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Raccolta, analisi e impiego delle informazioni da parte del Comando Supremo durante la Grande Guerra

In uno studio delle attività del servizio I durante la Grande Guerra, è stata seguita la disamina delle fasi di raccolta, analisi ed impiego delle informazioni.
La fase di raccolta va intesa come l’acquisizione dei dati numerici e di posizione delle unità nemiche, nonché dei loro movimenti, del livello di addestramento e armamento, del morale, dei lavori di fortificazione, della disponibilità di viveri e munizioni di scorta. Tale metodo permette di porre in risalto la differenza tra l’acquisizione delle informazioni a livello tattico, ovvero ‘di fronte’ e ‘tra’ il nemico, dalla ricerca a livello ‘esterno’ o ‘dietro’ il nemico: il primo tipo si concretizzava tramite le attività di sezioni distaccate dell’Ufficio Informazioni inserite nell’organico delle armate dislocate lungo il fronte (dal 1916 uffici Informazioni Truppe Operanti-ITO), che si avvalevano di posti di osservazione, pattuglie esplorative, stazioni di intercettazione radiotelegrafica e telefonica, di interrogatori di prigionieri, disertori e profughi e, soprattutto, di reti di fiduciari irredenti residenti oltre le linee i quali, mossi da motivazioni patriottiche, svolgevano l’attività di raccolta e trasmissione delle informazioni mettendo a rischio la propria vita; Per quanto riguardava l’acquisizione ‘esterna’ dei dati sul nemico, essa si realizzava principalmente grazie all’attività di Consolati e Centri informazioni all’estero, specie nella neutrale Svizzera, diventata crocevia e ‘florido mercato’ di notizie sugli eserciti e sulle politiche dei Paesi europei; queste reti estere si avvalevano di informatori remunerati, come giornalisti, banchieri e uomini d’affari, ma molto più spesso semplici cittadini desiderosi di facili guadagni.
La fase di analisi era prerogativa di alcuni organi del Comando Supremo i quali avevano la responsabilità di elaborare le informazioni raccolte ai fini della previsione delle reali intenzioni del nemico. L’Ufficio (poi Servizio dal 1916) Informazioni, preposto alla ricezione e prima selezione dei dati, li riassumeva, catalogava in diari storici e li inviava all’Ufficio Situazione, quest’ultimo incaricato dell’analisi vera e propria; i conseguenti bollettini prodotti venivano quindi trasmessi all’Ufficio Segreteria del Comandante il quale provvedeva a porli in visione al Comandante Supremo, generale Cadorna, che per mezzo di ordini strategici, chiudeva l’iter con la fase di impiego delle informazioni.
Tuttavia durante i primi due anni e mezzo di conflitto si verificarono importanti inefficienze. Alla vigilia dell’operazione Al Po, meglio conosciuta come Strafexpedition, ad esempio, l’ufficio ITO della 1ª Armata schierata intorno al Trentino segnalò all’Ufficio Informazioni del Comando Supremo, uno schieramento austriaco complessivo di 209 battaglioni, quando il bollettino finale stilato dal Comando Supremo portato all’attenzione di Cadorna, ne indicava 129, qualcosa come 7-8 Grandi Unità di differenza; nondimeno, nelle settimane precedenti l’offensiva di Caporetto, nonostante precisi segnali di massicci ammassamenti di truppe e materiali austriaci e tedeschi nelle seconde e terze linee al di là dell’Isonzo, l’Ufficio Situazione continuava irremovibile a valutare come scarsamente probabile un’offensiva nemica e, nel caso fosse stata attuata, sarebbe stata limitata alla riconquista delle posizione perdute sulla Bainsizza due mesi prima.
Il 1918 fu per il Servizio Informazioni l’anno dei radicali cambiamenti i quali produssero una svolta positiva non soltanto nella già funzionale fase di raccolta dei dati, quanto nelle valutazioni delle informazioni. Gli effetti benefici nella fase di impiego tattico e strategico delle analisi ottenute furono considerevoli. La grande considerazione attribuita da parte dei nuovi vertici militari e la conseguente eliminazione delle cause delle distorsioni nelle capacità di valutazione delle informazioni, le migliorate e potenziate attività di propaganda, di censura e di controspionaggio, fecero conseguire all’intelligence militare italiana una capacità operativa che qualora fosse stata in essere già dal maggio del 1915, avrebbe indubbiamente condotto l’Esercito italiano a ben altri risultati ed al risparmio di molte vite umane.
Le sostituzioni del Capo di Stato Maggiore, del Sottocapo e dei Capi Ufficio Informazioni e Situazioni, diedero all’intelligence militare un dinamismo mai riscontrato in precedenza durante la guerra a supporto della tesi secondo cui ambiziosi ma piatti esecutori di ordini, privi di buonsenso ed iniziativa, uniformati alle convinzioni di un comandante maldisposto alle ingerenze ed al contraddittorio, predisposti quindi al lavoro ‘non intelligente’, può creare un contesto favorevole ad una irresponsabile inattendibilità di risultati ed insensato spreco di risorse umane e materiali.

