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Risk management in sala operatoria attraverso l'utilizzo della checklist

Informazioni tesi

  Autore: Giuseppe Paonessa
  Tipo: Tesi di Master
Master in Management e funzioni di coordinamento delle professioni sanitarie
Anno: 2013
Docente/Relatore: Gino Saladini
Istituito da: Università Telematica TEL.M.A.
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 69

Da una recente indagine condotta dall’Agenas (Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali) emerge che nel 2012 sono state oltre 12 mila le denunce per sinistri avvenuti nelle sole strutture sanitarie pubbliche, con un costo medio di risarcimento per danni di circa 40 mila euro. Ma il dato più significativo riguarda i decessi avvenuti nello stesso anno di indagine a causa di incidenti negli ospedali: circa l’11%. Sono dati che invitano ad una riflessione critica che trova come punto di partenza la solita domanda: è possibile che ancora oggi si possa sbagliare in sanità?
Da tempo, ormai, si cerca di studiare linee guida e protocolli condivisi per eliminare, o quantomeno limitare, l’errore clinico. Il Risk Management trova ampio spazio tra le discipline cliniche per ricercare e valutare gli eventi avversi (eventi sentinella) al fine di elaborare la migliore strategia utile alla futura eliminazione dell’evento stesso.
Suddividendo per criticità una struttura ospedaliera, il reparto operatorio risulta chiaramente tra le aree ad alto rischio in cui il livello d’attenzione del personale che vi esercita deve essere mantenuto alto per evitare tutti i possibili eventi spiacevoli che, nell’immediato o nel post chirurgico, possono causare danni molto seri ai pazienti.
Tutte le istituzioni del settore, in primis l’OMS, hanno elaborato metodi e strumenti rivolti soprattutto alla formazione degli operatori sanitari coinvolti nelle procedure chirurgiche per migliorarne le conoscenze e le abilità tecniche. A pieno titolo si affiancano a queste iniziative le recenti “Raccomandazioni”, elaborate dall’OMS e adottate in Italia nel 2009 dal Ministero della Salute, per il miglioramento della sicurezza in sala operatoria, contenenti le indicazioni per l’adozione della “checklist” che, se utilizzata in modo responsabile e concreto, può diventare un’indispensabile strumento di prevenzione.

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____________________ Introduzione iii Introduzione Da una recente indagine condotta dall’Agenas (Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali) emerge che nel 2012 sono state oltre 12 mila le denunce per sinistri avvenuti nelle sole strutture sanitarie pubbliche, con un costo medio di risarcimento per danni di circa 40 mila euro. Ma il dato più significativo riguarda i decessi avvenuti nello stesso anno di indagine a causa di incidenti negli ospedali: circa l’11%. Sono dati che invitano ad una riflessione critica che trova come punto di partenza la solita domanda: è possibile che ancora oggi si possa sbagliare in sanità? Da tempo, ormai, si cerca di studiare linee guida e protocolli condivisi per eliminare, o quantomeno limitare, l’errore clinico. Il Risk Management trova ampio spazio tra le discipline cliniche per ricercare e valutare gli eventi avversi (eventi sentinella) al fine di elaborare la migliore strategia utile alla futura eliminazione dell’evento stesso. Suddividendo per criticità una struttura ospedaliera, il reparto operatorio risulta chiaramente tra le aree ad alto rischio in cui il livello d’attenzione del personale che vi esercita deve essere mantenuto alto per evitare tutti i possibili eventi spiacevoli che, nell’immediato o nel post chirurgico, possono causare danni molto seri ai pazienti. Tutte le istituzioni del settore, in primis l’OMS, hanno elaborato metodi e strumenti rivolti soprattutto alla formazione degli operatori sanitari coinvolti nelle procedure chirurgiche per migliorarne le conoscenze e le abilità tecniche. A pieno titolo si affiancano a queste iniziative le recenti “Raccomandazioni”, elaborate dall’OMS e adottate in Italia nel 2009 dal Ministero della Salute, per il miglioramento della sicurezza in sala operatoria, contenenti le indicazioni per l’adozione della “checklist” che, se utilizzata in modo responsabile e concreto, può diventare un’indispensabile strumento di prevenzione.

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