Durban: la città marginale. Morfogenesi di un modello insediativo

In opposizione ad una concezione epidermica di sostenibilità ambientale sempre più diffusa nel mondo dell’edilizia e dell’architettura, la ricerca presentata nel lavoro di tesi "Durban: la città marginale" affronta tale questione in termini strutturali, proponendo un nuovo modello insediativo che, sfruttando le peculiarità territoriali e climatiche locali, si fonda sull’accumulo e l’utilizzo dell’acqua piovana ai fini abitativi.
Lo studio di particolari ecosistemi urbani quali gli slum Sudafricani evidenzia i limiti e la non sostenibilità di una pianificazione urbana e territoriale fondata sulla globalizzazione e standardizzazione dei modelli insediativi, che a Durban si traduce in un sostanziale fallimento della città giardino di matrice inglese come paradigma di espansione urbana. Tale modello non ha saputo far fronte ai numeri dell’esigenza abitativa producendo un forte squilibrio nel rapporto tra espansione residenziale, e infrastrutture ad essa legate, e risorse ambientali e territoriali, di cui gli slum sono la faccia più estrema.
Laddove caratteristica principale degli slum è l’assenza di una infrastrutturazione primaria, il modello insediativo proposto pone a fondamento dello sviluppo urbano la creazione di una infra-struttura di base di raccolta dell’acqua piovana in primis, e distribuzione ed erogazione dei servizi in generale.
La struttura dell’acqua diviene così elemento fondante dello sviluppo urbano caratterizzando tanto gli spazi collettivi quanto le singole abitazioni: una condotta principale di raccolta ed erogazione dell’acqua piovana alimentata da punti di accumulo domestici e individuali. Tale sistema consente l’autosufficienza idrica delle singole abitazioni per gli utilizzi domestici, e l’accumulo e l’utilizzo delle risorse idriche eccedenti per usi collettivi (irrigazione, abbeveraggio etc).
A fronte di un rapporto uomo – ambiente messo fortemente in crisi dalla prima modernità, il ripensamento degli spazi e dei modelli abitativi futuri deve quindi fondarsi su un rinnovato equilibrio tra esigenze abitative contemporanee e risorse ambientali e territoriali.

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VII VI Premessa Il presente lavoro di tesi prende spunto dai temi proposti nel “XXV International Union of Architects World Congress – architecture OTHERWERE Durban 2014”, e nel relativo concorso “UIA International student com- petition 2014”. L’organizzazione internazio- nale UIA, International Union of Architects, da tempo propone, a intervalli di tempo re- golare, congressi su temi ritenuti rilevanti nella pratica architettonica contemporanea a tutti i livelli, riunendo al suo interno orga- nizzazioni professionali e oltre un milione di Architetti, provenienti da più di cento Pae- si. Per il 2014 si è scelta la città di Durban, sede del congresso di cui sopra, portando l’attenzione dei partecipanti sul Sud Africa, ma con l’idea di trattare temi affi ni a realtà varie ed eterogenee. Il congresso si sviluppa infatti attorno al tema centrale della nuova povertà urbana, nelle sue declinazioni fi siche (l’abitare infor- male), economiche (le economie informali) e sociali (i risvolti delle prime due sui sistemi sociali), e il modo in cui le pratiche architet- toniche, in senso largo, possono concorrere alla riduzione di essa. Il concorso ha quindi rappresentato la tap- pa iniziale del presente lavoro, come inizia- zione allo studio della realtà territoriale ed urbana di Durban, e come individuazione di alcuni temi sviluppati e approfonditi succes- sivamente. Il materiale prodotto per il con- corso è stato in parte inserito nella presente ricerca, in parte rivisto ed integrato, e rap- presenta la base della stessa. Nelle pagine successive si espone il reso- conto degli studi portati avanti, in circa dieci mesi di lavoro, sulla realtà urbana e territo- riale di Durban. Si parla di città, ed in particolare di città informale, con tutti i signifi cati che questa espressione ha assunto nel tempo, prima in termini generali, riferendosi alle realtà ur- bane del Sud del pianeta, e poi calandosi nello specifi co della realtà Sudafricana e di Durban. Nel tentativo di defi nire un campo teorico, e teoretico, di riferimento in cui collocare gli ecosistemi urbani Slum, ci si è avvalsi dei contributi più disparati, ed in particolare è ri- sultata fondamentale la sintesi proposta dal sociologo Mike Davis nel suo libro “Planet of Sulm” 1 . Si inizia quindi parlando di insediamenti in- formali e si conclude mostrando un possibile progetto di modello insediativo per Durban, non tutta Durban, ma la sua componente informale. Tra la defi nizione teorica del campo di inda- gine sulle nuove forme di città e il progetto, trova posto un capitolo di studio morfologico della città. La lettura delle forme, dalla scala territoriale a quella dei singoli insediamenti, in cui si concretizza la città informale ci por- ta a rifl ettere su specifi che aree urbane in cui non arriva la pianifi cazione uffi ciale: è la Durban marginale. Nelle aree pertinenti limiti naturali ed an- tropici, primariamente fi umi e reti viarie, gli insediamenti informali trovano un luogo ide- ale, e fi sico, di nascita e sviluppo, ponendo così un fondamentale problema progettuale relativo alla riconfi gurazione delle stesse. Lo slum come “problema che è contempo- raneamente di progettazione e di ricerca” 2 porta allo sviluppo di un principio insedia- tivo, come modello generale di intervento che pone alla base del ripensamento degli slum l’elemento infrastrutturale e l’acqua, e ad una proposta progettuale concreta relati- va ad una specifi ca area marginale. Nello sviluppo di tale modello si è scelto di procedere per archetipi, individuando nel progetto di Álvaro Siza per il quartiere Mala- gueira (Évora) l’archetipo dell’infrastruttura (la conduta) come elemento di fondazione e disegno urbano. La struttura della tesi ripropone questo cammino di approfondimento per gradi suc- cessivi, dalla defi nizione teorica alla sinte- si progettuale, organizzando il materiale in quattro capitoli tematici. Data la vastità degli argomenti toccati, tale lavoro non pretende di dare una lettura esaustiva e defi nitiva de- gli stessi, e va inteso invece come contribu- to puntuale, e parziale, alla costruzione di un quadro teorico più esaustivo per lo stu- dio delle nuove dinamiche urbane relative a specifi che aree del globo. + Brevi note introduttive 1-Mike Davis, “Il pianeta degli slum” Serie Bianca Feltrinelli, (2006); 2- Vyjayanthi Venuturupalli Rao, “Slum as a theory”; Editoriale Lotus 143 (2010);

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Architettura

Autore: Giulio Porcu Contatta »

Composta da 48 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.