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Effetti macroeconomici di uno shock di politica monetaria sull' economia USA: una analisi VAR

Informazioni tesi

  Autore: Matteo Bianchi
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze Statistiche
  Corso: Statistica, Economia e Impresa
  Relatore: Giuseppe Cavaliere
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 85

L’ obiettivo di questa trattazione è quello di individuare gli effetti di uno shock di politica monetaria su alcune variabili macroeconomiche dell’ economia USA, a tale scopo prenderò a riferimento l’ articolo di James Stock e Mark Watson pubblicato nel 2001 nel Journal of Economic Perspectives, “Vector Autoregressions”. In questo articolo i due ricercatori mostrano un esempio di utilizzo dei modelli VAR al fine di ricavare l’ effetto di uno shock di politica monetaria su un campione “lungo” dal 1960 al 2000 mostrando tutti i limiti del caso ed esplicitando alcune critiche all’ utilizzo di questi modelli per l’ analisi strutturale.
La trattazione sarà organizzata come segue: nel primo capitolo verrà illustrato il contesto economico e l’ approccio utilizzato da Stock e Watson al quale faccio riferimento mentre nel secondo illustrerò la natura dei modelli VAR, Structural VAR e la relativa identificazione. Nel capitolo tre seguirà la descrizione delle variabili utilizzate e la presentazione dei modelli stimati mentre nel quarto capitolo un confronto tra i diversi risultati ottenuti.

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7 Capitolo I CONTESTO STORICO – ECONOMICO USA A partire dagli anni sessanta il contesto economico in cui si è trovata ad operare la Federal Reserve è stato caratterizzato da numerosi periodi di instabilità economica, tra le cui cause svolgono un ruolo predominante le crisi energetiche. Tra il 1960 e il 1964, l’ inflazione si muoveva tra valori molto bassi, in media su poco più dell’ 1% all’ anno. Durante la guerra del Vietnam, 1965-1969, e all’ inizio degli anni settanta la crescita dei prezzi divenne un problema preoccupante, dovuto alla politica monetaria troppo espansiva in voga all’ epoca. Si pensava infatti di poter contenere il tasso di disoccupazione entro il 3 – 4%, mantenendo l’ inflazione a livelli un po’ più elevati. Questo approccio incontrava il favore di molti economisti che pensavano che tenere l’ inflazione ad un livello poco superiore alla media avrebbe portato ad ottenere un aumento permanente dell’ occupazione e riduzione della disoccupazione. Uno dei primi a dubitare di questo approccio fu Friedman che sosteneva che il tentativo di mantenere la disoccupazione ad un livello troppo basso attraverso una politica monetaria espansiva sarebbe sfociato nell’ inflazione. Tuttavia una serie di fattori resero ancora più difficile la lotta all’ inflazione in quel periodo, come una serie di shock che interessarono i prezzi del petrolio e dei generi alimentari. Il 1967 infatti fu l’anno dell’ inizio di una crisi per l’ economia mondiale a causa delle improvvise difficoltà nell’ approvvigionamento energetico per i paesi industrializzati che raggiunse il suo culmine nel 1973. Il 6 ottobre 1973 infatti iniziò la cosiddetta guerra dello Yom Kippur, in cui furono coinvolti Siria, Egitto ed Israele. Quella dello Yom Kippur fu la più grande guerra combattuta in Medioriente fino a quella del Golfo e portò ad un embargo delle esportazioni di petrolio nei paesi occidentali che aggravò molto la crisi economica che in quegli anni aveva cominciato a colpire Europa e Stati Uniti che negli ultimi tempi avevano accresciuto la loro dipendenza energetica dal petrolio importato. Accadde infatti che i paesi produttori di petrolio, in risposta all’aiuto americano concesso ad Israele, cominciarono un embargo verso gli Stati Uniti e molti altri paesi occidentali che sarebbe durato fino al 1974 provocando un aumento del prezzo del petrolio del 400%. In questo periodo anche la politica fiscale fu troppo espansiva. La guerra del Vietnam e altri

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monetary policy
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econometrics
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