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Dexter, quando i media si tingono di rosso. Tra cross-promotion e strategie di costruzione della ricezione spettatoriale.

Con la qui presente tesi si vuole porre in analisi un prodotto culturale che negli ultimi dieci anni ha subito una consacrazione a vera e propria arte, grazie al coinvolgimento di massimi esperti del campo della scrittura, della sceneggiatura, della regia, della recitazione e della produzione televisiva/cinematografica, nella creazione di ciò che comunemente viene denominata serie TV. Nello specifico, gli studi verranno condotti su uno dei prodotti più originali del panorama seriale americano, ovvero, Dexter.

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3 INTRODUZIONE Con la qui presente tesi si vuole porre in analisi un prodotto culturale che negli ultimi dieci anni ha subito una consacrazione a vera e propria arte, grazie al coinvolgimento di massimi esperti del campo della scrittura, della sceneggiatura, della regia, della recitazione e della produzione televisiva/cinematografica, nella creazione di ciò che comunemente viene denominata serie TV, “un prodotto di fiction concepito per il piccolo schermo e, perciò, destinato alla trasmissione televisiva. Articolato in puntate o episodi raggruppati in serie […] propone brevi racconti, in sé conclusi, ma spesso collegati tra loro come episodi di cicli che presentano personaggi fissi invariabili, caratteri strutturali costanti e un’ambientazione che resta per lo più invariata”. 1 Il successo riscontrato da questo tipo di prodotto culturale (in particolare qui si parla di serie TV create e prodotte in America, culla dei prodotti televisivi seriali, che sono le più esportate nel mondo e le più elevate dal punto di vista qualitativo, nettamente superiori a qualsiasi altra produzione, compreso il cinema stesso) è sotto gli occhi di tutti, come ci fa notare il giornalista e critico televisivo Aldo Grasso nel suo articolo La buona televisione del duemila pubblicato sul quotidiano XXI secolo nel 2009, nel quale elogia alcune delle più celebri serie televisive statunitensi dando loro il merito di rendere “buona maestra” la televisione: “Adesso che alcune serie come Sex and the City, Desperate Housewives, Lost, The Sopranos (I Soprano) hanno ottenuto un grande successo ‘di pubblico e di critica’, diventa più facile sostenere che la buona televisione, la tanto ricercata televisione di qualità, esiste da tempo. Anzi, non c’è mai stata una televisione tanto vitale, intelligente e ricca di risonanze metaforiche e letterarie come l’attuale. Sembra quasi un paradosso ma spesso si fa fatica a trovare un romanzo moderno o un film che sia più interessante di un buon telefilm” 2 . 1 L. Damerini, F. Margaria, Dizionario dei Telefilm, Milano, Garzanti Libri s.p.a., 2004, pag. 7. 2 Aldo Grasso, La buona televisione del Duemila, XXI secolo, 2009.

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze della Comunicazione

Autore: Daniele Vignocchi Contatta »

Composta da 135 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.