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Il distretto Valpolicella come "strumento" di competizione per vini di qualità: il caso Amarone

Lo scopo del mio elaborato è quello di cercare di capire e approfondire come funziona il settore vitivinicolo, che strategie adottano le aziende italiane e qual è il ruolo dei distretti produttivi nella filiera vinicola, passando ad analizzare un caso pratico di un vino d’alta gamma come l’Amarone del distretto della Valpolicella. Trattandosi di un vino le cui bottiglie sono vendute per l’80 % all’estero, ho deciso di focalizzare la mia tesi principalmente sull’interesse dell’internazionalizzazione delle stesse aziende produttrici toccando anche altri aspetti, non meno importanti, come quelli della concorrenza, dell’eventuale falsificazione dell’Amarone e della brand reputation. La ricerca delle informazioni avverrà, per lo più, mediante l’utilizzo di fonti primarie ovvero andando ad intervistare una delle figure chiave all’interno delle aziende vinicole presenti nella realtà del distretto Valpolicella: l’export manager. Il fine ultimo è quello di capire le strategie delle aziende che hanno permesso all’Amarone un tale successo all’estero in così poco tempo e come intendano mantenere questo risultato nel futuro.

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Introduzione 1 INTRODUZIONE “Una bottiglia di vino contiene più filosofia di tutti i libri del mondo" diceva il noto microbiologo Louis Pasteur. Il vino ha vissuto e vive tutt'oggi un periodo di grande potere nel vecchio Continente, ogni bottiglia di vino racconta storie incredibili di luoghi, di famiglie e di persone che dedicano la loro vita per la ricerca di un prodotto sempre migliore. Molte volte la produzione vinicola è sinonimo di qualità e non di quantità come può essere per altri settori produttivi, questo perché il consumatore è affascinato dalla bottiglia che ha davanti, vuole scoprire sempre nuove emozioni ed è quindi un consumatore insaziabile, alla continua ricerca di un prodotto sempre migliore, un consumatore che prova piacere a condividere una bottiglia con altre persone per il piacere di confrontarsi e dialogare con parole, sensazioni e sguardi. Non a caso le occasioni speciali della vita di una persona o gli accordi stipulati tra due aziende vengono sempre accompagnate dal vino, consacrando così il suo ruolo di bevanda augurale. Quando si beve un bicchiere di vino si sente l’impronta personale del produttore, difatti il vignaiolo imprime al vino la propria cadenza; ogni bottiglia è differente l’una dall’altra, dal sapore all’odore le varie note non sono mai reciprocamente omogenee ed è questo che rende il vino una bevanda unica nel suo genere. Io credo che fare del vino non sia mai una cosa banale perché è come creare un’opera d’arte, in cui bisogna saper mettersi in gioco e bisogna anche correre il rischio di non venire compresi e di essere criticati come avviene ad un pittore ed il suo quadro o per uno scultore e la sua statua. “Il ciclo di vita del vino comprende giovinezza, maturità, vecchiaia e morte. Se non trattato con ragionevole rispetto si ammala e muore”. Ogni volta che assaggio un bicchiere di vino ricerco in quel poco liquido più cose di quante ne conosca, sono sempre alla ricerca dei colori che lo rappresentano, degli odori che lo caratterizzano e non ultimo del gusto che è in grado di imprimere al mio palato.

Laurea liv.I

Facoltà: Economia

Autore: Federico Beraldo Contatta »

Composta da 52 pagine.

 

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