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L'economia della felicità: quale equilibrio tra benessere materiale e benessere umano?

Informazioni tesi

Autore: Anna Rita Samale
Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
Anno: 2013-14
Università: Università degli Studi di Foggia
Facoltà: Economia
Corso: Marketing Management
Relatore: CaterinaDe Lucia
Lingua: Italiano
Num. pagine: 80

Dallo studio della serie storica dal 1946 al 1970 negli USA, Easterlin evidenziò che all'aumento del reddito, e quindi del benessere economico, la felicità cresce fino a un certo punto, poi comincia a diminuire, mentre si alzano gli indici di infelicità. Ma come spiegare questa situazione? Le ragioni risiedono principalmente in tre fenomeni. Il primo è quello dell'adattamento. Il secondo fenomeno è legato strettamente al primo. Per continuare a provare soddisfazione bisogna alzare il livello di ambizione ogni volta. Infine, troviamo il confronto con i propri simili. Il mio benessere aumenta all'aumentare della differenza tra il mio livello di reddito e quello del gruppo di riferimento. Se la ricchezza non fa la felicità allora cosa rende felici? Ecco che nasce l'esigenza di attribuire importanza alle relazioni umane, beni in cui l'adattamento e le aspirazioni agiscono meno, come l'ambito familiare, affettivo e civile.

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4 1. Introduzione Se due importanti giornali di teoria economica (The Economic Journal, Novembre 1997 e Journal of Economic Behaviour and Organization, Luglio 2001) dedicano un dibattito al tema, se viene fondata una rivista specializzata (Journal of happiness studies) e se nasce un portale 1 , allora non c’è alcun dubbio: la parola felicità è tornata di moda in economia (Bruni 2002, p. 1). Becattini scrive: “ Mi potrei sbagliare, naturalmente, ma se non vado errato una rivoluzione paradigmatica si sta, per adesso sommessamente, marginalmente, quasi clandestinamente, preparando negli studi economici. Una nuova economia del benessere sta insidiando il dominio, apparentemente indiscusso, dell’analisi economica di ciò che, alla luce del paradigma dominante, si pensa sia la realtà sociale” (2004, p. 9). Becattini non sbagliava. Un nuovo paradigma è in corso e oggi sono molti a credere “che la felicità debba avere ancora una volta un posto più centrale nella scienza economica” (Dixon 1997, p. 1812) 2 . Il “paradosso della felicità”, percepito inizialmente quasi come un fastidio dagli economisti, ha finito per conquistare il centro dell’interesse scientifico e culturale. In un discorso all’università della Carolina del Sud il presidente della Federal Reserve Ben Bernanke, ha deciso di parlare dell’Economia della felicità 3 . Dato che siamo ancora nel bel mezzo della crisi economica più 1 www.eur.nl/fsw/research/happiness è un portale, coordinato da R. Veenhoven, con un ampio data base sull’happiness nelle diverse nazioni del mondo, bibliografia e studi. 2 Bruni L. (2004), L’economia la felicità e gli altri. Un’indagine su beni e benessere, Città Nuova, Roma, p. 15. 3 L’economia della felicità è un filone di ricerca che, con metodo scientifico e approccio multidisciplinare, analizza le determinanti di ciò che noi chiamiamo benessere soggettivo e felicità individuale (Sugden 2006, p.111). L’obiettivo principale è superare i limiti del PIL: misura principe del progresso sociale. Il reddito è una componente della felicità, ma non è l’unica. Fra i suoi maggiori esponenti figurano: l’israeliano Daniel Kahneman e gli italiani come Leonardo Becchetti, Luigino Bruni e Stefano Zamagni. Tra le principali evidenze empiriche emerse da questi studi ci sono l’importanza dell’istruzione (intesa come capacità di stare al mondo in maniera soddisfacente e

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