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L'apolidia nel Diritto Internazionale

Informazioni tesi

  Autore: Antonella Bonincontro
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi di Trento
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza - Percorso europeo e transnazionale
  Relatore: Antonino Alì
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 220

La tesi prende le mosse dalla considerazione che il fenomeno dell’apolidia, benchè poco conosciuto, è, in realtà, da non sottovalutare; ciò non solo per il consistente numero di apolidi presenti nel mondo, che si stima essere intorno ai 15 milioni, ma soprattutto per le drammatiche conseguenze che lo status di apolide comporta. Cosi come il rifugiato, infatti, l'apolide rappresenta un elemento inquietante nella struttura dello Stato-nazione, un paradosso storico-sociale che rompendo l'identità tra uomo e cittadino mette in crisi la finzione originaria della sovranità e cioè che i diritti sono attribuiti all’uomo, solo nella misura in cui in esso riscontrabile il presupposto d'essere anche cittadino.
Ci si sofferma, innanzitutto, sulla definizione e sulle cause della apolidia, considerata come la condizione di colui che è privo di cittadinanza e che lo rende estraneo rispetto ad ogni paese impedendogli di godere, se non attraverso specifiche convenzioni o disposizioni, di diritti in qualunque luogo si trovi e, in particolare, del diritto di accedere all'istruzione, al servizio sanitario e alla vita politica del paese nonchè
di possedere la capacita giuridica per concludere contratti di utilità ordinaria per uno sviluppo sano della vita di ciascuno come quelli di lavoro, di compravendita o di matrimonio. L’apolide, inoltre, non può beneficiare nè della protezione diplomatica che lo Stato solitamente esercita a tutela dei propri cittadini all’estero, nè dell’obbligo internazionale dello Stato di ammettere i propri cittadini sul proprio territorio.
Successivamente la tesi si concentra sull’analisi degli strumenti giuridici internazionali di riferimento che nel tempo sono intervenuti a regolamentare la materia tra i quali principalmente la Convenzione relativa allo status degli apolidi del 1954 che si prefigge di assicurare agli apolidi diritti e libertà fondamentali, e la Convenzione sulla riduzione dei casi di apolidia del 1961 che affronta invece le problematiche connesse alla legislazione sulla nazionalità individuando criteri che consentono all’apolide di acquisire la cittadinanza dello Stato con cui possiede un particolare legame. Non si tralascia inoltre il ruolo ricoperto dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, il cui mandato comprende anche la protezione di quanti si ritrovano apolidi.
Si enucleano poi tutta una serie di proposte in materia di redazione delle leggi di cittadinanza nazionali e delle procedure per il riconoscimento dello status di apolide, utili ai fini di una realizzazione efficace del diritto alla cittadinanza, dando infine attenzione anche al quadro normativo di riferimento dell'ordinamento italiano.
L'ultima parte dell'elaborato offre, in conclusione, una panoramica delle tutele riservate agli apolidi nel quadro normativo dell'Unione Europea, per poi spostare l'attenzione con una breve indagine sulle legislazioni nazionali delle Repubbliche baltiche, e in particolare dell'Estonia, dove all'indomani dell'estinzione dell'Unione Sovietica e della loro restaurata indipendenza migliaia di persone appartenenti alla comunita russofona si ritrovarono improvvisamente private della loro cittadinanza.

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Introduzione La prima volta che ho “scoperto” davvero l'apolidia ossia la condizione di chi è privo di cittadinanza e mi sono effettivamente resa conto della portata di questo fenomeno oltre che delle implicazioni reali che portava con sé ero soltanto una studentessa del secondo anno, e del Diritto Internazionale avevo una conoscenza da assoluta principiante, ma fu un momento che ricordo con incredibile lucidità perché decisi proprio allora che laddove fossi arrivata al termine dei miei studi sarebbe stato senza dubbio interessante dedicare proprio ad essa la mia discussione finale. A molti, probabilmente, potrà sembrare un aneddoto abbozzato ad hoc per l'occasione ma assistevo ad una lezione di diritto internazionale quando mi venne sottoposto il caso di una donna che si era ritrovata nella condizione di apolide qui in Italia dopo aver perso, all'indomani del disfacimento dell'URSS, la propria cittadinanza sovietica con tutto ciò che ne conseguiva in termini di vulnerabilità. Legalmente non poteva più rientrare nel proprio paese di origine ma al tempo stesso in Italia aveva bisogno di un permesso di soggiorno che facesse riferimento a uno Stato per poter continuare a risiedere e quindi anche ivi lavorare. Questo racconto accese la mia curiosità, mi spinse a voler approfondire e mi resi subito conto che più mi interessavo all'argomento più mi apparivano come fin troppo trascurate benché numerose le conseguenze negative che la mancanza di una cittadinanza o la sua successiva perdita potessero produrre nella vita di qualcuno oltre che per la comunità internazionale tutta essendo spesso l'apolidia una realtà collegata da vicino con fenomeni altamente tragici come la guerra. Fortunatamente per me, grazie a quel momento che ispirò il mio interesse e grazie all'appoggio del mio relatore che ha creduto in questa scelta, l'apolidia è l'oggetto attorno al quale si articolerà la tesi che nelle prossime pagine prenderà forma. L'intento che mi sono prefissa, pur non essendo io una voce autorevole in materia, è quello di testimoniare innanzitutto che una simile realtà esiste, che milioni di persone ne sono tragicamente colpite e che la comunità internazionale ha nel tempo approntato degli strumenti non soltanto in termini di protezione ma anche e soprattutto di prevenzione del problema che ha una dimensione, si potrebbe dire, quasi duale essendo strettamente intrecciato con la questione della nazionalità la cui prospettiva è una prospettiva interna e come tale rientrante nei limiti della sovranità di ciascuno Stato. D'altra parte per riuscire a capire la posizione di svantaggio che l'apolide vive in termini di godimento dei diritti fondamentali occorre compiere anche una indagine su ciò che costituisce il legame tra individuo e Stato, insieme alle circostanze che questo legame lo fanno venir meno. Nel lavoro che segue ho pertanto intenzione di mostrare in che modo la comunità internazionale ha reagito per affrontare il complesso problema dell'apolidia, con uno sguardo dapprima alla definizione che ne ha dato, alle cause che ha riconosciuto essere fonte di essa per poi giungere agli strumenti normativi approntati per la tutela di chi è I

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Parole chiave

diritti umani
sicurezza internazionale
diritto alla cittadinanza
sovranità nazionale
apolidia
assenza di cittadinanza

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