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I crimini sessuali come crimini di diritto internazionale

“I crimini sessuali come crimini di diritto internazionale” rappresenta uno studio piuttosto complesso nell’ambito sia del diritto penale internazionale che, in particolare, del diritto internazionale umanitario, in merito alla fattispecie della violenza sessuale e stupro, perpetrati entrambi nel corso dei conflitti armati.
La tesi è divisa in tre capitoli.
Il primo capitolo consiste nell’analisi storica della violenza sessuale in genere, garantendo una prospettiva d’approccio internazionale, descrivendo come lo stupro sia inteso non più solo come by product di un conflitto armato, ma anche come arma efficace (weapon of war) al fine di rendere un’area geografica etnicamente omogenea (cd. stupro etnico).
In esso sono considerati i maggiori conflitti bellici, quali le due guerre mondiali e la guerra in Vietnam, nonché eventi ancor più antecedenti quali la guerra di secessione americana.
Il secondo capitolo contiene un’analisi dettagliata delle norme di diritto internazionale che reprimono il crimine di stupro (vedi: Convenzioni di Ginevra e relativi Protocolli, Convenzioni sulla repressione dei crimini di genocidio e tortura, crimini contro l’umanità).
Il terzo capitolo descrive l’evoluzione normativa apportata dai due Tribunali ad hoc (International Criminal Tribunal for the Former Yugoslavia and Rwanda), soffermandosi in particolare sui rispettivi statuti e giurisprudenza relativa ai casi maggiormente rappresentativi. Un cenno particolare è dedicato alla problematica relativa alla definizione del crimine di stupro secondo la giurisprudenza dei Tribunali, anche alla luce degli elements of crime relativi allo Statuto della Corte Penale Internazionale. Incluso anche qualche cenno sulla Corte Speciale per Sierra Leone.
Seguono le conclusioni e la corposa bibliografia (le fonti sono state prevalentemente reperite presso la biblioteca del Peace Palace dell’Aia).


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1 CAPITOLO PRIMO ANALISI STORICA 1. Periodo Antico “Le donne e i minori di entrambi i sessi diventino d’immediata proprietà dei vincitori”. Codice di guerra saraceno 1 Tracciare un’analisi del concetto di violenza sessuale relativa a questo periodo, che si estende fino al basso medioevo, non è compito facile, specialmente se si considera che le “fonti” non sono dotate di natura strettamente giuridica e sono peraltro difficilmente riscontrabili. Comunque è noto fin dal “ratto delle sabine” che una nozione intuitiva del concetto di stupro era già presente. Livio 2 racconta di come Romolo avesse incaricato i suoi messi, inviati presso i Sabini, ad auspicare nuove alleanze e matrimoni. Racconta anche come i Sabini rifiutarono. Solo a causa di tale rifiuto Romolo decise, in breve, di prendere le prede con la forza (…ad vim res coepit …). A parte l’inclusione della donna nel genus “res,” appare probabile che la delegazione non si sia recata dai Sabini a chiedere unioni coniugali. Per altro, la descrizione dell’operazione “moglie” ricorda chiaramente l’iter di quelle che saranno descritte in seguito in merito alla schiavitù sessuale: le donne Sabine furono rapite (… signoque dato iuventus romana ad rapiendas virgines discurrit.) e poi trasportate nella domus del Romano committente (… domos referebant.). Risalendo ad un periodo ancor più remoto e scorrendo le pagine dell’Iliade, Omero ci riporta un dialoghetto fra il potente Agamennone e il semidio Achille il cui oggetto verteva principalmente su questioni terrene e nondimeno impellenti: il possesso delle donne catturate durante la guerra di Troia. 1 Kelly Dawn Askin, War Crimes against Women, The Hague, 1997, pagina 18. 2 Luciano Perelli, Livio-La Prima Decade- Tito Livio, Ab Urbe Condita, Torino, 1953, pagina 48.

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Anna Cristina Danieli Contatta »

Composta da 242 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.