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L'Educatore Professionale e l'accompagnamento alla morte. Riflessioni sulle possibilità di un lavoro educativo in hospice.

Informazioni tesi

  Autore: Giulia Viviani
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Medicina e Chirurgia
  Corso: Lauree sanitarie
  Relatore: Giovanni Valle
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 205

Il lavoro presenta un percorso di ricerca finalizzato ad individuare, approfondire e sostenere la possibilità di inserire la figura dell’Educatore Professionale nei reparti di degenza dei servizi sanitari residenziali di cure palliative (hospice sanitari); nello specifico, si sono individuati spazi, competenze, funzioni e ruolo dell’educatore nel contesto di strutture che hanno in carico persone malate terminali, in particolare alcuni hospice di Milano ed hinterland.
L’elaborato prende spunto dal lavoro svolto durante il tirocinio del terzo anno del corso di laurea presso l’hospice “Casa Vidas”; le conclusioni formulate nella relativa relazione di tirocinio sono state approfondite ed ampliate attraverso il contributo degli operatori dei servizi ed il confronto con altre realtà. È stata infatti condotta una ricerca in sei hospice lombardi, con lo scopo di individuare quelle funzioni svolte da professionisti non educativi che possono tuttavia avere valenza educativa. Grazie al materiale raccolto attraverso il tirocinio e la ricerca, si è cercato di capire se, e in che modo, un educatore possa lavorare in un ambito in cui ancora non è formalmente inserito o, laddove lo fosse, di individuare le specificità del suo lavoro. Sono stati considerati i possibili spazi di un intervento educativo anche alla luce del confronto fra il tema della progettazione ed il tema del “tempo” che caratterizza questo tipo di utenza.
L’elaborato, in parte di tipo compilativo e in parte di tipo sperimentale, procede analizzando gli ambiti coinvolti dal generale al particolare. Il primo capitolo cerca di far emergere la visione della morte nella società occidentale, soffermandosi su quella attuale ma portando alcuni riferimenti all’evoluzione storica che essa ha subito e alle visioni alternative proprie di altre culture religiose. Si è cercato di sottolineare la necessità che ciascuno si confronti con queste tematiche partendo dal presupposto che la morte sia un fatto naturale ed appartenente a ciascuno di noi e alla nostra esistenza; tale presupposto non sembrerebbe essere tale per la nostra società. A fronte della forte difficoltà attuale di affrontare questa tematica, si sostiene la necessità di una educazione alla morte e nella morte, che si declina come educazione al limite e alla sua accettazione.
Il secondo capitolo descrive il contesto entro il quale l’Educatore Professionale si troverebbe a lavorare, cioè l’hospice, e il modello al quale il suo lavoro farebbe riferimento, ovvero l’approccio assistenziale delle cure palliative. Si è approfondito in particolare il processo di costituzione degli hospice, le principale normative che hanno riguardato i servizi di cure palliative in ambito internazionale, nazionale e regionale e infine l’origine e la diffusione delle cure palliative, e degli hospice, sul territorio italiano; si sono inoltre indagate le specificità culturali del nostro Paese rispetto a quelle dell’Inghilterra, ambiente natio dell’approccio e delle strutture.
Il terzo capitolo definisce le principali dinamiche psicologiche, vissuti e peculiarità dell’utenza degli hospice, ponendo la questione dell’utilità che queste informazioni possono avere per il lavoro dell’Educatore Professionale. Si è quindi esposto, nel quarto capitolo, il materiale raccolto attraverso interviste presso gli hospice, provando ad aprire spazi di intervento e riflessione per l’educatore, individuandone ruolo e funzioni. Si è infine accennato alle principali competenze che, in base alle diverse esperienze avute, si ritengono più utili nel lavoro con le persone malate terminali e i loro famigliari.
Le conclusioni a cui l’elaborato perviene sostengono la possibilità per l’Educatore Professionale di lavorare nei reparti di degenza degli hospice sanitari, in particolare con l’idea che egli possa costituire un punto di riferimento “sociale”, un mediatore relazionale, un facilitatore, sia all’interno del processo del morire del singolo paziente, sia per quanto riguarda la rete relazionale in cui il paziente è immerso, dalla famiglia agli altri operatori. Il testo si chiude con alcune considerazioni inerenti il ruolo dell’educatore e gli spazi di possibile approfondimento che questo elaborato apre.

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5 INTRODUZIONE Questo elaborato nasce dalla volontà di approfondire le tematiche incontrate durante il tirocinio del terzo ed ultimo anno del corso di laurea, svolto presso l’hospice “Casa Vidas” di Milano. La scelta dello stesso tirocinio si è originata dalla curiosità formativa e professionale di indagare come un Educatore Professionale potesse rapportarsi con un’utenza così particolare, quella delle persone malate terminali, per le quali non vi è possibilità di recupero o reinserimento. La contraddizione tra una progettazione educativa per sua stessa definizione rivolta al futuro ed un’utenza dal futuro dichiaratamente più o meno breve ha costituito un interrogativo cui mi interessava provare a rispondere. Ho cominciato così, completamente da zero, ad informarmi su tematiche sulle quali non mi ero mai soffermata. Ho scoperto che cosa fosse un hospice, che cosa fossero le cure palliative, le diverse strutture che ospitano malati terminali, anche a seconda della loro patologia. Sono venuta quindi a conoscenza del fatto che l’Educatore Professionale non è una figura presente nelle équipe degli hospice sanitari, milanesi e non, ed il mio interesse è quindi cresciuto, capendo che avrei percorso una strada abbastanza “nuova”. Ho poi svolto il mio tirocinio presso l’hospice di Vidas ed è stata un’esperienza intensa, significativa, umana e formativa. Ho condotto in questa struttura un progetto educativo, in linea con gli obiettivi del terzo anno, e sperimentarsi concretamente all’interno di quella stessa contraddizione che aveva dato origine alle mie curiosità è stato particolarmente impegnativo, ma sfidante e istruttivo. Da tutto ciò l’intenzione di approfondire, estendendola ad altri contenuti e a diverse realtà, la riflessione sugli spazi di intervento dell’Educatore Professionale in hospice. In questo elaborato, in parte di tipo compilativo e in parte di tipo sperimentale, ho voluto procedere analizzando gli ambiti coinvolti dal generale al particolare. Nel primo capitolo, perciò, analizzo la visione della morte nella società occidentale, con riferimenti a come si è storicamente evoluta e a come si declina in altre culture religiose. Mi soffermo in particolare sui caratteri della visione attuale della morte, per definire il contesto culturale nel quale i servizi di cure palliative operano. Tutti gli attori coinvolti in una situazione di malattia terminale sono parte di una società che rimanda valori, atteggiamenti e comportamenti, idee, giudizi. Per questo ritengo sia importante provare a farli emergere, in modo da sottolineare la necessità per

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