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Il dibattito sulla convergenza e le riforme Hartz. Quali prospettive per la Soziale Marktwirtschaft?

Il dibattito sulla questione della convergenza verso un modello di stampo anglosassone ha assunto risalto notevole anche in Germania. Negli ultimi anni la questione delle riforme da apportare al sistema economico e sociale per renderlo più competitivo è entrata prepotentemente all’ordine del giorno del dibattito politico tedesco. Sotto accusa vengono messe tutte quelle istituzioni che hanno consentito al paese di registrare uno sviluppo economico considerevole ma che sembrano essere diventate un peso all’interno dell’attuale cornice economica internazionale. L’aumento dei costi dello stato sociale e le pratiche cooperative tra le varie imprese sembrano inadatte a far fronte alle nuove sfide poste dall’attuale scenario economico mondiale. A partire dagli anni ’90 l’economia tedesca anche a seguito di shock interni quali la riunificazione è entrata in una crisi da cui potrebbe uscire soltanto ponendo in essere riforme strutturali in grado di consentire un miglior adattamento ai trend economici globali. Una delle questioni maggiormente dibattute è quella relativa agli eventuali tagli allo stato sociale resi necessari dai cambiamenti demografici e da un tasso di disoccupazione molto elevato che ha finito col gravare ulteriormente sulle casse pubbliche. Ma non sono solo l’organizzazione dello stato sociale e le politiche pubbliche ad essere messe sotto accusa, la stessa organizzazione aziendale e le relazioni tra imprese e banche vengono ad essere criticate poiché esse fungerebbero da freno alla competitività. Tali analisi verrebbero confermate dalla differenza registrata tra la performance economica tedesca e quella americana negli anni ’90, mentre in Germania l’economia rallentava negli Stati Uniti si registrava una crescita consistente. Il dibattito si è, quindi, indirizzato sulla necessità o meno di adottare modello istituzionale di stampo anglosassone. Quest’ultimo avrebbe, infatti, dimostrato di essere più adatto a rispondere alle sfide poste dall’economia globale. Chi si oppone all’introduzione di pratiche tipiche dei modelli neoliberisti sostiene invece che siano necessarie solo piccole correzioni al modello attuale, eventualmente prendendo in prestito qualche elemento del modello americano senza snaturare, però, la tradizione peculiare dell’economia tedesca. La questione delle influenze americane sull’economia e più in generale sulla società non è in realtà nuova in seno al dibattito tedesco, già a partire dagli anni ’50, infatti, essa ha fornito molti spunti di discussione. Ciò è dovuto anche alla particolare esperienza storica del paese dopo la seconda guerra mondiale e durante l’evolversi della guerra fredda.

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___________________________________________________1. Introduzione - 1 1. Introduzione 1.1. Ascesa e declino della Pax Americana L’ordine economico internazionale del secondo dopoguerra Il modello economico internazionale sviluppatosi nel secondo dopoguerra può essere definito come un sistema multilaterale incentrato sullo stato nazione. Sue caratteristiche fondamentali erano l’interventismo statale e la produzione di massa. Per il tramite di politiche economiche e sociali gli organismi governativi garantivano i cittadini nei confronti degli eventuali rischi scaturiti dalle liberalizzazioni economiche internazionali. A differenza del gold standard, caratterizzato dal cosiddetto laissez-faire, il nuovo sistema traeva la sua forza dalla capacità dei moderni stati capitalistici di porre in atto efficaci politiche pubbliche. 1 L ’embedded liberalism (liberalismo incorporato) promosse liberalizzazioni significative nell’ambito del commercio internazionale ma non mise mai in secondo piano l’obiettivo di garantire il benessere dell’intera comunità nazionale. L’enfasi posta nelle politiche orientate al mercato era bilanciata dagli sforzi per incrementare la coesione sociale. Una forma di bilanciamento di interessi che venne ad assumere forme diverse a seconda delle latitudini in cui venne applicata. Negli USA si adottò il New Deal State mentre in Europa occidentale la socialdemocrazia. 2 La nuova forma di organizzazione politico-economica venne supportata dal contemporaneo sviluppo della produzione e del consumo di massa. Il nuovo paradigma produttivo di ispirazione fordista consentì, infatti, ai paesi occidentali di ottenere elevati tassi di crescita economica e garantire di conseguenza la stabilità. Cardini del nuovo modello produttivo erano: un efficiente sistema di regolazione, un insieme di istituzioni nazionali che consentivano il buon funzionamento di un sistema di mercato oligopolistico, un legame particolare tra salario e lavoro che garantiva un aumento generalizzato del tenore di vita, le istituzioni tipiche dello stato sociale e una divisione del lavoro su scala geografica. La divisione del lavoro ed una produzione di massa standardizzata erano garantite dal progresso tecnologico che offriva la possibilità di impiegare macchinari specializzati. 3 Al fine di garantire ulteriormente la stabilità politica ed economica venne stipulato un patto sociale 4 interno a ciascun paese. Si trattava di un accordo tra manager e lavoratori, o più in generale tra capitale e lavoro, questi ultimi avrebbero accettato l’autorità dei dirigenti d’azienda e una divisione del lavoro maggiormente pronunciata, ma in cambio avrebbero ottenuto salari adeguati che sarebbero stati adattati all’andamento dell’inflazione e della produttività. Una cooperazione che funzionò grazie alla “presenza di 1 Michel Goyer, “Globalization and the Embedded Liberalism Compromise: The End of an Era?” MPIfG Working Paper 97/1 pp. 7 - 8 2 David Held, Governare la globalizzazione, il Mulino, Bologna 2005 p. 39 (ed. orig. Global Covenant. The social democratic alternative to the Washington Consensus, Polity Press, Cambridge 2004) 3 Jamie Peck, Nik Theodore, “Comparing capitalism: theorizing the persistence of institutional variation” Paper for the second DEMOLOGOS meeting, Vienna, 16 – 18 June 2005 p. 14

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Felice Di Leo Contatta »

Composta da 189 pagine.

 

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