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Rilevamento geologico del Bacino terziario Piemontese nel settore compreso tra Ponzone e Spigno Monferrato (Val Bormida di Spigno e valle Erro)

Questo lavoro di tesi si basa su un rilevamento geologico alla scala 1:10000, ubicato in un settore chiave della transizione tra catena alpina ed appenninica in corrispondenza del Bacino Terziario Piemontese sulle unità metamorfiche e sedimentarie esposte nel Piemonte sudorientale. L’area di studio si estende per 125 Km2 tra la valle Bormida di Spigno e il comune di Ponzone, in provincia di Alessandria I dati raccolti sul terreno sono stati riportati in GIS, creando una carta degli affioramenti alla scala 1:10000, a cui sono stati associati i dati geologici rilevati e un database fotografico di tutti gli affioramenti. Questa è il punto di partenza per la realizzazione di una carta geologica interpretativa alla scala 1:25000, corredata da sei sezioni geologiche e da 43 colonnine stratigrafiche. Il tutto è stato poi portato in ambiente grafico ed allestito per la stampa.
Nella zona rilevata si trovano le ofioliti dell’unità di Voltri, parzialmente ricoperte in discordanza dalla successione sedimentaria del BTP (Bacino Terziario Piemontese) L’unità del gruppo di Voltri è formata prevalentemente da serpentiniti che ha subito un metamorfismo in facies eclogitica durante l’Eocene, per la subduzione della placca europea sotto Adria, ed una rapida risalita subito dopo che 35 Ma permetteva ai conglomerati della formazione di Molare di ricoprirla stratigraficamente. La formazione di Molare (Oligocene inferiore) è formata da conglomerati, depostisi in condizioni continentali di fan deltas, seguiti da arenarie, indicanti invece un ambiente marino. Localmente alla base si trovano piattaforme carbonatiche a contatto diretto con il basamento metamorfico, a testimonianza dell’esumazione in ambiente subacqueo superficiale. La trasgressione marina continua e porta alla deposizione delle marne della formazione di Rocchetta, con intercalazioni arenacee e carbonatiche e, soprattutto a sud, la presenza di grossi corpi canalizzati arenacei e localmente conglomeratici con spessore di qualche decina di metri. Durante il Burdigaliano si ha una fase di sedimentazione condensata, rappresentata dalla formazione di Visone, in cui si trovano arenarie glauconitiche, arenarie con livelli silicizzati, calcari marnosi e calciruditi. Il bacino subisce un ulteriore fase di apprendimento alla fine del Burdigaliano, rappresentata dalla deposizione della torbiditi della formazione di Cortemilia. La zona è stata interessata da una deformazione sinmetamorfica che ha causato una serie di pieghe nel basamento metamorfico, seguita da deformazione duttile lungo zone di taglio milonitiche. La correlazione tra tutte le stazioni strutturali realizzate, usando le rocce di faglia per stabilire profondità confrontabili ha permesso di ipotizzare una cronologia relativa, con otto fasi deformative differenti e altrettante orientazioni degli assi dello strain. Durante la prima fase deformativa la zone di taglio duttili sono state riattivate in condizioni fragili, come testimonia la presenza di cataclasiti in tutte i litotipi metamorfici affioranti. In seguito una nuova fase deformativa fragile riattiva le faglie
preesistenti, con un asse di raccorciamento diretto NE-SW. La presenza di gouge e brecce di faglia, con la contemporanea deposizione del calcedonio marcano la quarta fase, la prima che ha interessato anche le rocce sedimentarie, come dimostra la presenza di riempimenti di calcedonio anche alla base della formazione di Molare. Da questo momento in poi il raccorciamento sarà diretto NNW-SSE e i set di faglie diretti E-W e NW-SE mostrano un movimento trascorrente sinistro, associato a componenti locali normali o inverse per il differente accomodamento della deformazione.
Le paleocorrenti indicano una provenienza predominante dei componenti terrigeni da NE durante la deposizione delle formazione di Molare, Rocchetta e Visone. Attualmente si nota un allineamento lungo direzione NNW-SSE per quanto riguarda gli affioramenti del membro conglomeratico della formazione di Molare; assumendo la provenienza dei detriti da NE si può ipotizzare che questo allineamento fosse parallelo alla direzione della paleocorrente. Su queste basi è possibile stimare il rigetto sinistro del set con direzione E-W presente nell’area, che è di circa 9 Km, di cui 5 accomodati dalla sola faglia Giuliani-Monte Acuto.

