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Il mercato europeo delle cartolarizzazioni

Informazioni tesi

  Autore: Antonio Morgillo
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi del Sannio
  Facoltà: Economia
  Corso: ECONOMIA E GOVERNANCE
  Relatore: ANTONELLA MALINCONICO
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 116

La recente crisi, che ha investito il sistema finanziario internazionale, è ormai da qualche tempo oggetto di studio da parte di accademici, policy maker e autorità di vigilanza, con l’obiettivo di esaminarne le determinanti, le responsabilità dei diversi attori del mercato e, soprattutto, il ruolo svolto dalle banche. Le analisi condotte concordano nel segnalare tra driver della crisi lo sviluppo esasperato delle operazioni di cartolarizzazione, divenute eccessivamente complesse dal punto di vista tecnico e contrattuale e sempre più spesso caratterizzate da un’elevata opacità informativa.
La cartolarizzazione (o securitisation) dei crediti rappresenta una delle più importanti recenti innovazioni di finanza strutturata posta in essere dagli intermediari finanziari.
Essa, nel suo schema tradizionale si struttura come una cessione di un portafoglio di crediti o di altre attività finanziarie non negoziabili dall’istituzione cedente ad una terza società creata ad hoc, la quale emette strumenti a reddito fisso negoziabili sul mercato secondario. Tale tecnica si è sviluppata negli Stati Uniti nel corso degli anni ’80 e diffusa in Europa a partire dagli anni ’90.
Gli anni precedenti la crisi finanziaria che ha investito il sistema finanziario internazionale, sono stati caratterizzati da una rapido ed insostenibile sviluppo del mercato delle cartolarizzazioni, alimentato dalla domanda degli investitori e delle banche interessate a diversificare le fonti di finanziamento con la conseguenza di una migliore gestione del rischio. Nel periodo compreso tra il 2001 e il 2008 si è assistito ad un’eccezionale incremento nel volume di emissioni di titoli cartolarizzati nel mercato Europeo, passando da circa 152 miliardi di euro nel 2001 fino al raggiungimento dell’apice nel 2008 con emissioni pari a circa 818 miliardi di euro.
Sebbene numerosi studi abbiano rilevato vantaggi economici legati all’utilizzo di tale tecnica, la recente crisi ha messo in luce diverse lacune nel processo di cartolarizzazione, le quali hanno svolto un ruolo di rilievo nello sviluppo e propagazione della crisi. Tali lacune sono dovute a conflitti di interessi lungo la catena del processo, ad un eccessivo affidamento ai modelli di determinazione del rischio adottati dalle agenzie di rating e, in particolare, ad una mancanza di trasparenza sulla qualità degli asset cartolarizzati. Queste carenze, insieme con altri fattori, hanno contribuito al ritiro dei vari investitori da tale mercato, e di conseguenza la domanda di prodotti cartolarizzati è crollata durante la crisi.
Il parlare oggi di cartolarizzazione, quindi, rischia di generare reazioni negative, le quali tendono a razionalizzare l’idea secondo cui la cartolarizzazione sia una tecnica di ingegneria finanziaria che non funziona.
Il tema della cartolarizzazione è oggetto di costante dibattito nell’ambito della letteratura, la quale pone l’attenzione sia sulle determinanti della cartolarizzazione, sia sulla relazione esistente tra tale tecnica e i profili di rischio dell’intermediario originator. L’impostazione dei dibattiti in letteratura sembrano essere coerenti con i contributi empirici, i quali possono essere ricondotti a due filoni principali, il primo relativo alle determinanti della cartolarizzazione e il secondo ne analizza gli effetti.
La questione relativa alla cartolarizzazione è, inoltre, attualmente oggetto di dibattito negli ambiti istituzionali. Nello specifico il Governatore della Banca Centrale Europea (BCE), Mario Draghi, ha insistito molto sulla possibilità di rilanciare il mercato delle cartolarizzazioni, soprattutto quelle legate a prestiti alle piccole e medie imprese. La rinascita delle cartolarizzazioni, accusate di essere uno degli strumenti che hanno aggravato la crisi finanziaria globale, potrebbe mitigare la stretta creditizia tutt’ora in corso fornendo alle banche la possibilità di raccogliere risorse direttamente dagli investitori, liberare il capitale per maggiori impieghi e offrendo agli investitori un’esposizione diversificata al credito.

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5 Introduzione La recente crisi, che ha investito il sistema finanziario internazionale, è ormai da qualche tempo oggetto di studio da parte di accademici, policy maker e autorità di vigilanza, con l’obiettivo di esaminarne le determinanti, le responsabilità dei diversi attori del mercato e, soprattutto, il ruolo svolto dalle banche. Le analisi condotte concordano nel segnalare tra driver della crisi lo sviluppo esasperato delle operazioni di cartolarizzazione, divenute eccessivamente complesse dal punto di vista tecnico e contrattuale e sempre più spesso caratterizzate da un’elevata opacità informativa. La cartolarizzazione (o securitisation) dei crediti rappresenta una delle più importanti recenti innovazioni di finanza strutturata posta in essere dagli intermediari finanziari. Essa, nel suo schema tradizionale si struttura come una cessione di un portafoglio di crediti o di altre attività finanziarie non negoziabili dall’istituzione cedente ad una terza società creata ad hoc, la quale emette strumenti a reddito fisso negoziabili sul mercato secondario. Tale tecnica si è sviluppata negli Stati Uniti nel corso degli anni ’80 e diffusa in Europa a partire dagli anni ’90. Gli anni precedenti la crisi finanziaria che ha investito il sistema finanziario internazionale, sono stati caratterizzati da una rapido ed insostenibile sviluppo del mercato delle cartolarizzazioni, alimentato dalla domanda degli investitori e delle banche interessate a diversificare le fonti di finanziamento con la conseguenza di una migliore gestione del rischio. Nel periodo compreso tra il 2001 e il 2008 si è assistito ad un’eccezionale incremento nel volume di emissioni di titoli cartolarizzati nel mercato Europeo, passando da circa 152 miliardi di euro nel 2001 fino al raggiungimento dell’apice nel 2008 con emissioni pari a circa 818 miliardi di euro. Sebbene numerosi studi abbiano rilevato vantaggi economici legati all’utilizzo di tale tecnica, la recente crisi ha messo in luce diverse lacune nel processo di cartolarizzazione, le quali hanno svolto un ruolo di rilievo nello sviluppo e propagazione della crisi. Tali lacune sono dovute a conflitti di interessi lungo la catena del processo, ad un eccessivo affidamento ai modelli di determinazione del rischio adottati dalle agenzie di rating e, in particolare, ad una mancanza di trasparenza sulla qualità degli asset cartolarizzati. Queste carenze, insieme con altri fattori, hanno contribuito al ritiro dei vari investitori da tale mercato, e di conseguenza la domanda di prodotti cartolarizzati è crollata durante la crisi.

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