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Importanza degli invertebrati del suolo come bioindicatori

Il suolo è una risorsa non rinnovabile, in quanto la velocità di degradazione è potenzialmente rapida, mentre i processi di formazione e rigenerazione sono estremamente lenti; esso soddisfa molte funzioni vitali di importanza socio-economica e ambientale. Ha un ruolo come habitat e pool genetico; funge da basamento per le attività antropiche, il paesaggio e il patrimonio storico e fornisce molte materie prime. Pertanto, il suolo è sottoposto a molte pressioni essendo alla base di una gamma di beni e servizi essenziali che garantiscono e regolano la vita sul pianeta.La crescente consapevolezza dei problemi legati all’ inquinamento dei suoli ha contribuito a definire lo studio della pedofauna come una priorità nell’ ambito dello sviluppo delle ricerche relative alla valutazione della qualità del territorio. Negli ultimi anni, è andata sempre più aumentando l’esigenza di affiancare ai comuni metodi di indagine strumentale (misurazione di parametri chimico-fisici) altre metodiche di tipo biologico, che misurano le variazioni dei popolamenti viventi, considerando sempre che la diversità biotica, intesa come prodotto delle interazioni fra evoluzione biologica e variazione dei parametri ambientali, non dipende solo dagli inquinanti, come vedremo in seguito. Tale metodica va sotto il nome di “Biomonitoraggio”, uno strumento in grado di valutare lo “stato di salute” di un ecosistema tramite lo studio nel tempo di determinati organismi viventi “sensibili”, detti bioindicatori. Non tutti gli organismi sono adatti a essere usati come bioindicatori. È necessario che possiedano alcuni requisiti, il più importante dei quali è la capacità di reagire ai disturbi che agiscono sull’ecosistema, come ad esempio l’inquinamento, con modificazioni misurabili di alcune caratteristiche. Queste variazioni possono essere diverse: cambiamenti nella struttura delle comunità, modificazioni della morfologia o della fisiologia degli individui, danni genetici.
Il presente lavoro è parte di uno studio più ampio che, attraverso un approccio multidimensionale basato su un set di indicatori biotici (vegetazione e fauna del suolo) e indicatori abiotici (parametri fisico-chimici del suolo), ha come obiettivo la valutazione delle interazioni tra le comunità biotiche e di come queste comunità rispondono all’ alterazione antropica, considerando nello specifico otto siti di campionamento rappresentativi dei principali habitat della Tenuta Presidenziale di Castelporziano.

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1 1. Introduzione Secondo l’International Standard Organization (ISO, 1996), con il termine “suolo” si definisce lo strato superiore della crosta terrestre, formato da particelle minerali, materia organica, acqua, aria e organismi viventi. Se si escludono questi ultimi, il suolo costituisce, pertanto, l’interfaccia tra la geosfera, di cui fa parte, l’atmosfera e l’idrosfera. Esso, inoltre, condiziona in maniera significativa la biosfera, in particolar modo gli animali e i vegetali che in essa vivono e da essa traggono sostentamento (Biagini et al., 2006). Nel 1998, la FAO ha fornito una ulteriore definizione di suolo come corpo naturale continuo, le cui tre maggiori caratteristiche sono: 1. L’organizzazione in strutture, specifiche per il mezzo pedologico. Queste strutture formano l’aspetto morfologico del suolo, derivano dalla sua storia e determinano le sue proprietà e la sua dinamica. 2. La composizione, formata da costituenti minerali e organici, che comprende fasi solide, liquide e gassose. 3. La costante evoluzione, caratteristica che assegna al suolo la sua quarta dimensione: il tempo. È un’entità vivente molto complessa, in grado di respirare, di assimilare elementi utili quali il carbonio e l’azoto, di degradare e mineralizzare i composti organici, di accumulare sostanze di riserva sotto forma di humus. Tutto questo è dovuto all’innumerevole quantità di organismi micro e macroscopici che popolano il terreno e che intervengono attivamente con il loro metabolismo sulla composizione dello stesso, trasformandolo e rigenerandolo (Nappi, 2000). Il suolo, infatti, nasconde un numero straordinario di forme di vita in un’intricata rete di interazioni che coinvolge un enorme quantità di biomassa vivente, oltre 3000 kg*ha -1 in un suolo agricolo (Bloem et al., 2003); basti pensare che nel suolo è rappresentato oltre il 95% della biodiversità dell’intero pianeta. L’equilibrio che si instaura nell’ecosistema del suolo, dovuto alla stabilizzazione delle interrelazioni funzionali tra i vari microrganismi, si riflette positivamente sulle piante e, conseguentemente, sulla comunità animale sovrastante (Benedetti, 2010).

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali

Autore: Valentina Licitra Contatta »

Composta da 82 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.