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Livio Pagello, poeta e accademico olimpico

Informazioni tesi

  Autore: Elisa Simonotti
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Pavia
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filologia moderna
  Relatore: Maria Pia Sacchi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 194

La mia tesi di laurea specialistica intitolata 'Livio Pagello, poeta e accademico olimpico' è incentrata sulla figura, ancora poco conosciuta e approfondita, di Livio Pagello, poeta e oratore vicentino vissuto nella seconda metà del XVI secolo. Nella prima parte della mia tesi sono state presentate le informazioni riguardanti la vita e le opere del Pagello (m. 1599), relativamente al quale la bibliografia esistente è molto esigua. Oltre ad essere inserito in un settecentesco repertorio degli autori vicentini ad opera del biografo Angiolgabriello di Santa Maria (al secolo Paolo Calvi), le uniche altre notizie biografiche sul Pagello di cui siamo a conoscenza sono legate all’appartenenza del Pagello all’Accademia Olimpica di Vicenza (fondata nel 1555). Un’importante testimonianza dell’esistenza del Pagello è rappresentata dai manoscritti (segnalati nell’Iter Italicum di P. O. Kristeller, nonché inseriti nel moderno catalogo online dei manoscritti delle biblioteche del Veneto) che conservano le sue opere: le Rime, la commedia Cinthia, la tragedia Heraclea, i Carmina e le Orazioni. Si tratta di una produzione letteraria piuttosto ricca e quasi interamente inedita, ad eccezione di una moderna edizione dell’Heraclea, curata da Egle Grappiolo nel 1988. La seconda parte della mia tesi costituisce una prima indagine sulla produzione lirica in volgare del Pagello.
Sono 111 i componimenti attribuiti al Pagello giunti sino a noi; 22 di questi però di dubbia paternità e, pertanto, si è preferito trascrivere queste rime in appendice con riserva. Riguardo invece agli altri 86 componimenti la datazione dei manoscritti che le conservano e i riferimenti testuali ad eventi e persone di epoca cinquecentesca ci persuadono a non avere dubbi. Questi 86 componimenti sono testimoniati da due manoscritti: il ms. 168 conservato presso la Biblioteca Civica Bertoliana di Vicenza (Vi), e il ms. It. IX 83 conservato presso la Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia (Ve). Vi e Ve riportano un differente numero e ordinamento di testi, inoltre il manoscritto vicentino riporta sei testi aggiunti in un secondo momento e annotazioni di Agiolgabriello di S. Maria (Paolo Calvi) relative al confronto con un altro manoscritto la cui descrizione sembrerebbe coincidere proprio con il codice veneziano. Quindi l’analisi e il confronto tra i manoscritti ha consentito di decidere di dare a testo Ve che risulta essere il manoscritto più completo, dal momento che recepisce a testo gli interventi correttori di Vi. Delicata è la questione della distinzione tra lezioni alternative/sostitutive presenti in Vi e discrezionalmente interpretate da Ve: recepite le sostitutive, non accolte le alternative.
Le Rime che possiamo con tutta probabilità attribuire al Pagello sono una raccolta di 86 componimenti non strutturati sul modello petrarchesco secondo un’idea organica di canzoniere. All’interno della raccolta sono comunque individuabili alcuni nuclei e micro-nuclei tematici che sembrerebbero far pensare ad una volontà dell’autore di sistemazione delle rime. I primi tredici componimenti riguardano la descrizione e la lode dei paesaggi amati dal poeta. Spesso la descrizione paesaggistica è metafora dello stato d’animo e della condizione del poeta. Dopo due madrigali di ispirazione mitologica (XIV e XV) troviamo un nucleo (XVI-XXX) di testi di dedica e d’occasione. Con la sestina XXXI si apre un cospicuo gruppo di testi riguardanti avvenimenti storico-politici contemporanei. In particolare si fa riferimento a quelle che all’epoca erano avvertite come pericolose minacce al cattolicesimo e cioè l’espansione dell’impero ottomano e la diffusione del protestantesimo che in Francia portò alle guerre di religione; si tratta di tematiche fortemente sentite dal poeta, del resto anche la stessa città di Vicenza in quegli anni era percorsa da fermenti ereticali, in particolare calvinisti.In particolare il Pagello sembra accusare i ritardi con cui si è intervenuti nel fronteggiare l’espansione turca; questo è un sentimento che ritroviamo anche in altri letterati dell’epoca (si veda ad es. la canzone Vergine bella del poeta veneziano Girolamo Molin). L’ultima parte di testi presenta un carattere più propriamente spirituale (LXXIII-LXXXVI), ad eccezione di qualche componimento di ispirazione pastorale.
Successive ricerche, hanno permesso di eliminare definitivamente l’ipotesi della paternità del Pagello delle rime in appendice. La maggior parte di questi componimenti risulta infatti essere appartenuta al poeta Giovanni Guidiccioni, mentre e restanti risultano appartenute al letterato, poeta e storiografo Girolamo De Rossi (San Secondo 1505 - Prato 1564.

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1 Introduzione Nate nel XV secolo sulla spinta del recupero del sapere e dei modelli antichi, le Accademie videro uno sviluppo prodigioso nel Cinquecento in Italia, e in particolare nel Veneto. Dalla seconda metà del XVI secolo esse nacquero soprattutto nelle città della terraferma 1 . A Vicenza sin dagli inizi del XVI secolo nei giardini e nelle ville patrizie gli intellettuali si riunirono per discutere di temi culturali, soprattutto letterari. Tra i luoghi di incontro più importanti e d’avanguardia vanno ricordati gli orti della villa di Giangiorgio Trissino a Cricoli; lì si incontravano gli esponenti delle principali famiglie nobili vicentine, come i Thiene, i Pigafetta, i Da Porto, tra cui spiccano personaggi che venivano considerati “intellettuali innovatori” come Bartolomeo Pagello e Luigi Da Porto. In questi anni durante gli incontri a Cricoli si discute di retorica, filosofia neoplatonica, medicina, storia, di archeologia e della minaccia dell’impero ottomano. Inoltre si raccolgono testi, soprattutto greci e latini. Nel 1522 viene data al giardino la denominazione di “cenacolo” e nel 1537 a Cricoli il Trissino fonda una vera e propria Accademia chiamata “Villa” e istituzionalizzata due anni più tardi. In questo periodo tra gli argomenti di discussione ci sono anche questioni teologiche e dottrinali. All’Accademia poterono accedere non solo gli esponenti delle famiglie nobili ma anche persone di umili origini. Proprio grazie a questa normativa il giovane Andrea Palladio poté far parte della “Villa” entrando così in contatto con gli intellettuali del tempo. Alla 1 GINO BENZONI, Aspetti della cultura urbana nella società veneta del ‘5-‘600. Le Accademie, in Archivio veneto, 1977, p. 108.

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livio pagello
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