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7 RIASSUNTO GEOLOGIA DEL BACINO TERZIARIO PIEMONTESE TRA SPIGNO MONFERRATO E PONZONE Questo lavoro di tesi si basa su un rilevamento geologico alla scala 1:10000, ubicato in un settore chiave della transizione tra catena alpina ed appenninica in corrispondenza del Bacino Terziario Piemontese sulle unità metamorfiche e sedimentarie esposte nel Piemonte sudorientale. L’area di studio si estende per 95 Km 2 tra la valle Bormida di Spigno e il comune di Ponzone, in provincia di Alessandria I dati raccolti sul terreno sono stati riportati in GIS, creando una carta degli affioramenti alla scala 1:10000, a cui sono stati associati i dati geologici rilevati e un database fotografico di tutti gli affioramenti. Questa è il punto di partenza per la realizzazione di una carta geologica interpretativa alla scala 1:25000, corredata da sei sezioni geologiche e da 43 colonnine stratigrafiche, che è stata implementata accorpando 32 Km 2 oggetto di precedenti rilevamenti, analizzando così un’area di 125 Km 2 . Il tutto è stato poi portato in ambiente grafico ed allestito perla stampa Oltre alla carta geologica sono state realizzate sei stazioni strutturali, fondamentali per indagare l’evoluzione tettonica dell’area di studio. Nella zona rilevata si trovano le ofioliti dell’unità di Voltri, parzialmente ricoperte in discordanza dalla successione sedimentaria del BTP (Bacino Terziario Piemontese) L’unità del gruppo di Voltri è formata prevalentemente da serpentiniti, con subordinate prasiniti, eclogiti, peridotiti, micascisti e calcescisti. Quest’unità ha subito un metamorfismo in facies eclogitica durante l’Eocene, per la subduzione della placca europea sotto la microplacca Adria, ed una rapida risalita subito dopo che 35 Ma permetteva ai conglomerati della formazione di Molare di ricoprirla stratigraficamente. La formazione di Molare (Oligocene inferiore) è formata da conglomerati, depostisi in condizioni continentali di fan deltas, con clasti derivanti dalle ofioliti piemontesi e dal basamento brianzonese, affioranti a NE, come indicato dagli indicatori di paleocorrente, seguiti da arenarie, indicanti invece un ambiente marino. Localmente alla base si trovano piattaforme carbonatiche a contatto diretto con il basamento metamorfico, a testimonianza dell’esumazione in ambiente subacqueo superficiale. In questa formazione di trovano anche microconglomerati e peliti, soprattutto al tetto. La trasgressione marina continua, parallelamente ad una rapida subsidenza che porta alla deposizione delle marne della formazione di Rocchetta, con intercalazioni arenacee e carbonatiche e, soprattutto a sud, la presenza di grossi corpi canalizzati arenacei e localmente conglomeratici con spessore di qualche decina di metri. Durante il Burdigaliano si ha una fase di sedimentazione condensata, rappresentata dalla formazione di Visone, in cui si trovano arenarie glauconitiche, arenarie con livelli silicizzati, calcari marnosi e calciruditi. Il bacino subisce un ulteriore fase di apprendimento alla fine del Burdigaliano, rappresentata dalla deposizione della torbiditi della formazione di Cortemilia, l’ultima unità sedimentaria affiorante nell’area. La zona è stata interessata da una deformazione sinmetamorfica che ha causato una serie di pieghe nel basamento metamorfico, seguita da deformazione duttile lungo zone di taglio milonitiche. La correlazione tra tutte le stazioni strutturali realizzate, usando le rocce di faglia per stabilire profondità confrontabili ha permesso di ipotizzare una cronologia relativa, con otto fasi deformative differenti e altrettante orientazioni degli assi dello strain. Durante la prima fase deformativa la zone di taglio duttili sono state riattivate in condizioni fragili, come testimonia la presenza di cataclasiti in tutte i litotipi metamorfici affioranti. In seguito una nuova fase deformativa fragile riattiva le faglie preesistenti, con un asse di raccorciamento diretto NE-SW. La presenza di gouge e brecce di faglia, con la contemporanea deposizione del calcedonio marcano la quarta fase, la prima che ha interessato anche le rocce sedimentarie, come dimostra la presenza di riempimenti di calcedonio anche alla base della formazione di Molare. Da questo momento in poi il raccorciamento sarà diretto NNW-SSE e i set di

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: scienze e tecnologie geologiche

Autore: Michele Milani Contatta »

Composta da 234 pagine.

 

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