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L'illecito endofamiliare nella recente evoluzione giurisprudenziale

Informazioni tesi

  Autore: Daniela Chiacchio
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Interfacoltà Lettere e Filosofia e Giurisprudenza
  Corso: Servizio Sociale
  Relatore: Riccardo Sgobbo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 97

I continui mutamenti sociali degli ultimi decenni, interessando dunque anche la famiglia ed i rapporti parentali, richiedono così continui adeguamenti anche sul piano normativo e giurisprudenziale.
Il nostro diritto di famiglia ha, inoltre, previsto, oltre allo strumento della separazione e del divorzio, anche la possibilità di ottenere un risarcimento danni, introducendo a tal proposito, il concetto di illecito endofamiliare. Come si tratterà approfonditamente nell’elaborato in questione, non è la semplice violazione degli obblighi familiari a determinare automaticamente un risarcimento ex art. 2043 c.c., poiché a tal proposito si ricorre esclusivamente all’addebito della separazione con tutto ciò che comporta; bensì si bisogna di un ulteriore aggravio nel senso che si tratterà di atti che vanno a ledere dei diritti costituzionalmente garantiti.
Ammesso che sia ammissibile nell’ordinamento un danno esistenziale risarcibile (nascente da una lettura combinata dell’art. 2059 c.c., completato con l’art. 2043 c.c., con i principi costituzionali inerenti alla persona umana), derivato da una condotta antigiuridica realizzata con colpa o dolo , quali sarebbero i valori costituzionali che, in caso di lesione, giustificano il risarcimento di un danno definibile come esistenziale?
A tale interrogativo non è facile dare una risposta precisa, in quanto è necessario optare per interpretazioni di tipo evolutivo, che tengano conto dello sviluppo sociale dell’essere umano, anche per merito della clausola generale, ex art. 2 Cost., che si riferisce a diritti inviolabili dell’uomo, senza ulteriori elencazioni, sia come singolo che come soggetto inserito in formazioni sociali “ove si svolge la sua personalità”.
Se, dunque, si tiene presente la clausola generale dell’art. 2 Cost., nonché i singoli diritti garantiti (come salute, informazione, famiglia, lavoro, ecc., ex artt. 32, 21, 29, 35 Cost.), allora, ne deriva che non vi è una tavola di diritti/interessi di rango costituzionale in senso astratto, ma è necessario verificare, caso per caso, se la singola attività realizzatrice dell’individuo sia idonea a far sviluppare la propria personalità (si pensi anche al gioco per il bambino); la formula generica dell’art. 2 Cost. sembra proprio vietare all’interprete un’elencazione tassativa dei diritti della persona suscettibili di risarcimento, preferendo suggerire interpretazioni estensive.
Pertanto, tutti i diritti costituzionali inerenti alla persona dovrebbero legittimare un’azione risarcitoria laddove lesi.
Con particolare delicatezza bisogna trattare le conseguenze che riguardano i minori, coinvolti nelle burrasche familiari e primi a subirne e pagarne senz’altro, nella grande maggioranza dei casi, le conseguenze. Figli che vengono usati come strumenti in questa lotta che nessuno dei due ex-coniugi vuol perdere, dimenticando purtroppo un elemento fondamentale, ovvero il loro dovere nel proteggerli e nel far sì che questi abbiano una crescita serena e quanto più riparata dalle schegge dei cocci di una famiglia che si disintegra. Genitori lo si è anche quando non si è più mariti oppure mogli, forse ancor di più, impegnandosi vivamente nell’alleggerire il peso della rottura familiare; ma la realtà si prospetta ben diversa, con genitori che tentano di mettere il o i propri figli contro l’altro ormai ex partner, per ragioni di risentimento e di rivalsa, fino all’estremo della PAS. Ma tutto ciò deve essere evitato e tutelato con l’ausilio di esperti, come mediatori familiari, psicologi, assistenti sociali che intervengono in queste particolari situazioni, accompagnando e sostenendo la famiglia in questo traumatico evento, nell’interesse in primis dei minori, ausiliandoli negli aspetti relazionali e in quelli economici, in un contesto storico-sociale nel quale la bigenitorialità rappresenta un ideale da raggiungere, anche con l'obiettivo di rendere la coppia protagonista e responsabile nella gestione del conflitto in un'ottica di continuità genitoriale cercando di trovare o ritrovare una comunicazione il più possibile funzionale che permetterà loro di rispettare gli accordi e di essere capaci di trovarne altri in base all’evoluzione dei bisogni di tutti i membri della famiglia e dei cambiamenti che la vita porterà loro di fronte.

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4 INTRODUZIONE Interessata alle dinamiche relazionali del ciclo di vita della famiglia, con le quali veniamo in contatto giornalmente sia per la costante informazione dei mass-media che per le situazioni che ci si ritrova a conoscere durante i tirocini formativi curriculari, sia per esperienze di vita, ho deciso di affrontare la tematica delicata della violazione degli doveri familiari e di tutte le conseguenze che questa comporta, dalla separazione al divorzio al risarcimento danni ex art. 2043 c.c. ed, inoltre, andando a toccare anche le influenze che tutto ciò ha inevitabilmente anche sui minori, i cosiddetti “figli del divorzio” , dai casi di PAS al drastico rimedio dell’allontanamento di questi dal proprio nucleo familiare. L’idea comune di famiglia che ognuno di noi ha è cambiata e risulta pertanto inevitabile approfondire questo aspetto, essendo diventato uno dei fattori caratterizzanti della nostra quotidianità ed essendo, inoltre, una realtà con cui si confronta un numero sempre più ampio di minori. Sin dalle origini, la famiglia è stata osservata con rispetto e riguardo, in quanto considerata una istituzione sociale di primaria importanza, organo vitale e garanzia della sopravvivenza e della formazione della società stessa. La famiglia si è evoluta nel corso del Novecento con trasformazioni determinate soprattutto dallo sviluppo democratico dell'Italia e dal processo di emancipazione femminile. All'inizio del secolo scorso, infatti, si parlava prevalentemente di famiglia patriarcale: i ruoli dei coniugi erano nettamente distinti: il capofamiglia era l'uomo, che lavorava ed aveva il compito di mantenere la famiglia, mentre la moglie era la "regina" della casa ed aveva il compito di accudire i figli e svolgere le faccende domestiche. A partire dagli anni Cinquanta il concetto di famiglia è iniziato a cambiare: la donna ha conquistato la sua indipendenza economica ed ha smesso di essere soltanto moglie e madre diventando una figura in grado di muoversi non solo nell’ambito familiare ma anche in quello lavorativo e professionale. Si è così concluso il processo di trasformazione della famiglia dal modello patriarcale, caratteristico di una società contadina ed artigiana, nel quale l'uomo aveva il

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Parole chiave

diritto privato
diritto di famiglia
pas
mobbing familiare
illecito endofamiliare
tutela famiglia
sindrome alienazione genitoriale
famiglia e diritto
conflitti tra coniugi
doveri genitoriali

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