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Le problematiche socio educative delle casa famiglia

Informazioni tesi

  Autore: Cristina Amico
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Sociologia
  Relatore: Antonietta Censi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 76

Il diritto alla famiglia è un diritto fondamentale per ogni individuo; essere educato, nutrito, avere una casa idonea al proprio sviluppo, poter giocare, ricevere affetto, sono tutti elementi che lo compongono. Garantire questo diritto a tutti i bambini vuol dire garantire loro anche il diritto di crescere serenamente e di sviluppare la propria personalità in un clima di affetto e comprensione. Il cammino che porta un bambino a diventare un uomo è, infatti, fortemente condizionato dall’ambiente familiare in cui vive, dalla capacità della famiglia di costruire, attraverso l’affetto, l’attenzione e l’ascolto, l’autostima indispensabile al ragazzo per crescere. La Convenzione sui diritti del fanciullo afferma in maniera chiara e decisa il diritto alla famiglia; all’articolo 7 essa stabilisce che “il fanciullo è registrato immediatamente al momento della sua nascita e dà allora ha diritto a un nome, ad acquisire una cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori e a essere allevato da essi” . In Italia il legislatore si è impegnato a ribadire l’importanza della tutela di questo diritto; la legge n°149 del 2001 sancisce il principio della famiglia come risorsa primaria e fondamentale della società. Non sempre, però, il nucleo familiare riesce a garantire la sicurezza materiale e morale necessaria per la crescita dei suoi membri, per motivi molto diversi tra di loro; l’irresponsabilità, l’incapacità, le difficoltà economiche, le violenze, gli abusi, la malattia, l’incuria, ecc. Di conseguenza la Casa famiglia si propone di rispondere a quel grido di aiuto e alla richiesta di accoglienza di tutti quei bambini che non hanno una vera famiglia, senza avere la presunzione di mostrarsi come figura sostitutiva alla famiglia. In ognuno di questi casi l’ambiente familiare non è idoneo per la crescita e lo sviluppo del minore; il legislatore affianca, perciò, ad essa l’affidamento familiare, come primo strumento di tutela. La legge dà priorità alla famiglia, biologica e non; ove, però, non sia possibile per il minore rimanere nel nucleo di origine, né inserirsi in un altro, si prospetta l’affidamento ad una comunità di tipo familiare, “caratterizzata da organizzazione e da rapporti interpersonali analoghi a quelli di una famiglia” . Le comunità familiari sono un’opportunità che il legislatore mette a disposizione come forma alternativa di tutela del diritto alla famiglia. Queste comunità possono essere definite come degli ambienti di vita che intendono dare una risposta ai bisogni dei minori in difficoltà, garantendo loro un luogo di vita e di relazione familiare in cui possano crescere e superare gli effetti negativi della loro condizione. In questo lavoro si tenterà di delineare lo stile di vita e le potenzialità di questo servizio. I bambini hanno bisogno di adulti capaci di creare una relazione di fiducia, ed i genitori dovrebbero essere i primi ad attivare tali relazioni, ma quando questi non ci sono? La casa famiglia vorrebbe dare a questi ragazzi la possibilità di sentirsi amati, considerati, gratificati, educati così da poter evitare che passino da una situazione di devianza momentanea al totale disadattamento sociale e quindi a comportamenti delinquenziali. Attuando i principi dettati dalla legge 184/83 la Casa Famiglia intende operare come famiglia affidataria mettendo in atto ciò che la legge si propone. La sua finalità quindi, è quella: “di permettere una continuità educativa al minore in un periodo di crisi della sua famiglia, senza interrompere il suo rapporto con quest'ultima, anzi trovando persone (operatori sociali o coppie affidatarie) capaci di favorire il ritorno del bambino ad essa. In tal modo l'affidamento non deve essere inteso come un intervento di sanzione ma come un intervento di sostegno al nucleo familiare, mentre l'affidatario assume un ruolo ausiliario ed integrativo rispetto al ruolo dei genitori, che non viene giuridicamente modificato”. La casa famiglia vuole mantenere, quando è possibile, un rapporto con le famiglie d’origine di questi ragazzi, perché, nonostante queste siano piene di realtà scottanti, rimangono sempre un punto di riferimento per loro. I bambini amano, comunque i loro genitori, senza alcuna riserva pur, in alcuni casi, non ricevendo nulla. La casa famiglia, ha alle spalle famiglie già costituite che si mettono a disposizione dei ragazzi accogliendoli durante il periodo di affidamento, e, qualora le circostanze lo richiedono, prendendoli in adozione pur sapendo che sono ragazzi difficili ed in qualche caso gravi portatori di handicap.

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14 1.2 Il ruolo della famiglia L’articolo 30 della Costituzione Italiana riconosce ad ambedue i genitori il diritto/dovere di mantenere, istruire ed educare i figli. Non si tratta solo di un dovere, dunque, ma anche di un diritto e cioè della facoltà per i genitori di scegliere liberamente l’indirizzo educativo per i propri figli, rispetto al quale l'intervento dello Stato può essere solo di sostegno. L’impegno che grava sui genitori non può limitarsi al solo aspetto economico, ma piuttosto esige un contributo di affetto e di esperienza, che coinvolge ciascuno nel processo di formazione della personalità del minore. La norma non autorizza, però, i genitori a imporre modelli di comportamento autoritari, ma richiede di misurare ogni scelta con le attitudini e le inclinazioni naturali dei figli, nel rispetto della loro personalità e dei loro fondamentali diritti di libertà. Del resto, la Costituzione prevede espressamente che la Repubblica agevoli con misure economiche e altre provvidenze – come assegni familiari, assegni di studio, agevolazioni fiscali, prestiti agevolati – la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti ad essa relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose 4 . In questa direzione si è inserita negli ultimi anni la previsione di interventi a sostegno della maternità e della paternità, quali, per esempio, l’attribuzione di un assegno di maternità per ogni nuovo figlio nato e la possibilità di chiedere permessi e assentarsi dal lavoro anche per i padri. «Il minore ha diritto di crescere ed essere educato nell’ambito della propria famiglia» 5 . Questo indica l’importanza della crescita psicofisica all’interno della propria famiglia d’origine. In seguito specifica anche che «Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell’ambito delle proprie competenze, sostengono, con idonei interventi, nel rispetto della loro autonomia e nei limiti delle risorse finanziarie disponibili, i nuclei familiari a rischio, al fine di prevenire l’abbandono e di consentire al minore di essere educato nell’ambito della propria famiglia» 6 . Si è provveduto a garantire la presenza sul territorio dei servizi pubblici e privati che operino nei settori dell’assistenza, della sanità e dell’educazione grazie alla legge 328/2000. 7 Quando la famiglia non garantisce un ambiente sicuro, per una crescita equilibrata e sana al minore è compito dei Servizi Sociali intervenire. In ottemperanza alla legge 184/1983 modificata dalla legge 149/2001, prima di separare il nucleo familiare occorre sostenerlo. Il cittadino minore di 4 Articolo n. 31 della Costituzione della Repubblica Italiana 5 Legge del 4 maggio 1983, n. 184 articolo n. 1 6 Legge del 4 maggio 1983, n. 184 articolo n. 1 comma n. 3 7 Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali

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