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1 Introduzione La storiografia sull‟Esercito italiano durante Prima Guerra mondiale si sofferma sulla narrazione delle gesta dei nostri soldati, delle sofferenze patite da loro e dai loro familiari, della limitata lungimiranza della politica italiana, dello scarso buon senso di alcuni generali come pure delle ottime capacità di comando di molti altri ufficiali. Tuttavia non molto è rintracciabile in merito ad una attività che fu tanto discreta quanto vitale per le sorti dell‟intervento italiano nel conflitto: la raccolta, la valutazione e l‟impiego delle informazioni sul nemico austriaco. Già 2500 anni fa così scriveva Sun Tzu nel sua opera L‟Arte della guerra il cui tredicesimo capitolo è considerato il primo trattato inerente l‟attività di raccolta e analisi delle informazioni sull‟esercito rivale:“Se so che le mie truppe sono in grado di attaccare, ma non so se il nemico può essere assalito, le possibilità di vittoria sono solo del cinquanta per cento. Sapere che il nemico può essere attaccato e che le mie truppe sono in condizione di svolgere questo compito, ma non sapere se il terreno e adatto allo scontro, significa avere solo il cinquanta per cento di possibilità di vittoria. Perciò si dice: conoscete il nemico e voi stessi e la vittoria non sarà in pericolo 1 ”. Per il condottiero cinese quindi, era “la conoscenza anticipata dei fatti” 2 ovvero la disponibilità di notizie sul campo di battaglia e sull‟esercito avversario, che faceva vincente il generale astuto. L‟attività „di intelligenza‟ di personale specializzato, non solo tesa all‟acquisizione e valutazione dei dati per un loro successivo, opportuno impiego, ma anche finalizzata al mascheramento delle attività delle proprie truppe, ha da sempre rappresentato la differenza tra la vittoria e la sconfitta di un esercito, spesso a prescindere dalle differenze numeriche tra le forze contrapposte. L‟obiettivo di questa tesi, oltre all‟illustrazione dell‟importante evoluzione che l‟apparato di intelligence militare italiano ebbe dalla vigilia del primo conflitto mondiale fino all‟armistizio di Villa Giusti, non solo per quanto riguardava l‟aspetto strutturale, ma anche di specializzazione degli addetti e delle tecniche di raccolta delle notizie e delle attività di disinformazione, è quella di illustrare come il servizio informazioni, insieme organico di enti, uffici e unità preposto a garantire uno Stato e il 1 Sun Tzu, L‟arte della guerra, Biblioteca Neri Pozza, Vicenza, 1999, pag. 164. 2 Ivi, pag. 181.

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Evaldo Cipolloni Contatta »

Composta da 149 pagine.

 

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