Le competenze dell'infermiere nella ipotermia terapeutica

La tesi tratta la gestione dell'arresto cardiocircolatorio con l'uso delle diverse tecniche di ipotermia terapeutica, le tre fasi del processo e differenti studi scientifici condotti.

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INTRODUZIONE Seconde le ultime statistiche ISTAT l’arresto cardiocircolatorio si posiziona come la prima causa di morte per il sesso femminile, per quello maschile è la seconda, ma non migliora di molto la situazione. L’avvenimento di un arresto cardiaco è un’emergenza, una situazione a catena, la gestione della quale richiede un’adeguata preparazione e un rapido trattamento. Nel momento in cui avviene la cessazione dell’attività elettrica del cuore tutto l’organismo ne risente e, per la mancata ossigenazione cellulare, gli organi vanno incontro a danni ischemici. In tale situazione ogni minuto è prezioso, soprattutto per il futuro outcome neurologico. Ma cosa si può fare per migliorare le probabilità di sopravvivenza cellulare? Esiste un modo per salvaguardare il futuro cognitivo di una persona che va incontro ad un arresto cardiaco? E questo modo è veramente sicuro o la persona subirà degli effetti indesiderati più gravi di quelli dell’arresto cardiaco stesso? Come tutte le tecniche innovative, anche l’ipotermia terapeutica ha richiesto diversi decenni di studi sperimentali ed evidenze scientifiche per potersi instaurare nella routine di certe situazioni senza la paura di essere una tecnica insicura o pericolosa. Il suo primo uso risale agli antichi popoli egiziani, greci e romani, i quali avevano già capito che il raffreddamento della temperatura corporea comportava dei benefici. Nel mondo moderno, invece, l’uso delle diverse tecniche di cooling sta prendendo sempre più posto nel trattamento dei pazienti colpiti dall’arresto cardiocircolatorio. La procedura prevede l’abbassamento della temperatura interna fino ai 34-32 °C, allo scopo di proteggere il cervello da una varietà dei danni neurologici e diminuire allo stesso tempo la pressione intracranica elevata. Sussistono diverse tecniche di induzione, sia quelle invasive che non invasive che hanno entrambi pregi e difetti. Ma nonostante in molti casi si dimostra un vero e proprio trattamento protettivo per il sistema neurologico, l’ipotermia comporta l’insorgenza di alcune problematiche più o meno gravi. 2

Tesi di Master

Autore: Svitozara Stupets Contatta »

Composta da 43 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.