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La villa romana del Casale di Piazza Armerina

Informazioni tesi

  Autore: Vincenzo Castelli
  Tipo: Diploma di Laurea
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Operatore dei Beni culturali
  Relatore: Carlo Gasparri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 83

La tesi muove anzitutto da una utile introduzione in cui si tracciano le linee generali del contesto storico-artistico-economico che fa da sfondo alla nascita e allo sviluppo del fenomeno culturale tardo-antico del vivere in villa. Si passa, quindi, a trattare più nello specifico i vari aspetti del monumento,privilegiando, però, l'analisi dei mosaici sul piano del contenuto e dello stile. Si definisce uno dei problemi più dibattuti dalla storiografia sulla villa e cioè quello relativo alla individuazione del proprietario, che il Carandini propende a identificare con un ricco governatore locale, di contro alla tesi prima da molti caldeggiata di un possibile committente molto vicino alla famiglia imperiale, se non lo stesso imperatore.

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4 I. INTRODUZIONE 1 La villa romana del Casale, ubicata non lontano dal comune di Piazza Armerina (Sicilia), rappresenta oggi una grande attrattiva del turismo internazionale, collocandosi per importanza al terzo posto dopo la villa di Tivoli e quella di Spalato; ma la gran parte degli innumerevoli visitatori che ogni anno, da ogni dove, raggiungono questo ormai celebre centro della Sicilia interna, ignora che, a monte di questa grande scoperta, è una vicenda che rappresenta un capitolo per niente edificante dell’ archeologia italiana. Portato alla luce nella sua interezza negli anni ’50 del secolo scorso, alla fine di una lunga serie di indagini iniziate il secolo precedente, il complesso è privo infatti della pubblicazione dello scavo, perché, in realta’, non di scavo si e’ trattato ma di una colossale opera di sterro. Di conseguenza per sempre perse sono le informazioni relative all’ insediamento arabo-normanno e uno successivo che nel Medioevo sorsero a ridosso delle strutture tardo-antiche della villa. In pratica, e’ mancata ogni attenzione per la stratigrafia, quella successione, cioè, di processi naturali e antropici insieme, necessaria per ricostruire la millenaria attivita’ umana nell’ area. Negli anni ’60 arriva la valorizzazione: una struttura 2 mirabolante in plastica , cemento e metallo viene innalzata per la conservazione della villa, consegnandola in tal modo al turismo di massa, senza pero’ riuscire completamente nell’ intento di tutelare in modo permanente i pavimenti musivi. La copertura è frequentemente soggetta a delle crepe e va rifatta ogni decennio, il che comporta un ingente sperpero di denaro; molti mosaici inoltre soffrono l’umidita’ , specie nei punti di insufficiente drennaggio. In modo del tutto ingiustificato, l’ interesse per i pavimenti musivi predomina su quello delle pitture parietali e dei pavimenti marmorei. Perchè si proceda correttamente, è indispensabile che la mentalita’ dell’archeologo si apra ai contributi che sempre di piu’ possono offrire le scienze esatte. Spesso infatti l’archeologo italiano denota un eccessivo attaccamento alla propria peculiarita’ culturale e un netto rifiuto per le novita’ che provengono dal nord. Ma è innegabile che la diciplina trae 1 Si ricorda che questo capitolo, come i successivi, specie per le notizie afferenti al quadro storico, fa costante riferimento all’opera di A. Carandini-A. Ricci-M. De Vos, Filosofiana. La villa di Piazza Armerina,Palermo, 1982. 2 Franco Minissi (1957) e’ l’ ideatore della struttura metallica appoggiata alla muratura esistente, che costituisce l’ossatura portante di un manto di materiale plastico che forma pareti e copertura della villa.

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archeologia
ville tardo-antiche
storia dell'arte greca e romana
università di napoli federico ii

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