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Prevalenza e caratterizzazione di ceppi di Staphylococcus aureus meticillino resistente in alimentaristi

Nel corso degli ultimi anni i continui progressi tecnologici, associati ai mutamenti sociali e culturali, hanno fatto sì che particolare attenzione venisse rivolta, non solo alla ricerca di alimenti sani e naturali, ma anche alla diffusione di malattie infettive correlate al consumo di alimenti (foodborne diseases), attualmente considerate un serio problema di Sanità Pubblica. All’avanzamento settoriale nella filiera di produzione, trasformazione e commercializzazione di prodotti alimentari non sempre corrisponde un’adeguata sicurezza igienico-sanitaria spesso collegata anche agli stessi operatori del settore alimenti.
Con il passare del tempo lo scenario epidemiologico delle malattie trasmesse da alimenti è profondamente mutato in seguito alle variate abitudini alimentari con aumento dei pasti consumati fuori di casa, il frequente utilizzo di cibi a lunga conservazione e la globalizzazione dei mercati con arrivo sulle tavole di alimenti non sempre di origine e controllo certi. Quest’ultimo punto soprattutto fa sì che alimenti siano distribuiti su grandi aree geografiche rendendo, in caso di contaminazione, estremamente difficoltosa l’indagine epidemiologica tesa all’individuazione della fonte.
Attualmente si preferisce parlare di malattie di origine alimentare “foodborne disease” intendendo con questo termine qualsiasi malattia trasmessa da alimenti causata da sostanze chimiche o agenti biologici (55).L’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO, World Health Organization), ha aperto il suo rapporto “World Health Statistics Quarterly” dedicato alla “Sicurezza dei cibi e alle malattie dovute ai cibi”, affermando che le patologie causate da alimenti contaminati costituiscono forse il problema di salute pubblica più diffuso nel mondo contemporaneo, poiché sono responsabili di decessi, malesseri ed al tempo stesso rappresentano un’importante causa di riduzione della produttività economica. La sicurezza alimentare, purtroppo, non riceve il giusto grado di attenzione e di stanziamenti che meriterebbe; i problemi di salute ed il peso dell’impatto economico delle malattie associate alla contaminazione dei cibi, devono essere riconosciuti a livello nazionale ed internazionale, in modo che possano essere individuate le risorse necessarie per la loro prevenzione.
I casi di malattie trasmesse da alimenti avvengono quotidianamente in tutte le nazioni, indipendentemente dal loro grado di sviluppo. Poiché la maggior parte di questi casi non è rilevata, la reale dimensione del problema non è conosciuta e quindi sottostimata; di conseguenza gli sforzi per assicurare le risorse ed il supporto necessari per l’identificazione e l’implementazione di soluzioni efficaci spesso non hanno riscontro. Lo sviluppo di una strategia per ridurre i rischi legati agli alimenti richiede la conoscenza degli attuali livelli epidemiologici negli Stati Membri (62).
Alcuni documenti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, mostrano chiaramente come il fenomeno delle malattie collegate al consumo di cibo sia un aspetto rilevante per la salute e che non possa essere considerato solo un problema dei paesi più poveri ma continui ad interessare anche i Paesi più evoluti, il mondo che si globalizza per gusti ed abitudini alimentari, la tecnologia che riduce le distanze, sino a renderle ininfluenti sul piano economico e che consente trattamenti dei prodotti alimentari sempre più sofisticati, la mobilità della popolazione, rappresentano indubbiamente dei fattori di crescita qualitativa dell’umanità, ma comportano il rischio di innesco di fenomeni sconosciuti e di difficile controllo. Ne consegue che a fronte di processi meno consolidati e tradizionali diventi sempre più importante una sistematica attività di prevenzione (63).
Attualmente uno degli agenti batterici in grado di causare patologie sia nell’uomo che negli animali è Staphylococcus aureus, un microrganismo che nel tempo ha sviluppato anche resistenze verso diverse classi di antibiotici, divenendo una vera e propria emergenza sanitaria. Sono definiti Staphylococcus aureus meticillino resistenti (Methicillin-Resistant Staphylococcus aureus - MRSA) i ceppi che hanno acquisito resistenza verso gli antibiotici β-lattamici, inclusa la meticillina.
Le infezioni sostenute da MRSA sono riportate in letteratura da oltre 40 anni; tuttavia, nell’ultimo decennio, l’aspetto epidemiologico ha subito profonde modifiche in quanto queste infezioni, in passato riscontrate soprattutto in ambito nosocomiale hospital acquired MRSA (HA-MRSA), si sono diffuse in maniera crescente anche in ambito comunitario coinvolgendo soggetti non ospedalizzati né esposti a particolari fattori di rischio community-acquired MRSA (CA-MRSA) (5).
Più recentemente alcune specie animali si sono dimostrate capaci di fungere da reservoir di MRSA e, potenzialmente, anche di poter trasmettere il batterio all’uomo (22,31).

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2 PREMESSA Nel corso degli ultimi anni i continui progressi tecnologici, associati ai mutamenti sociali e culturali, hanno fatto sì che particolare attenzione venisse rivolta, non solo alla ricerca di alimenti sani e naturali, ma anche alla diffusione di malattie infettive correlate al consumo di alimenti (foodborne diseases), attualmente considerate un serio problema di Sanità Pubblica. All’avanzamento settoriale nella filiera di produzione, trasformazione e commercializzazione di prodotti alimentari non sempre corrisponde un’adeguata sicurezza igienico-sanitaria spesso collegata anche agli stessi operatori del settore alimenti. Con il passare del tempo lo scenario epidemiologico delle malattie trasmesse da alimenti è profondamente mutato in seguito alle variate abitudini alimentari con aumento dei pasti consumati fuori di casa, il frequente utilizzo di cibi a lunga conservazione e la globalizzazione dei mercati con arrivo sulle tavole di alimenti non sempre di origine e controllo certi. Quest’ultimo punto soprattutto fa sì che alimenti siano distribuiti su grandi aree geografiche rendendo, in caso di contaminazione, estremamente difficoltosa l’indagine epidemiologica tesa all’individuazione della fonte. Attualmente si preferisce parlare di malattie di origine alimentare “foodborne disease” intendendo con questo termine qualsiasi malattia trasmessa da alimenti causata da sostanze chimiche o agenti biologici (55).L’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO, World Health Organization), ha aperto il suo rapporto “World Health Statistics Quarterly” dedicato alla “Sicurezza dei cibi e alle malattie dovute ai cibi”,

Tesi di Dottorato

Dipartimento: Dip. di Scienze Biomediche ed Oncologia Umana

Autore: Giancarlo Scarafile Contatta »

Composta da 60 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.