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L'Italia e i suoi distretti industriali: Il caso del distretto della carta di Capannori - Lucca

Dalla fine degli anni Settanta l'Italia ha conosciuto un processo d'industrializzazione diffuso che ha riguardato principalmente territori e regioni che non facevano parte del "triangolo industriale" (Milano, Torino, Genova) e che sono stati in grado di portare il nostro Paese a diventare un sistema economico con una sostanziale diversità strutturale e territoriale basato su un elevato numero di specializzazioni localizzate.
Questo ha dato vita ai distretti industriali che sono dei sistemi produttivi complessi composti da un numero elevato di organizzazioni, la cui concorrenza e competizione è rafforzata dall'insieme delle molteplici interrelazioni e dai legami che riescono a stabilire grazie alla vicinanza.
In una visione "alternativa" di questo tipo, il distretto industriale diventa il luogo e lo strumento attraverso il quale poter esprimere lo sviluppo locale, infatti all'interno dei distretti vi è una strettissima connessione tra le relazioni economico-produttive e quelle socio-culturali. Le diverse modalità di sviluppo industriale tra territori e settori produttivi differenti indicano un modello di industrializzazione variegato e complesso, immagine di modelli socio-culturali radicati storicamente ma nel frattempo in evoluzione continua. In un modello di questo tipo assume importanza fondamentale la domanda, più differenziata e personale, immagine di scelte dettate non solo dalla logica ma anche dalle emozioni, più frammentata e variabile secondo un'idea per cui la scelta di un determinato bene rivela una dimensione culturale e sociale.
Si evince pertanto che qualsiasi analisi effettuata sui distretti industriali non può non considerare il contesto sociale, culturale, delle istituzioni e del territorio.
Il presente lavoro si articolerà in quattro capitoli e nello specifico nel I Capitolo si parlerà della nascita, delle varie nozioni e caratteristiche dei distretti industriali focalizzando l'attenzione sui suoi vantaggi e svantaggi. Successivamente si analizzeranno gli attori principali che operano in ambito distrettuale per poi trattare in maniera più dettagliata il distretto marshalliano con le economie esterne e l'industrial atmosphere. Una volta fatto ciò si prenderà in considerazione l'effetto che ha avuto nei distretti industriali il periodo che va dalla crisi del fordismo all'epoca post-fordista.
Nel II Capitolo si analizzeranno le logiche di funzionamento dei sistemi locali e dei "cluster" e come queste sono state interpretate a partire dalla "scoperta" dei distretti industriali marshalliani nella terza Italia. Una volta fatto ciò si tratteranno i sistemi regionali d'innovazione e successivamente le interpretazioni dello sviluppo regionale inteso come processo di apprendimento e di ispessimento istituzionale.
Nel III Capitolo si parlerà della normativa nazionale e regionale che riguarda i distretti industriali italiani e successivamente verranno trattate le peculiarità della base imprenditoriale, del posizionamento geografico, dell'occupazione e dei risultati economici considerando il valore aggiunto e l'esportazione degli stessi. Fatto ciò si focalizzerà l'attenzione sui punti di forza attuali e sulle criticità future dei distretti industriali.
Nel IV Capitolo si parlerà di un caso specifico di distretto industriale italiano ovvero il distretto della carta di Capannori - Lucca tenendo in considerazione la sua struttura produttiva, la sua secolare storia, per poi trattare le attività tipiche sia delle cartiere che delle cartotecniche nella produzione di bobine di carta e di prodotti in "tissue" e in "cartone ondulato". Fatto ciò si parlerà delle performance del distretto sotto i punti di vista economico reddituale, dell'occupazione, dell'export e dei mercati di approvvigionamento.

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III Introduzione Dalla fine degli anni Settanta l’Italia ha conosciuto un processo d’industrializzazione diffuso che ha riguardato principalmente territori e regioni che non facevano parte del “triangolo industriale” (Milano, Torino, Genova) e che sono stati in grado di portare il nostro Paese a diventare un sistema economico con una sostanziale diversità strutturale e territoriale basato su un elevato numero di specializzazioni localizzate. Questo ha dato vita ai distretti industriali che sono dei sistemi produttivi complessi composti da un numero elevato di organizzazioni, la cui concorrenza e competizione è rafforzata dall’insieme delle molteplici interrelazioni e dai legami che riescono a stabilire grazie alla vicinanza. In una visione “alternativa” di questo tipo, il distretto industriale diventa il luogo e lo strumento attraverso il quale poter esprimere lo sviluppo locale, infatti all’interno dei distretti vi è una strettissima connessione tra le relazioni economico-produttive e quelle socio-culturali. Le diverse modalità di sviluppo industriale tra territori e settori produttivi differenti indicano un modello di industrializzazione variegato e complesso, immagine di modelli socio-culturali radicati storicamente ma nel frattempo in evoluzione continua. In un modello di questo tipo assume importanza fondamentale la domanda, più differenziata e personale, immagine di scelte dettate non solo dalla logica ma anche dalle emozioni, più frammentata e variabile secondo un’idea per cui la scelta di un determinato bene rivela una dimensione culturale e sociale. Si evince pertanto che qualsiasi analisi effettuata sui distretti industriali non può non considerare il contesto sociale, culturale, delle istituzioni e del territorio.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Economia

Autore: David Cattani Contatta »

Composta da 136 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.