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Il ruolo degli Enti Locali nell'Unione Europea

La tesi analizza il ruolo degli Enti Locali nel processo d'integrazione dell'Unione Europea, tema di stringente attualità malgrado poco dibattuto, se si considera in primis il contributo che essi possono dare in risposta all'accusa di deficit democratico, che viene mossa all'Unione Europea da molti operatori e analisti sulla scorta dei principi del costituzionalismo moderno. L'affermazione degli Enti Locali nel sistema istituzionale dell'Unione ha richiesto a quest'ultima di superare la c.d. patologia oculistica della 'cecità federale' nei confronti delle articolazioni territoriali interne degli Stati membri, processo questo avviato formalmente nei Trattati a partire dal 1992, ma al quale ha contribuito in misura notevole il Consiglio d'Europa attraverso l'introduzione della Carta Europea dell'Autonomia Locale nel 1985. E' in tale quadro che gli Enti Locali, posizionati in un ordinamento, quello italiano, che può dirsi 'europeizzato', anche alla luce del riconoscimento operato a livello costituzionale dei 'vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario', hanno visto rafforzare la loro voce nel processo decisionale europeo: si pensi all'istituzione del Comitato delle Regioni,organo consultivo dell'Unione rappresentante le collettività regionali e locali, e agli strumenti dallo stesso messi a punto per favorire un maggior coinvolgimento delle autorità locali e delle relative associazioni nazionali ed europee di rappresentanza nell'elaborazione delle politiche e della normativa europee, senza dimenticare l'opera degli Uffici di rappresentanza regionale e locale che si relazionano direttamente con le istituzioni europee come l'Ufficio TECLA Europa di Bruxelles. Se la configurazione di un ruolo per gli Enti Locali nella fase di elaborazione e formazione della normativa europea è stata una conquista relativamente recente (anche a livello nazionale), sulla quale hanno inciso altresì gli indirizzi contenuti nel Libro bianco sulla governance europea del 2001, è più evidente il loro contributo alla fase di attuazione delle politiche dell'Unione. E' un contributo caratterizzato da obblighi e vincoli, nel caso della politica economica, con riferimento al Patto di Stabilità e Crescita, che ha comportato l'adozione a livello domestico del Patto di Stabilità Interno, contenente disposizioni sulla gestione finanziaria degli enti territoriali, e quindi anche degli Enti Locali. La disciplina del Patto di Stabilità e Crescita è stata rafforzata poi dal c.d. Fiscal Compact che, obbligando gli Stati membri a introdurre nei propri ordinamenti il principio del pareggio di bilancio, si è tradotto in Italia con la Legge 243/2012 che ha previsto disposizioni per gli Enti Locali inerenti il conseguimento dell'equilibrio di bilancio e il concorso alla sostenibilità del debito pubblico. La partecipazione degli Enti Locali all'attuazione delle politiche europee rappresenta, invece, un contributo con implicazioni potenziali positive nel caso della politica di coesione economica, sociale e territoriale, con particolar riferimento agli strumenti previsti dall'attuale programmazione 2014-2020 (Gruppo europeo di cooperazione territoriale, sviluppo urbano sostenibile, investimenti territoriali integrati, sviluppo locale di tipo partecipativo), dei programmi elaborati dalla Commissione Europea e, infine, del Patto dei Sindaci, iniziativa quest'ultima alla quale partecipano tantissimi Enti Locali, in particolare i Comuni.

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1 Introduzione Il ruolo degli Enti Locali nel processo d’integrazione dell’Unione Europea è il tema oggetto della tesi. È un tema certamente attuale, ma purtroppo ancora poco dibattuto e, quando lo è, risulta esaminato nel più generale sistema delle autonomie locali, nel quale rientrano pure le Regioni. Non a caso, nell’esame di alcuni aspetti inerenti il rapporto tra gli Enti Locali e l’Unione Europea non si può fare a meno di «sconfinare nel territorio delle Regioni»: d’altronde, l’organo istituzionale dell’Unione Europea che dà voce agli Enti Locali è il Comitato delle Regioni che, come è facile intuire, rappresenta in primis le autorità regionali. Ciononostante, lo sforzo di questa tesi è finalizzato a un discorso autonomo sul rapporto tra gli Enti Locali e l’Unione Europea, che ha come punto di partenza il contributo che gli Enti Locali possono dare all’architettura istituzionale dell’Unione, in particolare come risposta all’accusa di deficit democratico che analisti e operatori muovono all’assetto istituzionale europeo sulla scorta delle nozioni del costituzionalismo moderno. E non è tutto: l’Unione Europea negli ultimi trenta anni ha considerevolmente aumentato l’attenzione nei confronti dei livelli substatali di governo, mossa inizialmente dalla costante preoccupazione di veder attuata ed eseguita la normativa europea in tutti gli Stati membri. È un percorso evolutivo quello dell’Unione che raggiunge l’apice col Trattato di Maastricht del 1992, grazie al quale viene formalizzato il principio di sussidiarietà (già presente nell’Atto Unico Europeo del 1986) e sancita l’entrata sul palcoscenico europeo del Comitato delle Regioni, organo consultivo delle istituzioni dell’Unione rappresentante non solo le collettività regionali, ma anche quelle locali. Sono questi i due elementi innovativi che sottolineano come l’Unione Europea abbia definitivamente aperto gli occhi sulle articolazioni istituzionali interne a ogni Stato membro. È senza dubbio vero che sono state le Regioni, in quanto primo livello substatale, ad essere considerate i primi interlocutori delle istituzioni dell’Unione Europea, ma ciò non deve esser letto in un’ottica negativa e di contrapposizione: il consolidamento e l’espansione del ruolo delle Regioni nel sistema istituzionale dell’Unione Europea rappresentano la

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Economia

Autore: Pasquale Genio Contatta »

Composta da 203 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.