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''Comandare ubbidendo'': la lotta del popolo di mais. Donne zapatiste in resistenza.

Informazioni tesi

  Autore: Veronica Leccese
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: comunicazione interculturale
  Relatore: Alberto Guaraldo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 55

Nella primavera del 2013 ho avuto la possibilità di recarmi in Messico per svolgere un’attività di ricerca mirata alla conclusione della mia carriera universitaria triennale in antropologia. Avendo deciso di non appoggiarmi a nessun tipo di ONG (lealtà intellettuale forse.. avevo paura di auto introdurmi in un ambiente che avrebbe inesorabilmente alterato la mia percezione, vista anche l’ingenuità della prima ricerca sul campo), ho affrontato questo viaggio da sola, e come terreno di ricerca ho scelto di concentrarmi su una realtà da me conosciuta solo attraverso canali mediatici, ovvero il movimento zapatista. Non volendo fare solo ricerca bibliografica ma desiderando entrare letteralmente in questo tipo di realtà, ho cercato un modo per introdurmi in queste comunità, senza però tralasciare tutta la parte etica che mi aveva portata ad escludere a priori di entrare in contatto con organizzazioni non governative.
L’occasione mi si presentò con l’associazione Fray Bartolomè de las Casas, l’unica che gestisce (e viene accettata e riconosciuta dagli zapatisti, i quali chiedono espressamente di essere tutelati) un’attività di osservazione dei diritti umani: il compito di quest’associazione è di smistare i volontari nelle varie comunità zapatiste per garantire una sorta di “scudo” per i ribelli costantemente sottoposti a minacce e aggressioni da parte di paramilitari e persone antagoniste. Armati di macchinetta fotografica, il volontario garantisce una tutela perché possibile testimone di violazione dei diritti umani (con conseguente denuncia). In questo modo ho potuto recarmi in particolare in due comunità molto piccole in resistenza, senza accontentarmi di una visita ai ben più noti (e molto più facili da visitare anche come “turisti”) caracoles (ovvero i cinque municipi autonomi che si preoccupano di tutta la parte amministrativa e “politica” e ai quali, secondo la vicinanza, ogni comunità fa riferimento). Entrare in quelle comunità mi ha permesso di ribaltare completamente i miei concetti di solidarietà e di comunanza.
Nella prima parte della tesi ho cercato di dare informazioni generali di carattere politico, economico e sociale per inserire la questione in un contesto comprensibile; nella seconda parte l'elaborato affronta invece più in profondità la questione delle donne zapatiste, le quali hanno dato vita ad una sorta di rivoluzione nella rivoluzione.
Il movimento zapatista presenta moltissimi esempi di “gestione alternativa” e di produzione politica dal basso, e la cosa più importante è che è un modello che funziona. Sono vent’anni che queste donne e questi uomini di mais (chiamati così secondo una leggenda maya) non si arrendono, e anche se molti hanno abbandonato la lotta, una seconda generazione di zapatisti è nata, figli di insorti nati e cresciuti nella lotta, che portano avanti quel cambiamento da tanti sognato ma da pochi intrapreso.

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2 1. IL POPOLO DI MAIS 1.1 INTRODUZIONE Quando il mondo dormiva e non si voleva svegliare, i grandi dèi fecero un’assemblea per mettersi d’accordo sui lavori che bisognava fare e decisero di fare il mondo, gli uomini e le donne. E gli dèi pensarono soprattutto di fare il mondo e le persone. Allora pensarono di fare i popoli e di farli molto belli e che durassero, per cui i primi popoli furono fatti d’oro, e gli dèi rimasero contenti perché questi popoli erano brillanti e forti. Ma gli dèi si accorsero che i popoli d’oro non si muovevano, se ne stavano senza camminare e senza lavorare perché erano molto pesanti. Allora tutti gli dèi si riunirono per trovare un accordo sul modo di risolvere il problema e decisero di fare altri popoli e li fecero di legno e vi lavorarono molto e molto si diedero da fare e rimasero nuovamente contenti, perché l’uomo adesso lavorava e camminava; e già erano sul punto di festeggiare, quando si accorsero che i popoli d’oro stavano obbligando i popoli di legno a portarli sulle spalle e lavorare per loro. Gli dèi capirono allora che ciò che avevano fatto era male, per cui cercarono un nuovo accordo per fare i popoli di mais, i popoli buoni, gli uomini e le donne veri, e se ne andarono a dormire lasciando i popoli di mais a cercare di rimediare le cose, mentre gli dèi dormivano. E i popoli di mais parlarono la lingua vera per mettersi d’accordo tra di loro e andarono in montagna per vedere di indicare una buona strada per tutti i popoli (Benenati, Storia del Chiapas). Questa leggenda Maya fu raccontata al subcomandante Marcos dal Vecchio Antonio, uno degli abitanti delle comunità nei quali i primi zapatisti si insediarono. «Il Vecchio Antonio mi diceva – scrisse Marcos in uno dei suoi primi comunicati – che la gente d’oro erano i ricchi, quelli con la pelle bianca, e che la gente di legno erano i poveri, quelli con la

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Parole chiave

antropologia
donne
resistenza
messico
chiapas
zapatisti
osservatore dei diritti umani

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