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Analisi e confronto di parametri etologici ed endocrini in esemplari di tigre siberiana (Panthera tigris altaica) mantenuti in ambiente controllato, in diverse condizioni gestionali

La tigre siberiana (Panthera tigris altaica) è una sottospecie di tigre il cui stato di conservazione è classificato come “in pericolo” (endangered) dalla lista rossa IUCN: in natura il numero di individui è andato sempre più diminuendo (360 individui secondo le stime IUCN, dato del 2011), soprattutto a causa della caccia di frodo e della distruzione degli habitat, entrambe causate dall’uomo. La conservazione ex situ ha dunque assunto un ruolo fondamentale nella salvaguardia di questo animale. Scopo di questo studio, effettuato presso il Bioparco Zoom di Cumiana (Italia), è stato quello di valutare lo stato di benessere di tre esemplari maschi di tigre siberiana, sottoposti a condizioni gestionali differenti, dovute ad interventi di manutenzione dell’habitat durante il periodo di chiusura invernale del parco. Tramite l’analisi di parametri etologici e fisiologici (in particolare il livello del cortisolo e dei suoi metaboliti a livello fecale), si è cercato di comprendere se vi siano delle variazioni dal punto di vista del benessere animale quando i soggetti devono permanere per un periodo relativamente lungo in zone interne, senza poter avere accesso ai reparti esterni. Inoltre sono stati valutati i benefici derivanti dall’utilizzo di un arricchimento ambientale effettuato tramite erba gatta (Nepeta cataria), volto a ridurre lo stress negli animali che hanno dovuto soggiornare presso una struttura interna per un tempo medio breve. I dati relativi all’approccio etologico e a quello dell’analisi delle risposte endocrine sono stati integrati tra loro, in modo da ottenere un quadro più completo. Nel caso dei felidi la valutazione dello stato di benessere è particolarmente importante, poiché quando vengono mantenuti in ambiente controllato è frequente l’insorgenza di comportamenti maladattativi quali iperaggressività, apatia o stereotipie. Lo studio si è articolato in tre fasi distinte, caratterizzate da condizioni gestionali differenti. Nella prima fase i soggetti hanno avuto accesso al reparto esterno e sono stati esposti alla presenza del pubblico, mentre durante la seconda fase le tigri sono state gestite nella zona interna di quarantena, durante il periodo di chiusura del parco. Nella terza fase, caratterizzata da una gestione simile alla precedente per quanto concerne l’accesso ai reparti, è stato introdotto un arricchimento ambientale olfattivo tramite erba gatta nella zona di quarantena, per valutare se questo possa essere efficace nello stimolare i comportamenti attivi e di tipo selvatico e ridurre eventuali comportamenti stereotipati. La permanenza nel reparto di quarantena, più povero di stimoli e di dimensioni inferiori rispetto al reparto esterno, ha determinato un aumento significativo dei comportamenti inattivi e una riduzione dello stato di allerta rispetto alla fase in cui i soggetti hanno avuto accesso alla zona esterna. Non si sono evidenziate differenze statisticamente significative nei livelli di secrezione del cortisolo rispetto alla fase precedente. Non si è evidenziata la comparsa di comportamenti maladattativi. Durante la terza fase in cui è stato introdotto l’arricchimento ambientale gli animali hanno dedicato
più tempo ai comportamenti attivi, quali l’esplorazione dello territorio e l’atto di annusare, attività tipicamente associate al comportamento territoriale. E’ stato inoltre evidenziato un aumento significativo nell’espressione del comportamento di self-grooming, tipicamente associato allo stato di benessere. In questo caso i livelli di secrezione del cortisolo hanno mostrato un trend in diminuzione statisticamente significativo rispetto alla fase precedente. L’arricchimento ambientale introdotto, tramite erba gatta, è semplice da realizzare, poco costoso e privo di rischi e può essere un buon approccio al fine di stimolare i comportamenti attivi e di tipo selvatico nelle tigri mantenute nei giardini zoologici. Questo tipo di studi è importante dal punto di vista pratico per capire come gli animali rispondono a diverse condizioni gestionali in ambiente controllato e al fine di valutare la possibilità di attuare interventi volti a migliorarne lo stato di benessere. Animali meno stressati esibiranno un comportamento più attivo che solitamente è fonte di intrattenimento per i visitatori della struttura zoologica, traducendosi così in un guadagno anche per quanto riguarda il prestigio e le effettive entrate economiche del parco stesso. Il controllo e la tutela del benessere animale divengono quindi importanti non solo per motivi etici ma anche per ragioni economiche, fatto cruciale per investire sforzi e risorse in questo senso.

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5 INTRODUZIONE La tutela delle specie animali a rischio di estinzione è un argomento che ha assunto una rilevanza sempre maggiore, sia in rapporto all’interesse scientifico suscitato dalla questione, sia riguardo all’opinione pubblica nei confronti di tale problema. Molte specie rischiano di essere condotte all’estinzione non a causa del naturale e lento processo evolutivo, ma per opera di fattori antropogenici quali la caccia, l’urbanizzazione, l’industrializzazione e la frammentazione degli habitat. Quest’ultimo aspetto è particolarmente rilevante, poiché riduce l’areale occupato dalle specie, che possono così andare incontro a problemi di inbreeding e dunque ad una perdita di varietà genetica della popolazione (Holt & Pickard, 1999). La valutazione dello stato di conservazione delle specie è stimata dalla lista rossa IUCN (International Union for the Conservation of Nature), che rappresenta il maggiore database contenente le informazioni sullo stato di sopravvivenza degli organismi animali e vegetali che popolano il pianeta. La conservazione della biodiversità è d’importanza cruciale, poiché anche la scomparsa di una singola specie può compromettere il funzionamento di un dato ecosistema (Hosey et al., 2009). La salvaguardia delle specie animali può avvenire sia in situ, tramite programmi di tutela e protezione effettuati direttamente sull’area occupata dalla specie interessata, sia ex situ dove invece gli animali vengono preservati e mantenuti in ambiente controllato: in questo caso ricadono ad esempio strutture quali i giardini zoologici (Hosey et al., 2009). Lo stato di conservazione dei felidi è particolarmente minacciato a livello mondiale, soprattutto a causa di fattori antropogenici. Una conservazione ex situ diventa quindi di grande importanza, eventualmente integrata con progetti di reintroduzione delle specie nei loro habitat. Tuttavia proprio questi animali mostrano facilmente comportamenti anormali quando sono mantenuti in ambiente controllato, quali l’apatia, l’insorgenza di stereotipie (pacing, freezing) oppure un comportamento estremamente aggressivo (Carlstead, 1996). Si rende pertanto necessaria una gestione corretta degli animali, che preveda ad esempio l’impiego di arricchimenti ambientali di tipo olfattivo e alimentare (Szokalski et al., 2012), l’uso di strutture sufficientemente spaziose (White et al., 2003), la valutazione degli effetti

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi

Autore: Marco Sconfienza Contatta »

Composta da 168 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 602 click dal 09/09/2015.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.