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La truffa ai danni dello Stato

Da qualche decennio a questa parte è agevole rinvenire una crescente compenetrazione tra settore pubblico e privato, sia sotto il profilo della concessione di finanziamenti erogati dallo Stato e dalla Comunità Europea a favore dei privati, sia riguardo il pronunciarsi, sempre maggiore, di un nuovo metodo di gestione della cosa pubblica che finisce spesso per appoggiarsi ad imprese private tramite concessioni e privatizzazioni di enti; questo rapporto di scambio, come spesso accade, non è però andato esente da tarli che, in questo caso, si configurano come truffe in danno del patrimonio pubblico: il problema è tanto più allarmante ove si ponga mente alla sua crescita esponenziale.
Il nostro legislatore, nell’intento di arginare il fenomeno, è intervenuto in più occasioni per ampliare la tutela della cosa pubblica rispetto a questo tipo di aggressioni non ritenendo (e non essendo effettivamente) più sufficiente il mero ricorso al datato art.640 c.p. il quale, pure leggermente riformulato nel codice Rocco, non pare adeguato, né sotto il profilo sanzionatorio né sotto quello interpretativo, a ricomprendere e punire adeguatamente i nuovi fenomeni che sono andati nascendo ed amplificandosi dopo la sua entrata in vigore.
Il tentativo portato avanti sino ad oggi dal legislatore comprende quindi sia la nascita di una nuova figura delittuosa con pena aggravata rispetto al vecchio capoverso dell’art.640 c.p., che punisce espressamente la truffa rivolta al conseguimento di erogazioni pubbliche (art. 640-bis c.p.), sia la recente introduzione, di cui all’art. 640-quater c.p., dell’applicazione a questo tipo di reati di una sanzione penale a carattere economico (la confisca per equivalente) che consenta di vanificare il più possibile i vantaggi patrimoniali che questo tipo di delitti può portare a chi li commette e che, precedentemente, non trovavano adeguata reazione per il tramite della misura di sicurezza della confisca ordinaria.
Il sistema normativo penale così adattato dal legislatore, ulteriormente complicato dall’introduzione frazionata di altre norme a tutela dei finanziamenti pubblici, pone tuttavia, anche alla luce del sempre maggiore “rimpasto” tra cosa pubblica e privata, una serie di problematiche, talune delle quali non vedono ancora una risposta certa né ad opera della giurisprudenza né tantomeno del legislatore stesso: oggetto del presente lavoro sarà cercare di offrire una panoramica, concisa ma completa, delle problematiche di cui si è detto e dei recenti sviluppi in materia che si rinvengono, soprattutto, ad opera della giurisprudenza di Cassazione.

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1 Introduzione Da qualche decennio a questa parte è agevole rinvenire una crescente compenetrazione tra settore pubblico e privato, sia sotto il profilo della concessione di finanziamenti erogati dallo Stato e dalla Comunità Europea a favore dei privati, sia rig uardo il pronunciarsi, sempre maggiore, di un nuovo metodo di gestione della cosa pubblica che finisce spesso per appoggiarsi ad imprese private tramite concessioni e privatizzazioni di enti; questo rapporto di scambio, come spesso accade, non è però andat o esente da tarli che, in questo caso, si configurano come truffe in danno del patrimonio pubblico: il problema è tanto più allarmante ove si ponga mente alla sua crescita esponenziale. Il nostro legislatore, nell’intento di arginare il fenomeno, è intervenuto in più occasioni per ampliare la tutela della cosa pubblica rispetto a questo tipo di aggressioni non ritenendo (e non essendo effettivamente) più sufficiente il mero ricorso al datato art.640 c.p. il quale, pure leggermente riformulato nel codice Rocco, non pare adeguato, né sotto il profilo sanzionatorio né sotto quello interpretativo, a ricomprendere e punire adeguatamente i nuovi fenomeni che sono andati nascendo ed amplificandosi dopo la sua entrata in vigore.

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Andrea Carpi Benassi Contatta »

Composta da 182 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1646 click dal 06/05/2015.

 

Consultata integralmente 5 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.