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Ricerche storico-giuridiche sulla Diocesi di Mondovì nel periodo napoleonico

Informazioni tesi

  Autore: Michela Marchesani
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Enrico Michele Martino Genta Ternavasio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 150

Il presente lavoro di ricerca è incentrato sulla Diocesi di Mondovì ed esamina, in modo accurato ed approfondito, tale diocesi durante il periodo napoleonico. Per meglio indagare il contesto di questo rilevante momento storico e ricostruire le relazioni fra i personaggi maggiormente influenti nella storia monregalese di questi anni è stato intrapreso un considerevole lavoro in archivio diocesano presso la Curia di Mondovì ed in archivio di Stato presso Torino, tramite l’analisi e la disamina di manoscritti originali risalenti al periodo in questione.
Nella prima parte dell’elaborato, si focalizza l’attenzione sul periodo storico che va dal Seicento all’Ottocento, secoli che hanno visto, prima, molti tentativi di riforme delle diocesi sabaude e, poi, numerosi scontri per la conquista della città di Mondovì da parte dei francesi, guidati da Napoleone Bonaparte.
La tesi prosegue con l’individuare colei che maggiormente risentì dell’influenza francese: la Chiesa. Molto importante fu la corrispondenza tra la Diocesi di Mondovì ed il Governo napoleonico, effettuata attraverso l’attività pastorale di uno dei personaggi ecclesiastici più autorevoli di questi anni: Mons. Giovanni Battista Pio Vitale. In qualità di vescovo, egli aderì, per volere o per costrizione, al sistema napoleonico, mantenendo comunque sempre la propria devozione al Papa del tempo, Pio VII. Tale adesione si concretizzò anche durante il Concilio di Parigi, dove lo stesso Vitale appoggiò le tesi gallicane.
Negli anni della Restaurazione, dopo la caduta di Napoleone, la Diocesi di Mondovì ritrattò le posizioni assunte dal vescovo e da tutti i funzionari clericali durante l’occupazione francese.
Nell’ultima parte della dissertazione si trattano ancora i rapporti tra Governo francese e Chiesa monregalese, questa volta aventi come protagonisti altri due personaggi rilevanti: il Canonico Giovanni Battista Accusani e il vescovo di Amiens, nonché rappresentante della Francia napoleonica, Jean-Chrysostôme de Villaret. Infine, per concludere la ricerca, si è affrontata la riforma delle Diocesi del 1817, essenziale, in particolar modo, per l’erezione della Diocesi di Cuneo, avvenuta con la Bolla Beati Petri del 17 luglio 1817.

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  1   INTRODUZIONE Il presente lavoro di ricerca è incentrato sulla Diocesi di Mondovì ed esamina, in modo accurato ed approfondito, tale diocesi durante il periodo napoleonico. Per meglio indagare il contesto di questo rilevante momento storico e ricostruire le relazioni fra i personaggi maggiormente influenti nella storia monregalese di questi anni è stato intrapreso un considerevole lavoro in archivio diocesano presso la Curia di Mondovì ed in archivio di Stato presso Torino, tramite l’analisi e la disamina di manoscritti originali risalenti al periodo in questione. Prima di introdursi nel vivo della trattazione, si è focalizzata l’attenzione su quelli che furono gli aspetti essenziali e più problematici relativi all’estensione del potere sabaudo, tra Seicento e Settecento, e alla sempre più sentita esigenza di razionalizzare i confini diocesani. Vista tale necessità, moltissimi furono i tentativi di riforme delle Diocesi più vaste, quali Torino ed Alba, o le richieste di erezioni di nuovi vescovadi, quali Cuneo, Pinerolo, Susa, Ceva, Biella e Savigliano, ma si cercò anche di riordinare le giurisdizioni più piccole ed alcune delle più importanti abbazie nullius o addirittura di abolirle. Proseguendo la ricerca lungo la linea cronologica, alla fine del Settecento, la città di Mondovì fu una delle più colpite dai continui tentativi di conquista dei francesi, guidati da Napoleone Bonaparte, per via della sua posizione geografica di grande rilievo per il commercio. Il desiderio del Bonaparte era quello di annettere il Piemonte alla Francia e ciò avvenne l’11 settembre 1802. A risentire in particolar modo dell’influenza francese fu il clero. La Chiesa, con a capo il vescovo Giovanni Battista Pio Vitale, prima stabilitosi presso la Diocesi di Alba, cercò di aderire pienamente al sistema napoleonico. Mons. Vitale, già durante il suo operato albese, riuscì sempre a conciliare la propria posizione con quella del potere politico costituito, anche a costo di contraddire precedenti disposizioni e decisioni. Stesso atteggiamento fu utilizzato nella Diocesi di Mondovì: la fedeltà ai Savoia fu totalmente dimenticata e l’ossequio verso il potere politico francese divenne, per alcuni anni, una costante, come confermato anche dalle lettere delle autorità torinesi. Mons. Vitale, attraverso la sua intensa attività pastorale, cercò di assecondare il più possibile le richieste del Governo francese, senza peraltro mai tralasciare di

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diocesi monregalese
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