondiale coltivata a patate e il 65% della superficie mondiale coltivata a riso è basata su cultivar che discendono da solo quattro varietà; per altre colture come mais, soia e frumento la situazione non è molto diversa. Le conseguenze di privilegiare l’uniformità sono state una erosione della biodiversità esistente e un crescente acquisto di input produttivi esterni alle stesse aziende per sfruttare al massimo quella coltura in ogni ambiente.
E' noto a tutti che i danni collaterali generati dall’uso spinto di input industriali sul suolo e sull’ambiente circostante sono rilevanti e quindi per il futuro si sta andando verso una direzione che salvaguardi la natura e la biodiversità (ad esempio la direttiva habitat). Da qui la nascita di nuove strategie per coltivare abbandonando le tecniche dispendiose e negative dal punto di vista eco-tossicologico. Sotto questo profilo può rivestire un ruolo importante l’agricoltura biologica e i metodi usati dalla stessa per migliorare e adattare le piante ai vari ambienti mostrando la massima sostenibilità ecologica ed economica (Altieri, 1999).

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6 Capitolo 1- Introduzione 1.1 L’agricoltura biologica e i suoi principi Figura 1: simbolo agricoltura biologica L'agricoltura biologica è una forma di agricoltura che presta particolare attenzione alla tutela ambientale, alla biodiversità e ai cicli naturali (http://dizionario.terzoveneto.it/ricerca.php?id=342). E’ l’unico modo di esercitare agricoltura, in Europa, definito giuridicamente. Ci sono leggi comunitarie che la regolano in ogni sua parte: il regolamento (CE) 834/2007 del Consiglio. Esso disciplina la produzione e l’etichettatura dei prodotti biologici. Il regolamento (CE) 889/2008 della Commissione, indica le modalità di applicazione del regolamento 834/2007. In Italia la normativa è stata recepita con il D.M. n° 18354 del 27/11/2009. La normativa indica tutti i precisi passaggi che un agricoltore deve seguire per vedersi certificata in biologico la propria azienda e la propria produzione fino all’autorizzazione di commercializzare, a livello internazionale, con il relativo bollino BIO i proprio prodotti. Ottenuta la certificazione bisogna essere onesti e continuare a meritarsela nel tempo, per questo la normativa indica e dispone i controlli, che l’agricoltore non può ostacolare ma deve collaborare attivamente registrando gli interventi effettuati, durante l’anno, in campo in appositi registri forniti dal Ministero dell’Agricoltura.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Agraria

Autore: Stefano Di Russo Contatta »

Composta da 46 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.