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Interpretazione della devianza minorile e prevenzione

Informazioni tesi

  Autore: Michelangelo Pastore
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2013-14
  Università: Università Telematica Pegaso
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze dell'educazione e della formazione
  Relatore: Angelina Vivona
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 68

Il tentativo di comprendere quali siano le cause che spingono il minore a commettere un fatto di reato si dimostra molto arduo qualora si vogliano trovare risposte univoche.
La questione minorile rimane, argomento di discussione incessante e perenne.
Le analisi più recenti sulla delinquenza giovanile in Italia, hanno dimostrato come si sia verificato un aumento del fenomeno della criminalità minorile denunciato qualitativamente dal rilevante numero di reati collegabili o meno a fenomeni di criminalità organizzata.
Il recupero del minore che ha commesso il reato richiede una programmazione molto personalizzata d’interventi che vedono impegnato e interagenti varie figure ovvero lo stesso minore, la famiglia, l’ambiente in cui vive, la scuola, il lavoro.

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Introduzione La delinquenza non è né una disposizione innata, né qualcosa che il minore abbia escogitato da solo; che i giovani apprendano la delinquenza divenendo membri di gruppi in cui la condotta delinquente si è già istituita. Per divenire delinquente, il ragazzo non ha bisogno di particolari inclinazioni o difetti di personalità o d’intelligenza. Il delinquente differisce dal non delinquente perché presenta frustrazioni, privazioni, incertezze, angosce, sentimenti di colpa o conflitti mentali di generi o grado diversi da quelli dei ragazzi non delinquenti che sicuramente sono meno risentiti, meno aggressivi e che hanno avuto molto di più dalla vita. Comprendere le radici dell’aggressività significa capire il gesto violento, cercando di entrare nel mondo soggettivo della persona che ha commesso quel gesto. È questo il primo passo verso la cura dei ragazzi violenti: cercare di capire, a differenza di come spesso erroneamente si crede, non vuol dire discolpare. In definitiva, nei ragazzi violenti è molto facile che un temperamento predisponente si associ a un comportamento genitoriale coercitivo, ruvido e incosciente, che trasforma il tratto temperamentale in un disturbo stabile caratterizzato dal difetto di autocontrollo interno, dalla difficoltà a concepire le reazioni come stati mentali reciproci, e della facilità ad assumere comportamenti violenti dei figli. 3

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