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Il consenso informato nell'era del riconoscimento dei diritti

Informazioni tesi

Autore: Giuseppe Parisi
Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
Anno: 2013-14
Università: Università degli Studi del Molise
Facoltà: Giurisprudenza
Corso: Giurisprudenza
Relatore: LucioFrancario
Lingua: Italiano
Num. pagine: 242

Il presente lavoro si propone di indagare un istituto, quello del consenso informato, portato con insistenza crescente all’attenzione del giurista, a seguito di quella rivoluzione culturale e sociale che ha condotto al superamento del tradizionale modello di relazione terapeutica basato sul paternalismo, ovvero sulla concezione del diritto alla salute come un’area riservata all’esclusiva competenza dello specialista, il quale si erigeva ad arbitro incontrastato sulle scelte terapeutiche da intraprendere nell’esclusivo interesse del paziente.
A partire dagli anni ’60 del secolo scorso, le nuove istanze emergenti dalla società civile hanno spinto autorevoli giuristi, dotati di grande sensibilità giuridica, a rivisitare il dettato costituzionale facendo affiorare l’incredibile vitalità sul piano pratico dei principi e valori ad esso sottesi.
Il consenso informato costituisce una conquista della civiltà giuridica, uno dei frutti più maturi di quel percorso garantista che ha saputo valorizzare la persona umana, attribuendogli un fascio di diritti fondamentali inviolabili, tra i quali assumono un preminente rilievo il diritto alla salute e all’autodeterminazione.
Nonostante la dignità costituzionale degli interessi tutelati da questa peculiare figura giuridica, il dibattito dottrinale e giurisprudenziale sulla valenza concreta da attribuire a tale diritto è tutt’altro che sopito.
D’altronde, non potrebbe essere altrimenti: la persistente latitanza del legislatore in subiecta materia, ha alimentato inevitabili contrasti e disparità di vedute tra gli operatori del diritto, i quali volontariamente o inconsciamente, nell’approcciare alla materia e decidere il caso concreto, non possono non essere influenzati dalle proprie convinzioni etiche, filosofiche e religiose.
L’indiscussa importanza degli interessi che si agitano nella relazione medico-paziente reclamano certezza e soluzioni condivise; questa precisazione appare indispensabile per comprendere le ragioni del caos che regna nell’anarchico mondo del consenso informato.
Di tutto ciò si è dovuto tenere conto nel presente lavoro, al fine di illustrare in maniera neutrale, rifuggendo dall’assumere posizioni assolutizzanti in favore dell’uno o dell’altro protagonista della relazione di cura, i momenti salienti che connotano il rapporto clinico.
Si è ritenuto opportuno dedicare due distinti capitoli all’informazione e al consenso: questi elementi, seppur intimamente connessi tra loro, astretti da un vincolo indissolubile, meritano una trattazione distinta al fine di comprendere appieno la precipua finalità alla quale sono preordinati.
L’informazione costituisce lo strumento ineliminabile per addivenire a un consenso consapevole, consapevolezza che costituisce il carattere indefettibile per una libera autodeterminazione, senza della quale l’approvazione del paziente sarebbe irrimediabilmente viziata da invalidità giuridica.
Il consenso costituisce, invece, l’elemento volto a dare liceità all’atto medico, a scongiurare un addebito di responsabilità in capo al sanitario.
Nella trattazione dell’istituto, illuminanti risulteranno i recenti arresti della Suprema Corte, la quale, non senza dubbi e ripensamenti ha riempito di contenuto concreto le riflessioni a cui è approdato il formante dottrinale e ha sciolto, o almeno ha tentato di farlo, i nodi più intricati e complessi, specie in tema di dissenso alle cure manifestato ex ante e della sua compatibilità con il requisito dell’attualità del consenso.
Infine, dopo aver succintamente richiamato durante tutta l’esposizione gli orientamenti della giurisprudenza di legittimità e di merito in tema di responsabilità da omessa informazione e da violazione del consenso, nell’ultimo capitolo si avrà modo di precisare il fondamento giuridico della responsabilità da violazione del consenso informato ed esaminare i recentissimi approdi a cui è giunta la Suprema Corte in tema di danno da omessa diagnosi e nascita indesiderata.
All’esito di questo studio, i tempi saranno maturi per individuare i criteri metodologici ai quali all’occorrenza dovranno rifarsi sia gli operatori sanitari onde adempiere diligentemente l’obbligazione medica, sia i magistrati al fine di allestire adeguata tutela al diritto del paziente, costituzionalmente garantito, a veder rispettate le proprie determinazioni, e che si sostanzia non solo nel consenso consapevole alle cure, ma, altresì, nel rifiuto di esse, quando attraverso tale diniego il paziente ritiene di tutelare nel migliore dei modi quella che è la propria personalissima concezione di benessere psico-fisico.

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IX Considerazioni introduttive Il presente lavoro si propone di indagare un istituto, quello del consenso informato, portato con insistenza crescente all’attenzione del giurista, a seguito di quella rivoluzione culturale e sociale che ha condotto al superamento del tradizionale modello di relazione terapeutica basato sul paternalismo, ovvero sulla concezione del diritto alla salute come un’area riservata all’esclusiva competenza dello specialista, il quale si erigeva ad arbitro incontrastato sulle scelte terapeutiche da intraprendere nell’esclusivo interesse del paziente. A partire dagli anni ’60 del secolo scorso, le nuove istanze emergenti dalla società civile hanno spinto autorevoli giuristi, dotati di grande sensibilità giuridica, a rivisitare il dettato costituzionale facendo affiorare l’incredibile vitalità sul piano pratico dei principi e valori ad esso sottesi. Il consenso informato costituisce una conquista della civiltà giuridica, uno dei frutti più maturi di quel percorso garantista che ha saputo valorizzare la persona umana, attribuendogli un fascio di diritti fondamentali inviolabili, tra i quali assumono un preminente rilievo il diritto alla salute e all’autodeterminazione. Nonostante la dignità costituzionale degli interessi tutelati da questa peculiare figura giuridica, il dibattito dottrinale e giurisprudenziale sulla valenza concreta da attribuire a tale diritto è tutt’altro che sopito.

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