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Il Polesine del 1951: una comunità distrutta dalla catastrofe o una popolazione che ha tratto dalla propria unione la forza per reagire al dramma?

Informazioni tesi

  Autore: Ileana Migliorini
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Ferrara
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Giuseppe  Scandurra
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 103

Quest'anno ricorre il sessantesimo anniversario di un evento che ha profondamente segnato la storia del territorio polesano: l'alluvione del 1951.
L'avvenimento fu origine di episodi che i ricordi delle persone e l'informazione di quel tempo hanno riportato ai nostri giorni perciò, attraverso la ricerca delle documentazioni raccolte e al loro riordino, si è ripercorsa la tragedia che si è abbattuta su queste zone.
Le affermazioni raccolte in fase di preparazione hanno permesso l'inserimento di dati ed eventi altrimenti non rintracciabili nella documentazione attualmente disponibile in quanto quella antecedente agli anni sessanta è difficilmente reperibile per via del cattivo stato di conservazione in cui si trova o per l'unicità della copia presente nelle biblioteche.
Inoltre si è presa in esame la letteratura di autori che hanno vissuto attivamente l'evento come le cronache dell'Ingegner Mario Sbrana o il letterato Gian Antonio Cibotto, o ancora l'onorevole Giuseppe Brusasca che grazie al suo Diario ha trasmesso i metodi e le azioni compiute nel post – alluvione.
Infine la cronologia dell'inondazione è stata accompagnata dall'inserimento di alcune citazioni tratte dal quotidiano "Il Gazzettino" che ha riportato tra le sue pagine i momenti salienti dell'accaduto.
La bibliografia riportata in calce a questo elaborato raccoglie poi altri libri provenienti da diverse fonti: dall'Amministrazione provinciale di Rovigo a una pubblicazione dell'istituto superiore Einaudi di Badia Polesine a documentari fotografici grazie ai quali si sono potute inserire le immagini di quei giorni.
Rievocare questi momenti permette anche di meditare sulla fioritura di tante generosità e di uno slancio solidale verso chi si è trovato, a dover affrontare la furia del fiume.
Dopo una veloce introduzione nella quale si descriveranno i concetti di comunità e identità, principi fondanti della popolazione polesana, si farà un accenno agli elementi che caratterizzano la Regione e i suoi corsi d'acqua con riferimenti relativi alla popolazione, all'economia, alla storia del Polesine e alla costituzione dei suoi confini.
Entrando nel vivo dell'elaborato e con il sostegno di riferimenti tratti da articoli di cronaca locale e brani letterari, nonché con l'inserimento di testimonianze atte a sottolineare i tratti "umani" della catastrofe, si ripercorrerà la cronologia dell'alluvione: dalla rotta di Paviole e Malcantone all'inondazione delle città di Adria e Rovigo.
Lo straripamento del Po non è, purtroppo, una novità per le terre padane: infatti sono state 3, oltre a quella del 1951 le grandi rotte che hanno segnato profondamente il territorio. Il paragrafo sulla Fossa Polesella, nel capitolo 2, mette in risalto come le precedenti inondazioni non siano state d'insegnamento per le classi dirigenti che si sono succedute nel corso degli anni per prevenire gli allagamenti conseguenti alla particolare conformazione del suolo polesano.
Nel terzo paragrafo si analizzeranno i sistemi sociali del cosiddetto Polesine superiore paragonati alle cittadine di Occhiobello e Canaro in riferimento alle diverse reazioni che i cittadini ebbero di fronte alla catastrofe che li colpì.
Il terzo capitolo, invece, è dedicato alla conta dei danni e alla ricostruzione del periodo post – alluvione con citazioni inerenti al lavoro degli abitanti delle zone colpite, dei volontari e delle autorità che operarono in sinergia per dare un nuovo volto a un paese in ginocchio.
Una sezione a parte, invece, merita la solidarietà nazionale e internazionale che si prodigò per la popolazione: numerosi furono i soccorsi e gli aiuti che giunsero nella regione del'Italia nord – orientale dalla croce rossa, ai militari, alla Pca, ai mezzi di comunicazione di massa ma, nonostante la profusione di aiuti che giunsero in Polesine in quel periodo, per gli abitanti della zona la situazione era difficile a causa del territorio inospitale che si presentava davanti. Di conseguenza il cinquantennio successivo all'alluvione fu caratterizzato da uno spopolamento con frequenti fenomeni migratori che termineranno intorno ai primi anni del nuovo millennio.
Ora, sessant'anni dopo la grande alluvione, è utile e necessario ricordare per valorizzare l'importanza del territorio e la necessità di mantenere vivo un ricordo fondante della società.

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