Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Herbert Marcuse e il congresso della SDS ''La fine dell'utopia'' (Berlino ovest, luglio 1967)

L’oggetto centrale di questa ricerca è il congresso intitolato La fine dell’utopia, organizzato dalla SDS berlinese, che ebbe luogo nel luglio 1967 presso la Libera Università di Berlino.
Ospite principale di questa manifestazione della durata di quattro giornate fu il professore Herbert Marcuse.
La seguente ricerca, nonostante faccia spesso riferimento a eventi riguardanti gli Stati Uniti e la situazione rivoluzionaria presente in diversi angoli del mondo, si concentra prevalentemente sulla trasformazione interna alla SDS nell’estate del 1967 e, più precisamente, dopo l’“evento critico” (Gilcher-Holtey) del 2 giugno di quell’anno – l’uccisione di uno studente –, che rese evidenti le discrepanze e le forti differenze tra le due principali anime della SDS: quella tradizionalista, ossia la corrente che seguiva la linea del marxismo ortodosso e quella antiautoritaria, che si ispirava direttamente al pensiero della Nuova sinistra tedesca e internazionale.

La questione principale sulla quale è stata sviluppata la ricerca riguarda il ruolo di Marcuse durante il congresso: si desidera indagare, cioè, se e come Marcuse, sia in quanto intellettuale e dunque caratterizzato da capitale simbolico (Bourdieu), sia in quanto figura rinomata e di prestigio (Neidhardt e Gerhards), abbia legittimato inconsapevolmente l’ala antiautoritaria del movimento studentesco attraverso le sue argomentazioni, le tesi e le risposte alle questioni sollevate dagli studenti. Rispetto a questa problematica la letteratura scientifica offre interpretazioni discordanti. Alcuni storici (Behrmann e Wiggershaus) pongono l’accento sulle alte aspettative degli studenti, createsi dalla notizia dell’arrivo di Marcuse, e sulla successiva delusione provocata dalle relazioni del professore. Behrmann sottolinea inoltre l’evento mediatico che si creò intorno alla partecipazione di Marcuse al congresso.

L’esposizione della ricerca si sviluppa in tre capitoli a loro volta suddivisi in tre sezioni. Il primo capitolo ha come scopo quello di esporrei concetti guida su cui si sviluppa la ricerca eil significato dal punto di vista sociologico del congresso come forum della sfera pubblica rispetto a un movimento sociale. Inizialmente, viene presentato il concetto di movimento e di prassi cognitiva secondo l’approccio sociologico di Eyerman e Jaminson. Successivamente, dopo aver descritto la prassi cognitiva della SDS, viene posto l’accento sulla particolarità dell’ala antiautoritaria della SDS che, tra le categorie concettuali sviluppate dalla teoria critica, fu profondamente influenzata da quelle di autoritarismo e di personalità autoritaria. La particolarità del movimento antiautoritario dipendeva proprio dall’aver stabilito un collegamento tra l’eliminazione dell’autorità e quella del carattere autoritario presente nella società tedesca postbellica.

Mostra/Nascondi contenuto.
1. Prologo […] Qualcuno era comunista perché sognava una libertà diversa da quella americana. Qualcuno era comunista perché pensava di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri. Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo, perché era disposto a cambiare ogni giorno, perché sentiva la necessità di una morale diversa, perché forse era solo una forza, un volo, un sogno, era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita. […]. Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare, come dei gabbiani “ipotetici”.[…]. Qualcuno era comunista Giorgio Gaber (1991) 10-13 luglio 1967: le file di sedie nell’Auditorium Maximum della Libera Università (Freie Universität) di Berlino ovest erano tra di loro vicinissime. Gli studenti che non avevano trovato posto, sedevano sul palco intorno al podio o erano in piedi sulle scale appoggiati alle pareti e ascoltavano attentamente, in migliaia, un uomo sulla settantina. In camicia e cravatta, con le mani appoggiate al piccolo tavolo sul quale erano stati posizionati diversi microfoni, parlava, rivolto agli studenti il professore Herbert Marcuse, con voce forte e squillante, caratterizzata da un chiaro accento berlinese 1 . Marcuse, professore di politologia presso l’Università di California in San Diego 2 , era atterrato il 9 luglio a Berlino per partecipare come ospite principale al congresso organizzato dalla SDS berlinese dal 10 al 13 luglio. A Berlino, sua città natale, Marcuse aveva già parlato ventenne nel 1918 durante le riunioni dei consigli dei lavoratori e dei 1 U. Chaussy, Die drei Leben des Rudi Dutschke: Eine Biographie, Darmstadt, Luchterhand, 1983, p. 190. 2 Rispetto a questa nota biografica vorrei far presente che ho trovato informazioni discordanti: nel testo di T. Fichter, S. Lönnendonker, Kleine Geschichte des SDS (p. 167) gli autori scrivono che Marcuse è, nel luglio 1967, “Professor für Sozialphilosophie an der Brandeis - Universität”. Secondo la pagina ufficiale di Herbert Marcuse (www.Marcuse.org/herbert/index.html#biography) e il sito LeMO (Lebendiges Museum Online, www.hdg.de/lemo/biografie/herbert - Marcuse.html), Marcuse è professore di Scienze politiche presso l’Università di Brandeis fino al 1965, anno in cui ricevette la cattedra di politologia all’Università di San Diego in California. 1

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Serena Perini Contatta »

Composta da 176 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 138 click dal 30/07/2015.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.