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Fusioni e acquisizioni nel settore del Credito Cooperativo: aspetti strategici

Informazioni tesi

  Autore: Maria Palumbo
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1999-00
  Università: Libera Univ. Internaz. di Studi Soc. G.Carli-(LUISS) di Roma
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia Aziendale
  Relatore: Franco Fontana
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 301

PREMESSA
Lo scopo di questo lavoro è quello di esaminare in una prospettiva strategica il fenomeno delle fusioni e acquisizioni bancarie con particolare riferimento alle Banche di Credito Cooperativo che, negli anni Novanta, sono state coinvolte in numerose operazioni di questo tipo.
L’analisi prende in considerazione, in primo luogo, il fenomeno della concentrazione nel sistema bancario italiano, individuando nella deregolamentazione, culminata con il Testo Unico delle leggi in materia bancaria e creditizia (d.lgs. n. 385 del 1° settembre 1993), e nell’evoluzione della domanda le due principali determinanti di tali eventi.
In secondo luogo, si è operata una rilettura delle operazioni di M&A in chiave strategica, interpretandole, alla luce della Resource Based View e dei suoi successivi sviluppi , come lo strumento utilizzato dalle banche per rinnovare i propri Strategic Assets secondo i tempi e le modalità richiesti dall’evoluzione dell’ambiente esterno.

Infine, sono state analizzate le principali motivazioni alla base delle acquisizioni realizzate dalle Banche di Credito Cooperativo e i fattori critici di successo che, in accordo con l’approccio processuale, ne hanno decretato spesso il successo.

Nel moderno sistema bancario italiano, le Banche di Credito Cooperativo rivestono ancora un ruolo fondamentale soprattutto nei comuni rurali, in cui il numero di dipendenze aperte da questi istituti dall’inizio del decennio fino a metà del 1999 si è raddoppiato con un incremento del 120 per cento nel Centro - Nord.
Il permanere di specifiche caratteristiche (localismo, cooperativismo, ruolo svolto dagli organismi di categoria) e di una regolamentazione che, ancora in parte, li distingue dal resto degli intermediari, però non ha evitato che questi istituti, come tutto il resto del settore bancario nell’ultimo decennio, prendessero parte a numerosi processi di merger and acquisition (M&A).
Tra il 1990 e il 1997, infatti, le operazioni di concentrazione che hanno interessato le Banche di Credito Cooperativo sono state 134 su un totale di 255.
Considerata la complessità del fenomeno delle M&A, però, prima di analizzarlo nello specifico settore del Credito Cooperativo, è necessaria una parentesi relativa alla concentrazione nel settore bancario in generale, evidenziando le motivazioni e le possibili chiavi di lettura del fenomeno.
1. La concentrazione nel sistema bancario italiano

La tendenza alla concentrazione nel sistema bancario italiano si è manifestata molto più tardi rispetto a quanto è avvenuto nel settore industriale.
Questo ritardo è da attribuire ad una serie di caratteristiche uniche dell’attività bancaria, quali la stringente regolamentazione e il controverso andamento delle economie di scala e di scopo.
In primo luogo, fino all’inizio degli anni Novanta, la vigilanza strutturale da parte delle autorità di controllo ha condizionato fortemente la struttura del settore bancario italiano, ostacolando le operazioni di M&A per il timore che un numero ridotto di intermediari potesse facilitare la conclusione di accordi collusivi pericolosi per la stabilità di tutto il sistema.
In tempi più recenti, invece, insieme alla completa liberalizzazione del settore bancario, il legislatore ne ha promosso la concentrazione anche con sgravi fiscali.
Il rinnovato favor legis verso le operazioni di M&A è stato giustificato dalla convinzione che il sistema bancario italiano fosse relativamente poco efficiente e, quindi incapace di competere con quello di altri Paesi europei, principalmente per l’esistenza di troppe aziende di credito di piccole dimensioni che, per anni, semplicemente sfruttando la stabilità artificiale dei rispettivi segmenti riuscivano a guadagnare margini superiori a quelli attesi in un mercato concorrenziale.
In secondo luogo, le verifiche empiriche condotte in Italia e all’estero sulla possibilità di sfruttare le economie di scala aumentando i volumi produttivi attraverso strategie di crescita esterna sono giunte a risultati contrastanti, considerata anche la difficoltà di misurare tali fenomeni in aziende multiprodotto quali le banche.

In realtà, la maggior parte dei costi fissi, che nelle banche italiane potrebbero ripartirsi sulle singole unità di prodotto in modo inversamente proporzionale alle dimensioni aziendali, sono rappresentati dai costi del personale.
In particolare, il sistema bancario italiano sembra essere contraddistinto sia da un numero di dipendenti molto alto rispetto ai fabbisogni di una produttività media europea, sia da costi medi unitari per dipendente molto elevati rispetto ai paesi di riferimento.
La crescita esterna di una banca si accompagna anche ad una certa diversificazione nella forma di maggiore eterogeneità dei clienti per settori di attività, tipologia e localizzazione geografica.

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PREMESSA Lo scopo di questo lavoro è quello di illustrare in una prospettiva strategica le caratteristiche peculiari delle Banche di Credito Cooperativo e delle M&A che le hanno viste protagoniste nel decennio appena passato. In Italia, infatti, il fenomeno della concentrazione tra Banche di Credito Cooperativo è stato particolarmente significativo soprattutto nel periodo compreso tra il 1994 e il 1997, nel quale le operazioni di M&A di questo tipo sono state 102 rispetto alle 60 realizzate nel resto del pur dinamico sistema bancario italiano degli ultimi anni. 1 2 L’analisi, però sarebbe incompleta senza la presentazione di un quadro generale del settore bancario italiano dopo la deregolamentazione culminata con il «Testo Unico delle leggi in materia bancaria e creditizia» del 1993 (d.lgs. 385/1993) e, soprattutto, mancando un chiaro riferimento alle problematiche delle integrazioni con particolare riferimento alle banche. 1 Di Salvo; La Torre; Maggiolini, 1998: p. 427. 2 Nel solo biennio 1997-98, infatti, le M&A tra banche italiane sono state valutate in un ammontare pari a 30,1 miliardi di dollari rispetto ai 24,3 della Svizzera, ai 23,2 della Germania e agli 11 del Regno Unito. (Dati Sdc, Datastream e Salomon Smith Barney)

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