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Il danno ingiusto

Informazioni tesi

  Autore: Bruno Ando'
  Tipo: Tesi di Dottorato
Dottorato in Diritto Europeo dei contratti e della responsabilità
Anno: 2014
Docente/Relatore: Antonino Astone
Istituito da: Università degli Studi di Messina
Dipartimento: Istituto di Diritto Privato e Teoria del Diritto
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 250

“Qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno”: questa la formulazione della c.d. norma generale in materia di responsabilità civile da atto illecito.
La formulazione moderna della responsabilità civile non differisce in particolar modo da quella che, a partire dalle enunciazioni del giusnaturalismo di Grozio, da un lato ha via via ricevuto un sempre più elevato riconoscimento normativo, attraverso le grandi codificazioni del XIX Secolo, e dall’altro ha costituito oggetto di approfonditi studi da parte della Pandettistica.
Se si prova a scomporre la disposizione di cui all’art. 2043 c.c., e si isolano i differenti elementi costitutivi della fattispecie di responsabilità extracontrattuale, è possibile verificare – con una certa semplicità – che essa è composta da plurimi elementi di carattere strettamente normativo: si pensi, tra l’altro, al dolo ovvero al rapporto di causalità tra atto e danno.
Uno solo degli elementi costitutivi della fattispecie, invece, non ha matrice normativa (rectius, a seconda dei punti di vista, non ha solo tale matrice) e porta invece, con sé, una fortissima carica assiologica: tale elemento è, all’evidenza, quello della c.d. ingiustizia del danno.
L’inserimento di una siffatta caratterizzazione in termini di valore, all’interno della disposizione chiave dell’intero sistema della responsabilità extracontrattuale, appare, a parere di chi scrive, una fondamentale conquista si civiltà giuridica.
Il sistema della responsabilità civile, invero, prevedendo un modello di illecito c.d. atipico ed allegando, in linea di principio il risarcimento del danno al carattere dell’ingiustizia di quest’ultimo, manifesta il sentire giuridico dell’ordinamento (inteso, con buona approssimazione, come quell’insieme di interessi reali che accomuna i singoli consociati e che ne determina gli orientamenti comuni) , il quale non tollera che non vengano sanzionati dei comportamenti che ledono un interesse altrui che ha già ricevuto, attraverso una previsione di diritto positivo ovvero una analoga ricostruzione assiologia fondata su principi generali di carattere primario , una qualificazione normativa in termini di legittimità e di meritevolezza di tutela.
In questo modo, dunque, il concetto di ingiustizia del danno – e, forse, anche l’opposto principio di giustizia – consente, da un lato, di conformare la norma sopra indicata (che, per forza di cose, costituisce una norma di carattere secondario, e che dunque ha bisogno di una previsione – esplicita o di derivazione interpretativa – secondo la quale un determinato interesse non deve essere leso) al sistema normativo esistente in un determinato momento storico.
Dall’altra parte, però, il carattere aperto del concetto di ingiustizia consente di informare il sistema normativo adeguandolo alle possibili evoluzioni che il tessuto sociale (e, dunque, i rapporti tra privati) subisce nel corso degli anni e consentendo di mantenere costantemente tutelati – attraverso una forma di tutela minima, costituita dal risarcimento del danno – tutti i possibili interessi giuridicamente rilevanti.
Si pensi, ad esempio, alle profonde differenze tra la società di stampo post-industriale (quale quella esistente al momento dell’entrata in vigore del Codice Civile) e quella che oggi viene definita società postmoderna o anche, rispetto ad alcuni particolari settori produttivi, società del rischio; ebbene, la tutela dei nuovi emergenti tipi di interesse giuridicamente rilevante, che i mutati rapporti sociali hanno fatto venire alla luce, proprio grazie alla formulazione aperta dell’art. 2043 c.c. non ha dovuto essere assicurata attraverso una modifica legislativa di tale ultima disposizione.
Al fine di realizzare una tutela a tutto tondo degli interessi giuridicamente rilevanti dei privati, infatti, è bastato realizzare una interpretazione evolutiva ed adeguatrice della norma sopra richiamata e, più in particolare, del concetto di ingiustizia del danno da questa previsto.
Questo lavoro ha lo scopo di individuare quale possa essere, al giorno d’oggi, la corretta interpretazione della nozione di ingiustizia del danno – e ciò alla luce sia degli insegnamenti della dottrina italiana, sia tradizionale che attuale, sia delle interpretazioni promananti da diverse culture giuridiche, con particolare riferimento alle proposte formulate da appositi gruppi di studio che, in una prospettiva di unificazione del diritto privato dei Paesi dell’Unione Europea, hanno cercato di costruire dei modelli normativi che potessero servire da minimo comune denominatore – e di comprendere se essa possa essere utile a fondare l’ammissibilità teorica delle cause di giustificazione non codificare all’interno del diritto civile.

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INTRODUZIONE “Qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno”: questa la formulazione della c.d. norma generale in materia di responsabilità civile da atto illecito. La formulazione moderna della responsabilità civile non differisce in particolar modo da quella che, a partire dalle enunciazioni del giusnaturalismo di Grozio, da un lato ha via via ricevuto un sempre più elevato riconoscimento normativo, attraverso le grandi codificazioni del XIX Secolo, e dall’altro ha costituito oggetto di approfonditi studi da parte della Pandettistica. Se si prova a scomporre la disposizione di cui all’art. 2043 c.c., e si isolano i differenti elementi costitutivi della fattispecie di responsabilità extracontrattuale, è possibile verificare – con una certa semplicità – che essa è composta da plurimi elementi di carattere strettamente normativo: si pensi, tra l’altro, al dolo ovvero al rapporto di causalità tra atto e danno. Uno solo degli elementi costitutivi della fattispecie, invece, non ha matrice normativa (rectius, a seconda dei punti di vista, non ha solo tale matrice) e porta invece, con sé, una fortissima carica assiologica: tale elemento è, all’evidenza, quello della c.d. ingiustizia del danno. L’inserimento di una siffatta caratterizzazione in termini di valore, all’interno della disposizione chiave dell’intero sistema della responsabilità extracontrattuale, appare, a parere di chi scrive, una fondamentale conquista si civiltà giuridica. Il sistema della responsabilità civile, invero, prevedendo un modello di illecito c.d. atipico ed allegando, in linea di principio il risarcimento del danno al carattere dell’ingiustizia di quest’ultimo, manifesta il sentire giuridico dell’ordinamento (inteso, con buona approssimazione, come   I

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Parole chiave

cause di giustificazione
esimenti
responsabilità aquiliana
danno ingiusto

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