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Indicatori di paleopatologia in un campione scheletrico di Serramanna

Informazioni tesi

  Autore: Valentina Balia
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Scienze Naturali
  Corso: L-32
  Relatore: Elisabetta Marini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 49

Durante il mio lavoro di tesi, svolto presso il Laboratorio di Antropologia scheletrica del Museo Sardo di Antropologia ed Etnografia, mi è stato affidato il compito di esaminare 100 ossa postcraniali appartenenti alla “serie scheletrica di Serramanna”.
Il campione scelto, riferito alla popolazione che viveva a Serramanna intorno al 1800-1850, è costituito da ossa lunghe di arto superiore ed inferiore ripartite in 20 radi, 20 ulne, 20 omeri, 20 tibie e 20 femori. Come numero di catalogo si parte dal numero MSAE 7900 fino al numero MSAE 7999 (da me siglate durante l’attività di tirocinio). Il campione è a prevalente composizione maschile ( 59 maschi, 39 femmine e 2 di sesso indeterminato) . Inoltre, essendo costituto da ossa disarticolate, è stata eseguita una stima della numerosità del campione; secondo tale stima (ottenuta calcolando il NMI), gli individui che sicuramente sono presenti sono 20.
Su tutte le ossa è stata condotta un’accurata analisi paleopatologica delle superfici ossee con il fine di individuare e descrivere le lesioni elementari, o indicatori di paleopatologia. E’ opportuno precisare che l’osso non è un’unita statica del nostro corpo, ma va incontro a continui cicli di formazione e riassorbimento, il cui disequilibrio e la modifica della struttura dell’osso stesso rappresentano uno specchio delle condizioni ambientale, dello stato di salute e degli stress a cui è sottoposto in vita. Per questo motivo l’osso viene anche denominato “archivio biologico”.
Dall’analisi degli indicatori di paleopatologia è emerso che gli individui si trovavano ipoteticamente, in vita, in un buono stato di salute in quanto le patologie emergenti sono soprattutto patologie articolari (osteoartrosi, frequenza del 53% nel campione) localizzate a livello delle superfici ossee coinvolte nei movimenti articolari, patologie ossee infiammatorie (osteoperiostite, frequenza del 28% nel campione) localizzate a livello della diafisi delle ossa (con una frequenza dell’80 % solo nelle tibie) e frattura traumatiche (frequenza del 3 %).
Lo studio parallelo degli stress bioattitudinali, in corrispondenza delle inserzioni muscolari, ha fornito una testimonianza del fatto che queste patologie riflettono l’intensa attività lavorativa alla quale erano sottoposti gli individui di questo ambiente rurale della Sardegna.

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P a g i n a | 3 2. INTRODUZIONE In seguito alla lunga attività di tirocinio, svolta nel campo dell'Antropologia scheletrica, durante la quale ho esaminato e siglato diversi reperti scheletrici, aggiornando così il catalogo del Museo Sardo di Antropologia ed Etnografia, mi ha particolarmente affascinato lo studio paleopatologico che si può eseguire in chiave antropologica sul materiale osseo e il fatto che da esso si possano ricavare informazioni sullo stato di salute e sullo stile di vita delle popolazioni umane del passato. Per tale motivazione lo scopo del lavoro di tesi verte ad individuare e descrivere gli indicatori macroscopici di patologia presenti su un campione scheletrico relativo alla popolazione che viveva a Serramanna intorno al 1800; questo paese era ed è a prevalente vocazione agro- pastorale. Il campione scelto consiste di 100 ossa post- craniali, tutte ossa lunghe di arto superiore ed inferiore, in buono stato di conservazione, appartenenti alla "serie scheletrica di Serramanna” ( da me siglata durante il tirocinio ) che include anche ossa craniali per un totale di 129 reperti. Inoltre c'è da precisare che queste ossa umane provengono da una fossa comune, con scheletri disarticolati ,per cui non è stato possibile creare delle coppie per attribuire le ossa a singoli individui. Gli indicatori di paleopatologia si presentano come alterazioni dell'osso, chiamati anche lesioni elementari, per cui l 'analisi è stata condotta attraverso l' osservazione macroscopica delle superfici ossee, registrandone la tipologia e , per quanto possibile, l intensità di manifestazione. Le mie deduzioni, quindi, si prefiggono di delineare la frequenza con cui una lesione, una patologia o un indicatore bioattitudinale si manifesta in ciascuna tipologia di osso (radio, ulna, omero, tibia, femore) con il fine di ricostruire l’ ipotetico stato di salute in cui si trovavano gli individui della popolazione di Serramanna in quel particolare periodo storico.

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