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Dal punto di vista dei pubblicitari. I processi produttivi delle rappresentazioni di genere.

Informazioni tesi

  Autore: Serena Tomassetti
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze politiche, sociologia, comunicazione
  Corso: Organizzazione e marketing per la comunicazione d'impresa
  Relatore: Paola Panarese
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 129

Il genere è una risorsa abbondantemente utilizzata in pubblicità, tuttavia i pubblicitari tendono tutt’oggi a confondere genere e sesso dando vita a immagini spesso anacronistiche. Nonostante le ampie critiche portate avanti da decenni sulla diffusione di immagini distorte e sessiste sono poche a livello internazionale e pressoché assenti in Italia, le ricerche volte a indagare il campo della produzione pubblicitaria. L’obiettivo di questo elaborato è quello di andare a esplorare questo ambito.
Partendo da un’analisi della letteratura volta a chiarire le differenze concettuali tra sesso e genere, si passa ad analizzare la relazione tra genere e cultura e di come quest’ultima risulta essere un importante fattore di influenza nella definizione del Sé. La convenzionale ripartizione tra ciò che è femminile e ciò che è maschile si riflette anche sulle scelte d’acquisto, i consumi risultano difatti fortemente tipizzati e le implicazione sul marketing sono evidenti è necessario per le imprese conoscere come la cultura di riferimento va a influenzare i consumatori e i loro comportamenti. Vige dunque una separazione tra prodotti per donne e prodotti per uomini, determinati in sostanza sulla base di stereotipi socialmente condivisi; tra questi ultimi di rilevante interesse è lo stereotipo di genere, esso è difatti in grado di contribuire al rafforzamento di determinati modelli identitari. Oggi ad incidere sull’orientamento di genere oltre alle tradizionali agenzie di socializzazione (la famiglia e la scuola) si va ad aggiungere l’influenza dei media. Ai fini del nostro studio prendiamo in considerazione la pubblicità; indubbiamente essa fa ampio uso di preconcetti socialmente condivisi, ma sul motivo del perdurare di determinate scelte “stilistiche” in pochi si sono interessati. È per questo che s’intende guardare dalla prospettiva del pubblicitario con lo scopo di capire, oltre le ragioni di tali decisioni, da dove nascono le idee di determinate raffigurazioni e quali sono le percezioni del possibile impatto sul pubblico dell’advertising.
La ricerca condotta utilizza una metodologia qualitativa, che vede il campionamento di 20 pubblicitari italiani, equamente divisi per genere e per ruolo professionale (10 donne e 10 uomini, 10 professionisti in ruoli creativi e 10 in ruoli strategici); essi lavorano in agenzie nazionali e internazionali di diverse dimensioni, con sede in Italia. Dall’analisi delle interviste ai testimoni privilegiati risulta evidente la presenza di schemi cognitivi largamente condivisi. Essi riconoscono l’eccessiva presenza di ruoli stereotipati in pubblicità, ma ritengono che l’utilizzo di tali immagini sia in molti casi inevitabile, per motivi tecnici (nei trenta secondi dello spot vi è la necessità di utilizzare immagini iconiche facilmente comprensibili) e strategici (le richieste del cliente). Il contesto socio-culturale incide profondamente sulle scelte dei professionisti; la pubblicità si dispone con la società in una relazione di rappresentazione della realtà ma anche di rafforzamento di alcuni equilibri sociali e culturali ed è anche per questo che la sperimentazione verso nuove prospettive non è ancora del tutto ben accetta nel contesto nostrano. La maggioranza del campione afferma difatti che un cambio di rotta sia possibile ma a patto che prima abbia luogo una rivoluzione culturale.

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INTRODUZIONE L’esistenza di due sessi biologici è un fatto naturale, e le differenze anatomiche, genetiche ed evolutive sono state ampiamente studiate in ambito scientifico. Diverso è il caso del “genere”, una categoria che deriva dal sesso, ma non coincide con esso. Il temine “genere” deriva dal greco genos (specie, razza) ed era utilizzato nell'antica Grecia per identificare piccoli gruppi parentali che definivano se stessi come un'unità, contraddistinta da un nome .Questo indica dunque i tratti 1 sociali e culturali che contraddistinguono una certa discendenza. Come dimostrato da numerosi studi scientifici la cultura di appartenenza svolge una funzione preponderante nella definizione dei generi e dei rispettivi ruoli (Margaret Mead, 1935; Terry Clark, 1990; Anne Oakley, 1974). Le tradizionali agenzie di socializzazione, quali la famiglia e la scuola forniscono le basi per l’orientamento di genere ; oggi ad esse è stata aggiunta l’influenza dei 2 media; nel nostro caso prenderemo in considerazione la pubblicità e come essa si collochi in un rapporto con la società di rappresentazione della realtà ma anche di consolidamento di alcuni equilibri sociali e culturali. Nonostante molte siano le critiche mosse contro pubblicità portatrici di valori scorretti e di raffigurazioni distorte, risulta esiguo il numero di studiosi che a livello internazionale ha focalizzato l’attenzione sui processi produttivi di una campagna pubblicitaria e nessuno lo ha mai fatto in Italia. Per questo, l’obiettivo principale di questo lavoro è quello di, analizzare la produzione delle immagini pubblicitarie; mediante una ricerca di tipo qualitativo, verrà esposto un resoconto delle opinioni di venti pubblicitari italiani. Graziella Priulla, C’è differenza. Identità di genere e linguaggi: storie, corpi, immagini e parole, 1 Franco Angeli, Milano, 2013, p. 15.  Saveria Capecchi, Identità di genere e media, Carocci, Roma, 2008, p. 8. 2   5

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Parole chiave

pubblicità
media
femminismo
cultura
stereotipi
genere
stereotipi di genere
pubblicitari
rappresentazioni di genere

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