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Melanie Klein: lo studio del bambino e la ''Tecnica del gioco'' come strumento terapeutico. Teorie e metodi a confronto.

Informazioni tesi

  Autore: Federica Pirri
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi dell'Aquila
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Scienze psicologiche
  Relatore: Enrico Perilli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 96

Il presente lavoro di tesi affronta il tema del gioco in relazione alla sua funzione terapeutica nello sviluppo del bambino e nella vita adulta.
Nel primo capitolo ho voluto ricostruire la vita dell’analista e i rapporti con la sua famiglia, il tutto inserito nella realtà storica di riferimento. Questo perché non si può comprendere una storia, un vissuto, gli interessi di un autore, senza aver considerato il luogo, gli anni, il contesto nei quali si è intessuta la sua vita.
Molto spesso, gli interessi dei grandi maestri hanno origine proprio dalle vicende personali.
Nel secondo capitolo viene presentata la Teoria dello sviluppo psichico nella prospettiva kleiniana. Qui vengono riportati i primi contributi di Melanie al campo psicoanalitico. Tra questi, il tema della realtà fantasmatica infantile, il lato più oscuro della psiche infantile e si illustrano anche le visioni di Susan Isaacs e Hanna Segal al riguardo. Sempre in questo capitolo, viene esposta un’argomentazione sulla formazione del Super-Io e il complesso edipico secondo la Klein, facendo anche dei riferimenti e confronti a quanto rivelato da Freud.
Il cuore delle concezioni di Melanie è però costituito dalla sua teorizzazione sulle due posizioni che ognuno di noi attraversa all’alba della vita: quella depressiva e quella schizoparanoide e la loro connessione con la psicopatologia. Questi sono periodi “normali”, fondamentali per lo sviluppo della personalità.
Temi che riservarono alla Klein le più aspre critiche nel corso della sua carriera sono quelli di “invidia” e “gratitudine”, espressi già nel 1955. Questi stati non imperniano solo la vita del bambino, ma anche quella dell’adulto in ambito relazionale, sociale e familiare.
Una delle considerazioni al centro dei miei interessi è quella dell’autrice sul gioco. Ella fu la prima ad ampliare l’utilità del gioco per permettere al bambino di esprimere tutto se stesso, fondando la “Tecnica del gioco”, in ambito analitico. La visione innovatrice di Melanie sta nell’aver usato l’attività ludica come “via regia” per accedere all’inconscio del bambino, che Freud, invece, individuò nei sogni.
Ella considera il gioco come la principale modalità con cui il piccolo esprime i suoi desideri, bisogni, impulsi, l’intera sua personalità. Di questo argomento, si è fatto oggetto il terzo capitolo.
In esso, dopo una breve introduzione sul modo di concepire l’attività ludica da parte dei diversi autori, viene trattata la finalità educativa della stessa, quindi l’aspetto pedagogico, di cui i principali rappresentanti sono Piaget, la Isaacs e la Freud. Viene dedicato un paragrafo all’uso del gioco in terapia. Questa prospettiva si differenzia dall’uso classico del gioco perché, in essa, il terapeuta aiuta il bambino a rivolgere l’attenzione verso i propri problemi, facilitandone l’espressione. Vengono riportati i principali disturbi mentali per i quali questa tecnica si rivela efficace.
Una funzione centrale svolta dal gioco nello sviluppo infantile è quella della socializzazione. Questo appare chiaro a tutti noi già osservando le prime forme internazionali del piccolo all’asilo.
Il gioco apre le porte al mondo, agli altri. Di questo concetto si sono fatti portavoce Erikson, Bateson, Huizinga, Callois, Winnicott, Bruner, Vigotskij, con il suo concetto di “area di sviluppo potenziale”. In ultimo, viene trattato il gioco in rapporto alla formazione dei simboli.
Nel quarto capitolo, ho parlato della nascita delle teorie del gioco e dell’originale studio del bambino, realizzato da alcuni degli autori più importanti: Freud S., Freud A., Winnicott ed Erikson.
Secondo Jung è proprio quando nel bambino compaiono dei sintomi che si può utilizzare la “Sand Play Therapy” (gioco della sabbia) per aiutarlo a contattare la propria realtà psichica e a riportarlo lungo la linea di un normale sviluppo.
Nel capitolo cinque, ci si è interessati proprio di questa particolare prospettiva, definendo le origini del gioco della sabbia, a partire dalla “Tecnica del mondo” di Margaret Lowenfeld. Si è provveduto a delineare il setting, gli strumenti e l’arredamento della stanza ad esso adibita. Poiché richiede tempi variabili da persona a persona, si deve seguire un iter.
Nell’ultimo paragrafo del capitolo vengono trattati gli ambiti di applicazioni di questa tecnica, tra i quali l’autismo, le psicosi e le nevrosi.
Si parla di “universalità della tecnica” proprio perché è aperta a tutti e non richiede capacità e competenze particolari.

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5 INTRODUZIONE Il presente lavoro di tesi affronta il tema del gioco in relazione alla sua funzione terapeutica nello sviluppo del bambino e nella vita adulta. Mi sono avvicinata a questa dimensione nel corso del tirocinio universitario, svolto presso la ASL della mia città, nel Servizio “Materno-Infantile”. E’ da qui che ho cominciato a nutrire interesse per il gioco infantile e per le sue potenzialità espressive in terapia, tanto da renderlo oggetto di questo elaborato. La consapevolezza e l’aver sperimentato il potere evocativo e al contempo liberatorio dell’attività ludica nello studio dell’analista, ha fatto nascere in me il desiderio di dare concretezza, oggettività ad un fenomeno che, troppe volte, viene guardato con scetticismo e con occhio soggettivo. Per perseguire l’intento di questo studio, è necessario un accenno all’analisi infantile. L’autrice che maggiormente si è occupata di questo e ha dato inizio allo studio del bambino è Melanie Klein, psicoanalista che prese le basi da Freud e poi se ne differenziò gradualmente. E’ per questo che nel primo capitolo ho voluto ricostruire la vita dell’analista e i rapporti con la sua famiglia, il tutto inserito nella realtà storica di riferimento. Questo perchØ non si può comprendere una storia, un vissuto, gli interessi di un autore, senza aver considerato il luogo, gli anni, il contesto nei quali si è intessuta la sua vita. Molto spesso, gli interessi dei grandi maestri hanno origine proprio dalle vicende personali. Nel secondo capitolo viene presentata la Teoria dello sviluppo psichico nella prospettiva kleiniana. Qui vengono riportati i primi contributi di Melanie al campo psicoanalitico. Tra questi, il tema della realtà fantasmatica infantile, il lato piø oscuro della psiche infantile e si illustrano anche le visioni di Susan Isaacs e Hanna Segal al riguardo. Sempre in questo capitolo, viene esposta un’argomentazione sulla formazione del Super-Io e il complesso edipico secondo la Klein, facendo anche dei riferimenti e confronti a quanto rivelato da Freud. Il cuore delle concezioni di Melanie è però costituito dalla sua teorizzazione sulle due posizioni che ognuno di noi attraversa all’alba della vita: quella depressiva e quella schizoparanoide e la loro connessione con la psicopatologia. Questi sono periodi “normali”, fondamentali per lo sviluppo della personalità.

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