''En finir avec Eddy Bellegueule'': il racconto di sé come contropotere.

La tesi si propone di illustrare come il romanzo "En finir avec Eddy Bellegueule", edito nel 2014 sia riuscito a creare un clamore mediatico riguardo alla situazione delle persone omo e transessuali nella Francia dei matrimoni egualitari, ma anche nella Francia dei movimenti reazionari e dell'omofobia. L'elaborato esplora il potere del campo culturale in chiave sociologica (con lo sguardo di Pierre Bourdieu), analizza le nuove forme del sessismo e dell'omofobia, confronta il testo con autori precedenti come Jean Genet e Pasolini, ed infine analizza il doppio registro linguistico: borghese e sottoproletario. L'obiettivo della tesi è di dimostrare come la narrativa francese contemporanea possa aver un utilità sociale, senza fungere da pamphlet, ma semplicemente facendo ricorso al genere autobiografico.

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  INTRODUZIONE Raccontare se stessi, frammenti del proprio vissuto, senza giudizi di valore, presentando la realtà in maniera non troppo corrosa da interpretazioni personali. Il romanzo autobiografico, negli ultimi anni, è diventato una delle forme più diffuse per affrontare tematiche di rilevanza generale partendo da esperienze personali. Una geografia di argomenti che parte dal local (se stessi) per arrivare al global (la comunità). La personalizzazione di esperienze vissute sulla propria pelle è un modo di privare il romanzo del contenuto immaginifico e vestirlo di un tessuto veritiero. Presentare la propria realtà è indice di una visione soggettiva, che non è però scevra dall’oggettività determinata dall’elemento realistico (e non fantastico) della narrazione di fatti effettivamente vissuti. Il narratore diventa quasi giornalista di se stesso, il romanzo cronaca di contesti storico-socio-culturali reali (e, nonostante la soggettività di chi narra, realisti per il lettore). Opere che, proprio per il lettore, seppur presentando scenari e dimensioni che possono apparire lontani, eliminano il filtro della narrazione fine a se stessa, inteso come racconto di fatti frutto di invenzione, e creano un sostrato di immedesimazione. Una sorta di cordone ombelicale fra autore e utente dell’opera che consente a quest’ultimo di percepire un legame, quasi intimo con le vicende narrate, anche se completamente avulse dalla propria realtà sociale e personale. Se questo rapporto intimo è proprio delle opere autobiografiche in generale, lo è ancora di più per quei romanzi che partendo da una storia privata, trattano tematiche di interesse “pubblico”, fatti comuni a vicende di cronaca. In questo contesto, il genere autobiografico diventa, per forza di cose, autosociobiografico. Le vicende personali si fanno sociali, il privato si trasforma in pubblico, la storia serve a leggere altre storie, diverse ma in fondo simili. Del resto, la stessa separazione fra privato e pubblico risulta spesso artificiale. Le vicende personali, soprattutto se negative, altro non sono che un riflesso del modo collettivo di percepire la realtà e le tematiche sociali. Non esiste, infatti, uno schermo che divida e separi in maniera netta il “proprio” dal “generale”, soprattutto nel caso in cui la narrazione riguardi tematiche di genere, di orientamento sessuale, di razza. Le storie, qualsiasi storia quindi anche quella che non diventa oggetto di 1

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Elisabeth-Astrid Beretta Contatta »

Composta da 127 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.