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La confisca nei reati tributari

Informazioni tesi

  Autore: Cristian Bernardi
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2013-14
  Università: Università Telematica Guglielmo Marconi
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Maria Beatrice Magro
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 114

La confisca negli ultimi anni ha acquistato sempre maggiore importanza all'interno del nostro ordinamento e, tra le tante confische che esistono nel nostro ordinamento, e dico confische a ragion veduta, dal momento che ormai non esiste più un singolo istituto, ma una pluralità di strumenti che sono stati dati in mano alla magistratura, abbiamo voluto orientare il nostro sguardo verso una delle più nuove e più dibattute, quella riguardante i reati tributari. “La confisca nei reati tributari” nasce da questi presupposti, è l’analisi di uno strumento fortemente invocato dagli esperti di diritto che ha visto la luce in maniera rocambolesca e che allo stesso modo sta proseguendo la propria vita. La domanda da farsi a questo punto è, in realtà, se sia veramente necessaria l’esistenza della confisca per tali reati. La sua utilità pratica è innegabile, malgrado si tratti solo di un miglioramento di fatto di quanto già possibile, ma è altresì innegabile che la creazione di determinati reati penali (in particolare quelli relativi al pagamento delle imposte) e l’estensione della confisca penale al settore tributario hanno creato un carico processuale non indifferente nei confronti delle sezioni penali, quando in precedenza questo tipo di problematiche era essenzialmente seguito dalle commissioni tributarie. Considerando un semplice rapporto tra i benefici ottenuti dalla riscossione e i maggiori costi, anche come semplice carico nei confronti dei già oberati giudici penali, è facile rendersi conto che non è così scontato che l’istituto abbia veramente ragione di rimanere attivo, almeno per la generalità dei reati previsti oggigiorno.

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Introduzione “Delle sventure pubbliche ci accorgiamo solo quando coinvolgono gli interessi privati: nulla in esse ci tocca più profondamente che la perdita del nostro denaro.” Tito Livio Partiamo da qui, dal fatto che molto spesso per una persona è molto più pesante perdere il proprio denaro, il proprio status sociale piuttosto che la propria salute o la propria libertà. Lo è per una persona comune, lo è ancor di più per un criminale. Negli ultimi anni il legislatore deve essersi posto più volte questo concetto di fronte nel momento in cui ha provveduto ad inserire le varie normative riguardanti la confisca nel nostro paese, divenute quasi di moda negli ultimi tempi. Tra le tante confische che esistono nel nostro ordinamento, e dico confische a ragion veduta, dal momento che ormai non esiste più un singolo istituto, ma una pluralità di strumenti che sono stati dati in mano alla magistratura, abbiamo voluto orientare il nostro sguardo verso una delle più nuove e più dibattute, quella riguardante i reati tributari. Per lungo tempo, malgrado il nostro ordinamento prevedesse questo tipo di delitti, si era deciso di non estendere la confisca a questo tipo di crimini, ritenendo che le norme a supporto della riscossione fossero sufficienti a recuperare quanto dovuto e che al fine di scoraggiare gli evasori fosse più utile indirizzarsi verso pene di carattere detentivo. E questo anche dopo l’introduzione della confisca per equivalente nel nostro ordinamento, fondamentale in questo tipo di fattispecie in quanto si riteneva di non poter applicare la confisca diretta a crimini di natura tributaria, dato che sono passati molti anni prima di prevederne l’estensione anche ai reati previsti dal decreto legislativo 74 del 2000. Poi verso la fine del secolo scorso vi è stata una brusca inversione di rotta e si è deciso di estendere con un tratto di penna una normativa pensata per tutt’altro anche a questo tipo di delitti. La cosa, fatta in maniera frettolosa con una semplice riga all’interno di una delle più vituperate leggi finanziarie della storia della Repubblica, la finanziaria 2008, ultima del governo Prodi II, che per ottenerne l’approvazione nei tempi l’ha trasformata in pratica in due articoli con al loro interno centinaia di commi sulle materie più disparate, venne infatti introdotta semplicemente dicendo che per i reati previsti dal decreto legislativo sopra richiamato, che riassume in sé essenzialmente le previsioni di carattere penale scaturenti dagli obblighi tributari, è applicabile l’istituto della confisca previsto dall’articolo 322 ter del codice penale, disciplinante - 1 -

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