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Crescita delle radici di olivo in presenza di residui colturali

Informazioni tesi

  Autore: Marco Fazzini
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Ancona
  Facoltà: Agraria
  Corso: Scienze e tecnologie agrarie, agroalimentari e forestali
  Relatore: Davide Neri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 58

La sperimentazione è volta ad osservare come influenzano le sostanze allelopatiche la crescita dell'apparato radicale di piantine in vaso di olivo. Ciò per verificare se l'olivo patisse o meno fenomeni allelopatici, l'esito è stato positivo, dunque l'olivo soffre fenomeni allelopatici che sono descritti nella seguente tesi. Tutto ciò è stato effettuato per smentire delle fonti di letteratura che citano il fatto che l'olivo non soffra tale fenomeno, inoltre anche per avere una gestione razionale degli impianti di olivi intensivi al fine di limitare l'insorgenza di stress allelopatici.
Il lavoro svolto ha interessato le varietà d'olivo di Arbequina e Frantoio.

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5 PREMESSA La sperimentazione affronta la problematica sempre più rilevante della “Stanchezza del terreno”, una sindrome con conseguenze negative soprattutto in frutteti intensivi, causata da meccanismi diversi che portano condizioni di stress radicale nelle piante reimpiantate. In tali condizioni aumenta, progressivamente ad ogni ciclo, l’insorgenza di patologie e gli accrescimenti delle piante risultano stentati, le rese produttive diminuiscono con conseguenze importanti anche in termini economici per l’azienda. In letteratura, non sono riportati casi in cui l’olivo manifesti sintomi certi di stanchezza del suolo, e anche dalle osservazioni di campo non sono evidenti abbassamenti delle rese produttive nei nuovi impianti in omosuccessione. Si è pertanto ritenuto che l’olivo non soffrisse la stanchezza del suolo. La nostra ricerca si è posta l’obiettivo di verificare le affermazioni sostenute in bibliografia studiando la risposta dell’olivo ai propri residui in ambiente controllato ipotizzando che in pieno campo l’olivo non manifesti sintomi soprattutto in ragione della elevata trasmigrabilità dell’apparato radicale e delle ampie distanze d’impianto, ma non per la mancanza si sensibilità allelopatica.. Riassunto: Per la sperimentazione in serra sono state usate piante da talea delle cultivar Frantoio e Arbequina, poste a crescere in vaso integrando al substrato quattro diverse concentrazioni di residui colturali d’olivo. Si è fatto ciò perché in questa condizione la radice viene forzatamente a contatto con i residui aggiunti e quindi si evita che la grande capacità trasmigrante delle radici di olivo, in pieno campo, possa limitare gli eventuale meccanismi allelopatici. Durante i sei mesi di crescita sono stati rilevati dati riguardanti: la biomassa aerea e radicale prodotta, la respirazione radicale come indice dell’attività metabolica ed il livello di dispersione di elettroliti dalle membrane cellulari, quest’ ultima per vedere il livello d’integrità delle membrane cellulari delle radici. Dai risultati ottenuti si è riscontrato che l’olivo è sensibile alle sostanze allelopatiche come molte altre piante, perché a contatto con i propri residui in uno spazio ristretto in cui l’azione trasmigrante veniva limitata ha manifestato sintomi di stress allelopatico.

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Parole chiave

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allelopatia
frantoio
stanchezza del terreno
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