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Desert Storm - un nuovo tipo di guerra?

Informazioni tesi

  Autore: Riccardo Nucci
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Giuseppe Conti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 59

Nel difficile periodo di transizione dal mondo bipolare a nuovi assetti internazionali, l'Amministrazione G. H. Bush dovette fronteggiare la sfida di Saddam Hussein all'intera comunità internazionale. Ne approfittò per marcare l’inizio di un ordine internazionale unipolare, che durò fino alla grande crisi finanziaria del 2008-09 e all’insabbiamento delle Forze Armate americane in Iraq ed in Afghanistan. L'invasione del Kuwait nel 1990 non rappresentava solamente una pericolosa minaccia alla stabilità globale e al nuovo ordine mondiale pensato dall'Amministrazione americana, ma anche un'occasione decisiva per cancellare dalla memoria collettiva degli USA la tragica esperienza del Vietnam e liberare così l'America da un complesso che pesava sulla sua leadership mondiale da più di quindici anni.
Pertanto, la guerra nel Golfo assume storicamente un duplice significato. Da un lato, fu un importante test per elaborare e verificare l'efficacia del nuovo ordine globale che stava emergendo dalla fine della guerra fredda. In queste pagine si noterà chiaramente come il fattore strutturale della distribuzione dei poteri abbia giocato a sfavore di Saddam Hussein, i cui calcoli strategici regionali e ideologizzati non si conciliavano più con la presenza di un ordine internazionale unipolare e globale, guidato dagli Stati Uniti d’America, seguito al crollo del Muro di Berlino e nel quale l’URSS di Gorbaciov nutriva l’ambizione di essere compartecipe.
D’altro canto, la guerra ha rappresentato per gli USA l'occasione decisiva per recuperare la fiducia e la stima smarrite nella giungla vietnamita ed affermare la supremazia americana nel mondo. Secondo taluni esperti, l'Amministrazione G. H. Bush non seppe gestire al meglio la crisi irachena, determinando così le condizioni di un nuovo conflitto, iniziato nel 1998 con i bombardamenti aerei angloamericani e scoppiato poi nel 2003 con l’occupazione dell’Iraq da parte degli USA di Bush jr.
Lo studio non tralascerà l’analisi degli aspetti strategici e tecnico-tattici relativi alle operazioni militari condotte dalle forze della coalizione USA. Si concluderà ponendo in luce le novità che la guerra di Golfo ha apportato all’evoluzione della dottrina militare statunitense.
La prima guerra del Golfo contrappose l'Iraq ad una coalizione composta di 35 Stati formatasi sotto l'egida dell'ONU e guidata dagli Stati Uniti. Essa si proponeva di restaurare la sovranità del piccolo emirato del Kuwait, dopo che questo era stato invaso dall'Iraq.
Il 2 agosto del 1990 il rais iracheno, Saddam Hussein, aveva, infatti, invaso il vicino Stato del Kuwait in nome di una pretesa di Baghdad di recuperare un territorio che, storicamente, aveva sempre fatto parte del vilajet di Bassora e, quindi, dell’Iraq. Da esso fu separato dopo la prima guerra mondiale dalla Gran Bretagna, per poter sfruttare le sue ricchezze petrolifere in cambio della protezione strategica. Ma Baghdad ne aveva sempre rivendicato il possesso, come 19ª provincia dell’Iraq.
L'invasione provocò immediate reazioni da parte dell'ONU che lanciò un ultimatum, imponendo il ritiro delle truppe irachene. La risoluzione del Consiglio di Sicurezza non conseguì risultati e il 17 gennaio 1991 iniziò la guerra nel Golfo, le operazioni di aria e di terra denominate Operation Desert Storm. Essa seguì una prima fase difensiva, volta a proteggere i giacimenti petroliferi dell’Arabia Saudita, denominata Desert Shield.
La prima guerra del Golfo fu anche un evento mediatico che segna uno spartiacque nella storia della componente mediatica dei conflitti. Fu la prima ad irrompere nelle case degli spettatori di tutto il mondo. Le immagini dei bombardamenti di Baghdad vennero trasmesse in diretta dalla televisione americana all-news CNN, influenzando in maniera decisiva la percezione che il mondo aveva del conflitto. Molto importante fu l’effetto sui paesi arabi – Siria ed Egitto compresi – che parteciparono al conflitto con gli USA e che si trovavano particolarmente esposti alla popolarità di cui Saddam Hussein godeva nelle loro opinioni pubbliche.

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3 Introduzione Nel difficile periodo di transizione dal mondo bipolare a nuovi assetti internazionali, l'Amministrazione G. H. Bush dovette fronteggiare la sfida di Saddam Hussein all'intera comunità internazionale. Ne approfittò per marcare l’inizio di un ordine internazionale unipolare, che durò fino alla grande crisi finanziaria del 2008-09 e all’insabbiamento delle Forze Armate americane in Iraq ed in Afghanistan. L'invasione del Kuwait nel 1990 non rappresentava solamente una pericolosa minaccia alla stabilità globale e al nuovo ordine mondiale pensato dall'Amministrazione americana, ma anche un'occasione decisiva per cancellare dalla memoria collettiva degli USA la tragica esperienza del Vietnam e liberare così l'America da un complesso che pesava sulla sua leadership mondiale da più di quindici anni. Pertanto, la guerra nel Golfo assume storicamente un duplice significato. Da un lato, fu un importante test per elaborare e verificare l'efficacia del nuovo ordine globale che stava emergendo dalla fine della guerra fredda. In queste pagine si noterà chiaramente come il fattore strutturale della distribuzione dei

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