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Un'esperienza di utilizzo dell'ICF in una popolazione di persone mielolese in fase di cronicità

Informazioni tesi

  Autore: Giulia Cosmaro
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Udine
  Facoltà: Medicina e Chirurgia
  Corso: Fisioterapia
  Relatore: Agostino  Zampa
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 71

Il 22 maggio 2001 l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), nel corso della 54'World Health Assembly, ha approvato l'utilizzo a livello internazionale della Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute, nota come ICF.
L'ICF appartiene alla famiglia delle classificazioni internazionali dell'OMS, delle quali la più nota ed utilizzata è l'International Classification of Diseases (ICD), ideata oltre 150 anni fa e sottoposta a 10 revisioni (in uso attualmente è l'ICD 9).
A partire dagli anni settanta l'ICD si rivelò insufficiente nel rispondere al crescente fabbisogno di informazioni sulle malattie croniche invalidanti, caratterizzate da una bassa mortalità ma da importanti e prolungate condizioni di disabilità. L'OMS cercò di fornire una prima risposta a questa criticità pubblicando nel 1980 l'"International Classification of Impairments, Disabilities, and Handicaps", meglio nota con l'acronimo ICIDH. Questa classificazione introdusse un modello concettuale che, per la prima volta, differenziava le conseguenze che uno stato di malattia o trauma o deficit congenito possono avere a livello di organi (menomazione), funzione (disabilità) e soprattutto in termini di svantaggio sociale (handicap). La rigida sequenzialità del modello di base ha limitato l'applicazione dell'ICIDH in ambito di ricerca e programmazione, per cui l'OMS, nel 1995, ne ha avviato il processo di revisione.
Il passaggio concettuale tra le due classificazioni è ben esplicitato dall'OMS: l'ICF non è più una classificazione delle "conseguenze delle malattie" (come l'ICIDH del 1980) ma è una classificazione delle "componenti della salute"; e mentre le "conseguenze" si focalizzano sull'impatto delle malattie o di altre condizioni di salute che ne possono derivare, le "componenti della salute" identificano gli elementi costitutivi della salute.
Per facilitare l'utilizzo di ICF l'OMS sta realizzando degli strumenti di pratico utilizzo comprendenti solo le categorie, ritenute da esperti ed utenti, più significative per una specifica condizione patologica ( l'intera classificazione dell'ICF è composta da 1400 categorie !). Tali strumenti sono definiti Core Set (nuclei centrali ). Nel corso degli ultimi 6 anni è stato avviato dall'OMS anche un progetto per lo sviluppo di Core Set dedicati alle persone con lesione al midollo spinale (PLMS).
Nel presente studio è stato utilizzato il Core Set per le PLMS in fase cronica nella forma breve che viene, di norma, utilizzata a scopo di ricerca. Questo Core Set comprende 33 categorie al secondo livello selezionate dalla forma estesa dell'ICF Core Set
Lo studio ha riguardato una popolazione di PLMS, tutte del Friuli Venezia-Giulia, afferenti al Centro "Associazione Progetto Spilimbergo" di Spilimbergo (PN) ove queste persone vengono accolte per brevi periodi di soggiorno riabilitativo e di follow-up clinico.
L'incremento dell'aspettativa di vita anche delle PLMS ha determinato un aumento degli anni vissuti dopo la lesione midollare per cui si è ritenuto di utilizzare la classificazione ICF per tentare una verifica del loro stato di salute durante la cosiddetta fase di cronicità della mielolesione. Si rammenta infine che secondo ICF per salute si intende: " un completo stato di benessere fisico, mentale e sociale, e non soltanto assenza di malattia o infermità".

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4 INTRODUZIONE Il 22 maggio 2001 l’ Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), nel corso della 54’ World Health Assembly, ha approvato l’ utilizzo a livello internazionale della Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute, nota come ICF. L’ICF appartiene alla famiglia delle classificazioni internazionali dell’OMS, delle quali la più nota ed utilizzata è l’ International Classification of Diseases (ICD), ideata oltre 150 anni fa e sottoposta a 10 revisioni (in uso attualmente è l’ ICD 9). A partire dagli anni settanta l’ ICD si rivelò insufficiente nel rispondere al crescente fabbisogno di informazioni sulle malattie croniche invalidanti, caratterizzate da una bassa mortalità ma da importanti e prolungate condizioni di disabilità. L’ OMS cercò di fornire una prima risposta a questa criticità pubblicando nel 1980 l’ “International Classification of Impairments, Disabilities, and Handicaps”, meglio nota con l’ acronimo ICIDH. Questa classificazione introdusse un modello concettuale che, per la prima volta, differenziava le conseguenze che uno stato di malattia o trauma o deficit congenito possono avere a livello di organi (menomazione), funzione (disabilità) e soprattutto in termini di svantaggio sociale (handicap). La rigida sequenzialità del modello di base ha limitato l’ applicazione dell’ ICIDH in ambito di ricerca e programmazione, per cui l’ OMS, nel 1995, ne ha avviato il processo di revisione. Il passaggio concettuale tra le due classificazioni è ben esplicitato dall’ OMS : l’ ICF non è più una classificazione delle “conseguenze delle malattie” (come l’ ICIDH del 1980) ma è una classificazione delle “componenti della salute”; e mentre le “conseguenze” si focalizzano sull’ impatto delle malattie o di altre condizioni di salute che ne possono derivare, le “componenti della salute” identificano gli elementi costitutivi della salute.

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